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	<title>Parliamo di Videogiochi &#187; burnout</title>
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	<description>La soluzione in un unico sito, ricco di novità e recensioni e povero di voti, per Playstation, XBOX, PC, Wii, DS e IPhone dagli autori di Ringcast e Players Magazine.</description>
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		<title>Burnout Paradise</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 18:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Aversa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[360]]></category>
		<category><![CDATA[burnout]]></category>
		<category><![CDATA[criterion]]></category>
		<category><![CDATA[ps3]]></category>
		<category><![CDATA[racing]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Paradiso un cazzo!</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi lascia la strada vecchia per quella nuova… c’ha le corna. Non è poi tanto difficile immaginare la fatale riunione che ha partorito questo inusuale seguito. Con tanta voglia di fare i fighi e le bandiere rosse al cielo per gridare rivoluzione, Criterion sgombera il campo dalle accuse di immobilismo e reinventa il suo <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/burnout/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo burnout &raquo;">Burnout</a>. In questo pazzo mondo dell’intrattenimento c’è chi lo definirebbe coraggio. <span id="more-521"></span>Io guardo in faccia Paradise e gli sputo negli occhi, perché a lanciarsi contro un muro a centoventimila chilometri orari non si è solo coraggiosi: si è pure stronzi.</p>
<p>Il primo giro è una ventata d’aria fresca. Scegli la macchinina, vai dal carrozziere, raccogli punti al benzinaio. L’ingresso al paradiso è come una giornata di merda, ma con più incidenti. C’è un mondo di semafori là fuori, e, se è vero che ognuno reca del divertimento, è pure impossibile ritrovare in tempi brevi la via per un incrocio particolarmente attraente. Tra il disperso e il disperato, il giocatore cerca di montare i pezzi della prima tornata, perché è certo che lo smarrimento diverrà sicurezza e il disagio solo un brutto ricordo. Tra un milione di modalità e cento miliardi di cancelli, cartelloni e salti volanti, però, un uomo saggio sa già intuire dove finisce il mare. E trema spaventato.</p>
<p>Burnout Paradise è come la Nutella sui fiori di zucca fritti: sembra buono all’inizio, ma ha degli effetti collaterali. Al secondo giro, incastrati su una ferrovia che non lascia via d’uscita, i dubbi si son fatti difetti. Primo, è inumano ed amorale chiedere orientamento a chi sta evitando il traffico, contromano e a quinta inserita. E infatti in Paradise ci si schianta, come prima e più di prima, più mentre si cerca di arrivare a destinazione che quando si corre per vincere una gara. Secondo, è folle pretendere di raggiungere la partenza sulle proprie zampe, soprattutto se, per fare lo sborone, hai pensato ad un centro pulsante di vita e ad una montagna buona solo per le vacche. Terzo, e pure mi incazzo, non ha senso sostituire la maschia caccia al takedown con l’innocua e mortificante collezione di sfide di squadra. Quarto, e non ci si crede, ma come diavolo gli è saltato in mente di eliminare i maestosi e tattici incidenti simil flipper? Tra un salto in compagnia e un cartello da spiegare, il saggio somma il bene e sottrae il male e si ritrova in rosso con più di un conto da pagare.</p>
<p>Il terzo giro nella ricca e graficamente maestosa Paradise City non ha un futuro, perché le palle si sono fatte quadrate e la nostalgia ha già preso il sopravvento.</p>
<p>Offline manca la sfida. A pareggiare le difficoltà di un mondo troppo vasto e complesso, Criterion ha strategicamente rincoglionito gli avversari fino a renderli partecipanti senza pretese. L’effetto tira e molla, come prima e più di prima, trasforma la competizione in una ragionata e poco frenetica caccia all’ultimo sprint. Una passeggiata amichevole fino all’ultimo miglio, quello dove non è difficile sorpassare tutti per guadagnare un gettone.</p>
<p>Online manca la guerra, con metà degli amici persi da qualche parte a bestemmiare e l’altra metà assuefatta dalla raccolta di diabolici cancelli. Quello che importa è che, gare vere e proprie alla mano, l’incontro è raro, occasionale e quasi mai gustoso.</p>
<p>Il saggio sono io e quando conto pregi e difetti dell’ultimo takedown, non trovo nulla da raccontare alla famiglia. Tutto quello che in Paradise è nuovo, è pure la brutta copia dei fasti del passato. Tutto quello che in Paradise è vecchio, invece, è stato privato del piacere malato di un’esperienza mordi e fuggi. Come aggiungere le coccole al sesso a pagamento, senza un orgasmo e con un prezzo più alto.</p>
<p>C’è del divertimento sottopelle, ed è per questo che la critica si fa tanto feroce, perché è senz’altro peggio veder sprecata della buona meraviglia che assistere alla morte di un’ignobile nullità. La furia stradale non ha perso colpi, qualche gara ha ancora un buon sapore e di ciccia ce ne sarebbe abbastanza per accontentare un Homer Simpsons. Ma manca il maiale, quello buono, e manca la birra, quella buona, abbastanza per gridare allo scandalo.<strong> [6]</strong></p>
