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	<title>Parliamo di Videogiochi &#187; Nero ludico</title>
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	<description>La soluzione in un unico sito, ricco di novità e recensioni e povero di voti, per Playstation, XBOX, PC, Wii, DS e IPhone dagli autori di Ringcast e Players Magazine.</description>
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		<title>Login</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 20:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Siface</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nero ludico]]></category>
		<category><![CDATA[babel 025]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[lenin]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Nero Ludico - 8</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luca non aveva voglia di andare a scuola quella mattina, come nell’ultimo paio di settimane. E come in tutti i giorni precedenti, decise che poteva starsene a casa; l’ultima cosa di cui aveva voglia era cercare di relazionarsi con quella mandria scatenata di ragazzini.<span id="more-7282"></span></p>
<p>Si rigirò nel letto e allungò la mano verso il comodino, a tentoni agguantò il Big Mac che aveva abbandonato lì la notte prima e se lo portò alla bocca ancora con gli occhi chiusi. La salsa gelata gli schizzò in bocca in un fiotto denso, provocandogli quasi un conato che trattenne buttando giù il boccone. Ingollò l’ultimo pezzo e lasciò cadere a terra l’involucro mentre si alzava dal letto, occhi ancora semi chiusi, dirigendosi nel corridoio e da lì in bagno. Il puzzo nel resto della casa era quasi insopportabile, sempre peggio di giorno in giorno, ma di certo pulire quello schifo non era compito suo, ci avrebbero pensato loro una volta tornati.</p>
<p>Svuotò la vescica e tornò in camera, con un piede pigiò il tasto di accensione del <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/pc/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo pc &raquo;">PC</a> e si sedette alla scrivania. Attese con impazienza il caricamento del sistema operativo e con un’emozione che ormai non lo stupiva più fece il login: le lande di Azeroth si aprirono davanti a lui. La quest della sera prima era stata grandiosa, aveva comportato quasi cinque ore ininterrotte tra chat per organizzarsi ed esecuzione, ma il team era ben affiatato e negli ultimi giorni, dopo ore e ore passate tra i dungeon, aveva raggiunto un grado di coordinazione invidiabile. La ricompensa era stata sontuosa, come si attendeva: osservare il proprio PG brandire l’Infinity Blade ripagava ampiamente tutto il tempo passato nei giorni precedenti davanti allo schermo. Il contatore del suo account Xfire era schizzato alle stelle, e non mentiva a sé stesso, la cosa lo esaltava, forse ancor più dell’arma conquistata la notte prima.</p>
<p>Tutti i suoi compagni, con l’eccezione di un paio di elementi, erano nuovamente online e passarono un buon paio d’ore a commemorare l’impresa della nottata precedente. Era lì con il sorriso ancora sulle labbra quando un rumore dall’altra parte della casa, seguito da urla strazianti, lo riportò alla realtà.</p>
<p>Schizzò dalla sedia chiudendo al volo la finestra e si diresse di corsa verso la fonte del vociare, ormai composto da pianti disperati. Entrò nella stanza e trovò i suoi genitori. La madre era aggrappata al bordo di una culla, totalmente sconvolta. Il padre la abbracciava da dietro e pareva sorreggersi a lei più che aiutarla a non cadere. Nel centro della stanza c’era Carla con un piccolo fagotto in mano, aveva il volto rigato da sottili lacrime ed era bianca come un cencio, cosa che si notava ancor più in confronto al volto blu del bambino che teneva in braccio. Provò ad articolare le parole, le labbra si mossero, ma non uscì che un flebile suono. Luca si avvicinò di qualche passo, Carla strinse a sé il loro figlio, come se potesse ancora proteggerlo in qualche modo. <em>“Cosa hai fatto?”</em> chiedeva, <em>“cosa hai fatto?”</em>.</p>
<p>Luca guardò perplesso la scena, sembrava tutto così finto, tutto così artefatto. Voltò la schiena a quella scena grottesca e tornò alla propria scrivania. Login.</p>