<p><strong>Genere: Guida</strong><strong><br />
</strong><strong>Piattaforma: 360</strong><strong><br />
</strong><strong>Softco: Criterion Games</strong><strong><br />
</strong><strong>Publisher: Electronic Arts</strong><strong><br />
</strong><strong>Versione: Pal</strong></p>
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		<title>Burnout Paradise</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 18:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Res</dc:creator>
				<category><![CDATA[Original soundtrack]]></category>
		<category><![CDATA[babel 004]]></category>
		<category><![CDATA[burnout]]></category>
		<category><![CDATA[ost]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Original Soundtrack</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni episodio di <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/burnout/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo burnout &raquo;">Burnout</a> porta sempre qualcosa di nuovo. L’ultimo, che trovate recensito a pagina 013, segna una svolta decisiva per l’intera serie, che abbandona la vecchia rigida struttura per migrare entro i confini di un’intera città, la già celebrata Paradise City. In questo inizio di primavera, l’ingresso alla Città del Paradiso è un assaggio di calda libertà. Quale occasione migliore, dunque, per fiondarsi all’ascolto di un soundtrack chiassosamente intriso di rock e leggerezza?<span id="more-518"></span></p>
<p>E chiassosamente leggera, questa collection di brani, lo è senza alcun dubbio. Non che ci si debba aspettare qualcosa di differente, dalla colonna sonora di un racing game votato all’ultraspettacolo e all’overdose di adrenalina. La selezione di brani e artisti, che comprende ben 40 pezzi – mole dunque proporzionata alla vastità di Paradise City – è praticamente il sunto perfetto di tutto ciò che chiunque si attenderebbe di sentire in un episodio di Burnout. E se da una parte suona come un pregio, dall’altra, per chi tra una derapata e uno scontro frontale ha pure tempo di tendere l’orecchio, può risultare un tantino noioso…</p>
<p>Tra rock vecchio stampo, un pizzico di grunge, una spruzzata di elettronica, qualche inno alla melodia metal e tanti sorrisi al pop punk più orecchiabile e insipido, la colonna sonora di Burnout Paradise è la conferma che ci spettavamo, ma che non ci lascia poi così entusiasti. Si presta bene all’ascolto quel nucleo ristretto di brani culturalmente più rilevanti del resto, messi insieme con apparente taccagneria dai responsabili del soundtrack di Criterion: la prima scaglia di tale nucleo è la scontata <em>Paradise City</em> di quei vecchi roditori dei Guns ‘n’ Roses, che pure scricchiolando regge l’ascolto (e l’esperienza) senza grossi sbuffi. Rock ‘n’roll d’annata, invecchiato abbastanza bene se si sopporta il vocalizzo stridulo di Axel Rose e le schitarrate pompose di Slash e compagni. Seguono, a ruota, i Depeche Mode vecchia maniera di <em>Route 66</em> e gli Alice in Chains di <em>Would</em>, uno dei pochi pezzi autenticamente grunge della raccolta. Si va avanti con le spacconerie di <em>Epic</em> dei Faith No More, per giungere addirittura i Jane’ Addiction di <em>Stop</em> e, dulcis in fundo, ai Soundgarden e alla loro <em>Rusty Cage</em>. Qualche altro brano con un po’ di storia è presente, ma in sostanza il nucleo “ascoltabile” della raccolta sta qui.</p>
<p>Il resto è una sfilza di nomi che ai più diranno poco e nulla: Brand New, Bromheads Jacket, Kerli, Mexicolas, Make Good Your Escape, Operator, Permanent Me, Saosin, Sheether, The Photo Atlas. Band impegnate sul fronte comune del rock, spesso sfumato al punk o al metal, ma sempre e comunque teso alla banalità e alla facile melodia. Qualcosa che può andar bene come sottofondo a sgommate e colpi di clacson, ma che difficilmente reggerà un ascolto autonomo dall’esperienza fulmicotonica del gioco. Sorprende, ad ogni modo, la latitanza di nomi storici del punk rock quali NOFX, Bad Religion, Rancid, Offspring, PennyWise, Satanic Surfer e chi più ne ha, che avrebbero bene equilibrato la superficialità di questa raccolta aggiungendo incontestabile verve e tanta buona melodia a cento all’ora.</p>
<p>Vale la pena citare, tra gli altri, l’unico pezzo elettronico che abbia qualcosa da dire, ovvero <em>Cities in Dust</em> di Junkie XL, in un remix di Glimmers. Brano forse più in linea con le atmosfere cyberpunk di Wipeout e soci, ma certamente benvenuto in un panorama simile di rock all’acqua di rose. Sound un po’ da ragazzine finte ribelli: è appunto Avril Lavigne, con il peggio del suo peggio – ovvero Girlfriend – a “chiudere” moralmente questa voluminosa raccolta. Puff, pant, groan…</p>
<p>Per correre in auto contromano a 200 all’ora c’è di meglio, converrete. Per allietare le proprie orecchie c’è infinitamente di meglio, sarete d’accordo anche qui. Con la possibilità di ascoltare la musica che si preferisce, le nuove console rendono questa Burnout Paradise OST in fin dei conti trascurabile, seppure non priva di qualche sano e adrenalinico slancio.</p>
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