 <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=7282&amp;md5=99dea78007133396a7b8ed70578ac6ae" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p> <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=7282&amp;md5=99dea78007133396a7b8ed70578ac6ae" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Work never changes</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 20:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso De Benetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nero ludico]]></category>
		<category><![CDATA[babel 024]]></category>
		<category><![CDATA[gatsu]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Nero Ludico - 7</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tizio del negozio stava sfogliando una rivista di tatuaggi. Hideo Kojima rimase sulla soglia per un momento, poi, come se avesse preso una decisione improvvisa, iniziò ad avvicinarsi al banco con passi lenti e decisi. <em>“Voglio uno di questi”</em>, disse nel suo inglese stentato.<span id="more-6462"></span></p>
<p>L’uomo sollevò gli occhi dal tribale rasofiga di Miss Giugno e squadrò il giapponese mingherlino. Hideo deglutì e rimase in attesa. <em>“Quello?”</em> chiese il tizio, un ciccione con il triplo mento e i capelli che gli appiccicavano sulla faccia sudata come spaghetti in fondo ad una pentola.<em> “Quello&#8230;non é per tutti”</em>.</p>
<p>Kojima toccò il vetro con una mano, osservando il contenuto della teca come avrebbe guardato un prototipo di PlayStation 4. <em>“Lo so,”</em> rispose Hideo, <em>“quanto costa?”</em>.</p>
<p>Il grassone, improvvisamente interessato, chiuse la rivista con uno schiocco, la buttò sul bancone e si avvicinò alla cassa. Prese da un ripiano all’altezza dell’inguine un paio di occhiali da ragioniere pieni di ditate e se li infilò. <em>“Fanno 3.500 dollari”</em>, facendo una pausa per sollevare lo sguardo come se avesse sparato il 30% in più del prezzo reale. <em>“Non è semplice procurarsene uno”</em>, continuò, non vedendo particolari reazioni.</p>
<p>Hideo prounciò un <em>“Hai!”</em> mentale mentre annuiva vistosamente.</p>
<p><em>“Non lo puoi portare in aereo, lo sai vero?”</em>, disse il tizio.</p>
<p>Hideo annuì nuovamente. Il ciccione aggrottò le sopracciglia e si grattò il mento, lo squadrò per un altro paio di secondi e poi si mise a battere lo scontrino con una scrollata di spalle.</p>
<p>Hideo tornò nella sua camera d’albergo. Posò la teca coperta da un telo sul letto e rimase a guardarla senza sapere cosa fare. Si alzò di scatto verso un carrello su cui si stagliava una grossa bottiglia di sakè, portata direttamente dal <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/giappone/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo giappone &raquo;">Giappone</a> dal team <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/konami/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo konami &raquo;">Konami</a> in visita all’E3. Se ne versò un po’ in una coppetta e cominciò a sorseggiarlo pensando allo stato delle cose.</p>
<p>Due giorni prima aveva presentato sul palco <strong><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/metal-gear-solid/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo metal gear solid &raquo;">Metal Gear Solid</a> Rising</strong>, introducendo al pubblico Shigenobu Matsuyama, suo successore e stella nascente fra i producer di Konami. Dopo l’introduzione del <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/3ds/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo 3ds &raquo;">3DS</a>, il booth di <strong>Hideo Kojima’s Metal Gear Solid Snake Eater Naked Sample</strong> era stato salutato con un tale entusiasmo dalla stampa specializzata che a fatica era riuscito ad avvicinarglisi lui. Poi, quella mattina, il CEO di Konami, Kagemasa Kouzuki, un giapponese vecchio e con la faccia da yakuza, l’aveva convocato in un raro momento di tranquillità.</p>
<p>Gli aveva detto solo: <em>“Hideo, voglio che tu faccia <strong>Metal Gear Solid 5</strong>”</em>. E nient’altro. Poi si era girato e se n’era andato.</p>
<p>Così Hideo adesso si trovava in quella stanza, con la teca, per mettere fine alla questione.</p>
<p>Posò la tazzina, strinse la bottiglia in mano e si avvicinò al letto.</p>
<p>Tolse il telo lentamente, osservandone affascinato il contenuto. Si udì un sibilo ovattato e subito dopo un forte <em>tump!</em></p>
<p>Il giovane black mamba si era lanciato con tutta la sua forza verso una delle pareti, a bocca aperta, che famelica pulsava sprizzando veleno e lasciando una scia giallastra sul vetro.</p>
<p>Hideo rimase immobile, indeciso, poi d’improvviso sollevò la bottiglia di sakè sopra la testa e la calò con tutta la forza che aveva in corpo verso la teca fragile. <em>“Hai!”</em>, pensò sollevato.</p>
 <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=6462&amp;md5=f8c820735d5e3a6a44e233ba988701a8" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p> <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=6462&amp;md5=f8c820735d5e3a6a44e233ba988701a8" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La seconda regola del Fight Club</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 21:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso De Benetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nero ludico]]></category>
		<category><![CDATA[babel 023]]></category>
		<category><![CDATA[gatsu]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Nero Ludico - 6</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La palestra sotterranea era illuminata da neon vecchi e giallognoli che trasformavano tutte le foto dei combattimenti in un incubo allo zabaione. Il pavimento, di cemento grezzo, era ricoperto da un sottile strato di scatoloni di cartone appiattiti uno sull’altro e da tre grandi materassini azzurri dello spessore di circa un centimetro. Di quelli, per intenderci, che se ci cadevi sopra ti facevi lo stesso un male della madonna.<span id="more-5592"></span></p>
<p>Il Fight Club di Albano Laziale, un paese non distante da Ariccia, era un’associazione segreta. Il suo leader carismatico, Alan Bucci, si faceva chiamare Durden dai suoi sottoposti in omaggio al celebre libro di Chuck Palahniuk. L’unico, peraltro, che Alan avesse letto. Era stato lui a fondare il Fight Club in quello scantinato dimenticato da Dio, e sempre lui ne aveva modificato le regole. Se la prima era sempre <em>“non parlare mai del Fight Club”</em>, la seconda era che a combattere per davvero erano solo i nuovi arrivati.</p>
<p>Gli altri, i “veterani”, si menavano solo al doppio cabinato di <strong>Street Fighter IV</strong> che Durden si era procurato direttamente dal <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/giappone/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo giappone &raquo;">Giappone</a> tramite alcuni contatti poco raccomandabili. Unendo due delle sue più grandi passioni, i videogiochi e fare male agli altri, Durden aveva creato un club esclusivo per combattenti senza pietà. Lo scopo ufficiale del Fight Club di Albano Laziale era quello di addestrare legionari per il <em>“Progetto Caciara”</em>, un’azione di stampo terroristico che avrebbe dovuto colpire la Capitale, e più nello specifico il Parlamento, in un imprecisato punto del futuro. Per il momento si limitavano a darsi delle gran sberle in faccia, ma presto, così ripeteva spesso Bucci, il mondo intero avrebbe avuto paura di loro.</p>
<p>Il Troio, il cui soprannome derivava dalla sua passione per le ragazzine incontrate fuori dalle scuole medie, riteneva che l’intento fosse nobile e si era lasciato trascinare nel club da Gianni detto Saponetta (per via della mani sempre sudate).</p>
<p>Saponetta aveva ovviamente infranto la regola numero uno, motivo per cui Durden riteneva opportuno che adesso Gianni e il Troio si menassero.</p>
<p><em>“Miei discepoli”</em>, disse Durden rivolto ai presenti, <em>“oggi due di noi dovranno dimostrare la loro fedeltà al Fight Club combattendo come verrà deciso dall’Oracolo!”.</em></p>
<p>Ci fu un breve applauso, uno dal pubblico urlò <em>“Daje!”</em>, poi Durden fece segno di abbassare la voce. <em>“Troio, Saponetta, le regole le sapete, attendiamo insieme la decisione del destino”.</em></p>
<p>Il Troio guardò Gianni, che gli aveva già anticipato come funzionava la seconda regola del Club, e a denti stretti gli sussurrò un mortacci tua.</p>
<p>Alla doppia postazione di<strong> Street Fighter IV</strong> si avvicinarono due veterani, nome in codice Geisha e Zio Fester, per sfidarsi in un match all’ultimo sangue. <em>“Troio, tu sarai il campione di Geisha, Saponetta, tu invece sarai il campione dello Zio”</em>, sentenziò Durden. Saponetta abbassò la testa e imprecò. Lo sapevano tutti che Zio Fester era una <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/sega/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo sega &raquo;">sega</a> a qualsiasi gioco.</p>
<p>I due sul palco selezionarono i lottatori. Geisha scelse Ken, Zio Fester ripiegò su Blanka.</p>
<p>Lo scontro cominciò, mentre il pubblico osservava incantato la proiezione degli eventi su un telo bianco appeso al soffitto. Geisha si lanciò in avanti: fu una tempesta di Kara Throw, Focus Attack e Shoryuken. Zio Fester era chiuso in un angolo a fare la scossa. Provò la Super, ma mancò clamorosamente il bersaglio. Erano passati 15 secondi e Saponetta gli leggeva già la sconfitta in faccia. Geisha rise a voce alta prima di infilare un Ultra Dragon Punch nello stomaco dell’avversario. Zio Fester spalancò la bocca per un attimo, poi iniziò a battere i pugni sul cabinato e a bestemmiare. Saponetta bestemmiò e basta.</p>
<p>Pochi attimi dopo si accesero le luci. Durden riprese a parlare, rivolto ai due campioni in piedi sui materassini. <em>“Geisha ha vinto, quindi&#8230;Troio, sarai tu a picchiare Saponetta proprio come nel match che abbiamo appena visto. Lui dovrà limitarsi ad incassare, o al massimo ad accucciarsi imitando la pessima performance dello Zio. Tutto chiaro?”.</em></p>
<p>Il Troio guardò Gianni, che era buio in faccia come se gli si fossero aperti due buchi del culo al posto degli occhi. <em>“Mi ci hai portato tu qui, Gianni”</em>, disse infine divertito, sgranchendosi le dita delle mani come un novello Ken Shiro.</p>
 <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=5592&amp;md5=4f2df80496ee94adf7ee32477f48ab64" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p> <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=5592&amp;md5=4f2df80496ee94adf7ee32477f48ab64" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Magra da morire</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 21:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso De Benetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nero ludico]]></category>
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		<description><![CDATA[<h3>Nero Ludico - 5</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>37 anni portati male, autostima al minimo sindacale e troppa cellulite sulle chiappe. Questa in poche parole la vita di Luisa M., che si guadagnava il pane facendo l’impiegata in un Trony alla periferia di Treviso. Passava il tempo fra le scartoffie, cercando escamotage per far quadrare i conti della ditta. Impresa abbastanza improbabile, considerando che il direttore rubava PlayStation e macchine fotografiche per gli amici. <span id="more-5139"></span>Lo sapevano tutti, non erano certo ciechi, solo che aprire bocca sarebbe stata una pessima idea: c’era una crisi nera, un lavoro era pur sempre un lavoro e alla fine che cazzo ci potevi fare.</p>
<p>Il punto più alto della vita di Luisa era stato vincere, quattro anni prima, una crociera sul Mediterraneo con i punti degli yogurt, crociera che tra l’altro era andata di merda a causa del maltempo e di una compagna di viaggio grassa e lagnosa come lei.</p>
<p>Luisa viveva in un piccolo monolocale vicino alla stazione dei treni, dove convogli sferraglianti fischiavano senza ritegno anche alle due di notte. Nel suo letto, fra il sonno e la veglia, non poteva fare a meno di immaginarsi quei figli di puttana nella locomotiva ridere sguaiatamente ogni volta che tiravano la corda o premevano il bottone o qualunque cosa facessero per produrre quell’avvertimento a metà fra una sirena antiatomica e il clacson di un camion.</p>
<p>Il vicino di casa di Luisa si chiamava Mauro. Mauro era un ex-ferroviere sulla cinquantina, sempre abbronzato e con i capelli bianchi alla Sean Connery. Non che gli assomigliasse, ma Luisa se lo faceva piacere. Le loro terrazze erano divise solo da un muretto e diverse volte si erano ritrovati a parlare del più e del meno, fra una sigaretta e un bicchiere di prosecco. Luisa ultimamente beveva un po’ troppo. Aveva scoperto tardivamente le gioie dello spritz, e nel dopo lavoro non era raro che se ne preparasse una caraffa intera. Bicchiere in mano e sprofondata nella poltrona, Luisa passava le sue serate fra un quiz di Canale 5 e una puntata di <em>Striscia la Notizia</em>. La sua vita si trascinava priva di sussulti, ripetitiva come la trama di <em>Beautiful</em> ma con meno amore e molto meno sesso.</p>
<p>Un giorno le capitò di leggere una news sul sito del Corriere della Sera: in America una tizia era riuscita a perdere 50 kg grazie a <strong><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/wii/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo wii &raquo;">Wii</a> Fit</strong>. Il giorno successivo, in negozio, chiese al ragazzotto palestrato che curava il reparto TV e Videogiochi di mettergliene da parte uno.</p>
<p>Tornata a casa, senza caraffa e combattendo con le istruzioni, montò la prima console della sua vita. Ci mise quasi tre ore, ma per la prima volta in molti mesi provò una strana sensazione di gioia.</p>
<p>Due giorni dopo già aveva creato i Mii di tutti i suoi colleghi, più quello di Mauro, che era un po’ più alto e più giovane di come avrebbe dovuto essere ma a lei piaceva di più così. Altre 24 ore ed era totalmente schiava di <strong>Wii Fit</strong>. Ogni volta che faceva un piegamento immaginava il suo culone rimpicciolirsi e diventare tonico come una pesca matura, e le sue palpebre davano film in cui lei e Mauro erano attori unici in un mondo senza vestiti. Decise così di passare tutto il suo tempo libero sulla Balance Board.</p>
<p>Tre settimane più tardi aveva perso appena un etto. Delusa, Luisa si domandava se stesse sbagliando qualcosa o se semplicemente il gioco non funzionasse. Un po’ per quello, un po’ per lo stress dell’ufficio, quella sera decise di bersi la sua caraffa di spritz davanti alla TV. Alle dieci, brilla e instabile, zittì Maria De Filippi e tirò fuori dalla sua collezione di dischi <em>Unknown Pleasures</em> dei Joy Division. Con la manopola del volume al massimo, quasi ballando sulla bilancia, accese il Wii e iniziò una sessione notturna a base di Hula Hoop, piegamenti e Free Step.</p>
<p>Scivolò proprio mentre il basso pulsante lasciava spazio a Ian Curtis: <em>“Confusion in her eyes that says it all / She&#8217;s lost control / And she&#8217;s clinging to the nearest passer by / She&#8217;s lost control.”</em></p>
<p>85 kg di carne si infransero con <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/violenza/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo violenza &raquo;">violenza</a> sul tavolino modello KLINGSBO comprato all’Ikea durante i saldi. Con un suono di frutta marcia che si spiaccica a terra, grosse schegge di vetro le si conficcarono nella nuca soffice, mentre bollette e giornali svolazzavano pacatamente per la stanza. In una pozzanghera appiccicaticcia, Luisa si sforzò di aprire gli occhi. Alcuni attimi dopo si rese conto di averli già aperti, e di non vedere niente se non l’oscurità più buia.</p>
 <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=5139&amp;md5=0a5a43380b4d9476ce97028ae63129d4" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p> <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=5139&amp;md5=0a5a43380b4d9476ce97028ae63129d4" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Little Computer People</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 21:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso De Benetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nero ludico]]></category>
		<category><![CDATA[babel 021]]></category>
		<category><![CDATA[gatsu]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Nero Ludico - 4</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’uomo con la sigaretta viveva, o lavorava — questo non si era mai capito —, all’ultimo piano del palazzo di fronte al suo. Indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, questo tizio usciva puntualmente sulla terrazza una volta ogni ora, dalle otto di mattina fino a notte inoltrata.<span id="more-4408"></span> Gli era capitato di scorgere la brace arancione illuminarsi seguendo il ritmo delle boccate anche alle undici di sera, spesso più tardi. Il problema era che questo tizio, il cui nome anche dopo due anni continuava ad ignorare, aveva una visuale perfetta di tutti i 16 metri quadrati della sua piccola stanza da poveraccio. Il posizionamento della finestra non aiutava: un’unica, enorme vetrata con visuale sulla strada sei piani più sotto. Quando le tende non erano chiuse, scrutatori occasionali potevano osservare dall’altro edificio tutto quello che Diego faceva. Ce n’erano stati altri ovviamente, gente che veniva, fumava una paglia e non tornava mai più. L’uomo con la sigaretta invece era sempre lì, con l’esclusione di alcuni weekend.</p>
<p>All’inizio aveva deciso di ignorarlo. Poi aveva avuto una fase <em>muori di cancro ai polmoni e levati dalle palle</em>. Anche il sollievo delle ingiurie a denti stretti si era però logorato nel tempo, mese dopo mese, mentre Diego si sentiva ogni giorno di più come un prigioniero costretto a partecipare a una perversa versione del Grande Fratello.</p>
<p>L’uomo con la sigaretta conosceva le sue abitudini, l’aveva visto uscire dalla doccia senza vestiti, o quando con la sua ragazza maldestramente si attaccavano alle tende nel tentativo di mascherare il fatto che stessero scopando. Sapeva quando si svegliava, quando andava a letto, quando era a casa e quando la sua stanza rimaneva vuota. <em>Se fosse un ladro mi avrebbe già rubato tutto</em>, si trovò spesso a pensare. L’uomo con la sigaretta non salutava e non faceva cenni con il capo. Stava semplicemente lì, lo osservava come se fosse il protagonista di <strong>Little Computer People</strong> e, dopo aver buttato il mozzicone a terra, tornava ai suoi affari. Diego si sentiva ogni giorno più paranoico. <em>Forse mi spia</em>, pensava, <em>Forse vende informazioni su di me. Chissà cosa pensa quando mi vede passare tutto quel tempo al computer o con in mano un pad, che sono un nerd, un disoccupato, un asociale.</em></p>
<p>Diego girava film mentali dove lo vedeva ridere di lui con gli amici e non riusciva a sopportarlo. Poi ebbe un’idea.</p>
<p>Non era buona come quella di comprare un fucile da softair e sparargli mentre cercava l’accendino, ma poteva funzionare. Rovistò nell’armadio e tirò fuori la sua Canon EOS, chiuse le tende e montò il teleobiettivo, un 72-300 Tamron che aveva preso usato a metà prezzo. Si appostò per una quarantina di minuti e quando lo vide mettere piede sulla terrazza gli scattò un paio di primi piani.</p>
<p>Scelse la foto migliore, la ridimensionò al computer e ritagliò una stampa a misura di francobollo, dopodiché prese il pupazzo che aveva sulla scrivania e, con del nastro adesivo, si premurò di far aderire il primo piano alla faccia di pezza. Frugò in un cassetto, prese la scatola degli aghi che gli aveva regalato sua madre per rammendare i jeans e tornò alla finestra.</p>
<p>Scostò le tende. Era ancora lì, intento a fumarsi una seconda sigaretta. I loro occhi si incrociarono per un istante, e per la prima volta l’uomo dall’altra parte della strada inarcò le sopracciglia come ad indicare un leggero stupore. Lo vide abbassare il mozzicone in attesa di vedere cosa sarebbe successo. Diego guardò la foto incollata sul pupazzo. <em>“Mi dispiace Sackboy”</em> disse appena prima di conficcargli nella testa tutti gli spilli che teneva in mano.</p>
 <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=4408&amp;md5=e5c6394fcd77fd86a87285b649d846f0" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p> <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=4408&amp;md5=e5c6394fcd77fd86a87285b649d846f0" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sottocosto</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 21:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso De Benetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nero ludico]]></category>
		<category><![CDATA[babel 020]]></category>
		<category><![CDATA[gatsu]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Nero Ludico - 3</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle 7:28 c’erano trentaquattro persone prima di lui. Dieci minuti dopo erano almeno il doppio. Per un attimo gli parve di vedere la saracinesca davanti alle porte del MediaWorld scorrere verso l’alto. In punta di piedi buttò un’occhiata impaziente, sperando che aprissero in anticipo.<span id="more-3874"></span> Il signore davanti a lui, quarant’anni mal portati, capelli grigi in piccoli ricci, faccia da piccolo imprenditore stage-non-retribuito-ciao-e-grazie, si girò di scatto: <em>“Scusa, puoi piantarla?” </em>Roberto si accorse di essersi inavvertitamente aggrappato alla giacca di camoscio del tizio. <em>“Mi scusi,”</em> disse, e quello si rigirò in avanti con un <em>“eccheccazzo.”</em></p>
<p>La folla iniziava a rumoreggiare. I primi arrivati, civilmente in fila uno dietro l’altro, iniziavano ad essere attaccati ai fianchi da piccoli gruppetti di persone appena giunte sul posto. A sette minuti dalle 8:00 c’erano cento <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/ps3/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo Playstation 3 &raquo;">PlayStation 3</a> sottocosto e almeno centoquaranta persone pronte ad accaparrarsele con qualsiasi mezzo. Nessun bigliettino numerato a stabilire un ordine, nessun buttafuori a controllare il flusso di clienti.</p>
<p>Una signora anziana vicino alla porta si mise a discutere ad alta voce: <em>“Scusa eh, io sono qui da mezz’ora almeno, non è che puoi entrare così,”</em> sbraitava rivolta a un quindicenne rasato e mingherlino. Gli parve di sentire un <em>“&#8230;ma stia zitta che le viene un infarto”</em> uscire dalla bocca del giovane, che fra l’indecisione generale si piazzò a due metri dall’entrata senza che nessuno avesse il coraggio di lamentarsi ulteriormente. Altri fecero come lui, alcuni senza particolare opposizione, altri rassegnandosi a tornare in fondo alla fila dopo un’occhiata particolarmente aggressiva.</p>
<p>Alle 7:59 un commesso del MediaWorld, con la faccia pallida di uno che non ha chiuso occhio durante la notte, si palesò al di là delle vetrate. La folla si fece d’improvviso nervosa, premendo sempre più violentemente sulle porte scorrevoli. Roberto venne sospinto in avanti, quasi galleggiando. Non si sentiva altro che un diffuso <em>“Non spingete, non spingete cazzo!”</em></p>
<p>Due minuti dopo le otto una slavina di corpi ansimanti si riversò nelle stanze vuote e silenziose dello store, come ad inseguire pagnotte di pane in tempo di guerra. Un commesso divertito indicava la via come avrebbe fatto un operatore aeroportuale con un velivolo in cerca di parcheggio. Un piccolo gruppo di scalmanati si staccò dalla fiumana per percorrere una via alternativa, che avrebbe potuto teoricamente farli arrivare alla meta due o tre secondi prima degli altri. Roberto, un po’ spaventato dalla scena a la <em>28 Giorni Dopo</em>, si fece trascinare fino al cestone da cui un’altro commesso pescava PlayStation 3 sottoprezzo consegnandole &#8211; una a testa &#8211; nelle mani fameliche dei clienti.</p>
<p>Per una pura botta di culo, Roberto afferrò una delle ultime tre console disponibili prima di essere spinto fuori dalla calca dalla furia di chi seguiva.</p>
<p>Si affrettò alle casse lasciandosi dietro un mugolare montante di gente delusa e incazzata.</p>
<p>Alle 8:13 era in procinto di aprire il bagagliaio della sua Punto per sistemare il nuovo acquisto in posizione protetta e sicura. Non si accorse dell’auto parcheggiata dietro di lui che d’improvviso accelerò come a volerlo tamponare. Si sentì uno schiocco secco, come di un legno spezzato, poi Roberto rantolò qualcosa e si accasciò a terra con il bacino in briciole. Un uomo scese dal veicolo che l’aveva colpito. Aveva piccoli ricci grigi ed una giacca di camoscio. Prese la PlayStation 3 dal bagagliaio di Roberto, soppesandola brevemente. <em>“Eccheccazzo”</em>, disse, prima di rimontare in macchina ed andarsene.</p>
 <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=3874&amp;md5=dcaedf561cf9e83b1f1b0380ed59b6f5" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p> <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=3874&amp;md5=dcaedf561cf9e83b1f1b0380ed59b6f5" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Poteva essere un attentato</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 21:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso De Benetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nero ludico]]></category>
		<category><![CDATA[babel 019]]></category>
		<category><![CDATA[gatsu]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Nero Ludico - 2</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benedetta Parodi era una bella donna. Gli stava comunque sul cazzo, ma fingersi frocio, quello no. Così almeno pensava il Cinese mentre fumava la sua sigaretta sul tetto del palazzo. Lo chiamavano in quel modo per via degli occhi vagamente porcini e le maniglie dell’amore da cattivo shaolin. <span id="more-3714"></span>Non era male come soprannome, anche se per un periodo aveva cercato di farsi chiamare Tong-Po — quello per capirci che riempie le colonne di ginocchiate nel film con Van Damme. Fra i suoi amici non aveva attecchito, quindi il Cinese fu.</p>
<p>Faceva freddo ed era pure buio. Qualcuno aveva dimenticato delle lenzuola stese ad asciugare dall’estate precedente, che ora sventolavano appesantite dallo sporco e dal ghiaccio. Il Cinese le osservava affascinato mentre le luci arancioni dei lampioni le illuminavano da dietro. Sorrise nervoso sapendo che nessuno si sarebbe aspettato niente da un ciccione che passa il suo tempo nei <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/forum/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo forum &raquo;">forum</a> a discutere di <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/jrpg/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo jrpg &raquo;">JRPG</a>.</p>
<p>Spense il mozzicone sotto una scarpa e si avvicinò al parapetto. Davanti a lui gli uffici Mediaset, come tanti piccoli tetramini trasparenti, brulicavano di giornalisti e operatori. Guardò l’orologio. L’edizione serale di <em>Studio Aperto</em> era appena finita. Si accese un’altra sigaretta e poi si inginocchiò sulla custodia della chitarra per cercare il binocolo. Lo trovò sotto all’altra roba. Tornato alla ringhiera si mise a controllare finestra per finestra. Mezza sigaretta dopo e con gli occhi che lacrimavano per il fumo, il Cinese la vide. Benedetta era uscita dallo studio di registrazione nel corridoio che porta al piano inferiore e si stava infilando la giacca.</p>
<p>Il Cinese buttò il binocolo a terra e iniziò a spogliarsi. Il sudore sulla pelle di cui era impregnata la felpa che si era appena sfilato si trasformava in vapore non appena a contatto con l’aria. La gettò pesantemente sul cemento in una palla bagnata. Rimase a torso nudo per qualche secondo, rimirandosi i rotoli di ciccia con affetto, poi scrollò le spalle e si rimise a frugare nella custodia. Ne tirò fuori una maglietta nera che si era addobbato da solo con la Epson che aveva in camera. I caratteri trasferibili bianchi dicevano: <em>“Tanto valeva darvi una ragione per parlar male di me.”</em> Stirò le pieghe come meglio poteva e poi tornò nuovamente alla custodia.</p>
<p>Avere un padre appassionato di caccia sportiva aveva i suoi vantaggi, uno dei quali era avere accesso ai suoi armadi dei fucili. Strinse la canna d’acciaio Böhler del Selous Express con rispetto: era un’arma bellissima. Fine incisione firmata, tabacchiera con mirino di ricambio, codolo superiore extralungo, legni trattati con l’olio. Si assicurò che l’arma fosse carica, poi tornò in direzione degli studi. Trovò Benedetta all’uscita del palazzo, la vide incamminarsi su un lato della strada mentre discuteva al telefono con qualcuno. Le inquadrò la testa nel mirino. <em>“Colpa dei videogiochi violenti,” </em>disse.</p>
 <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=3714&amp;md5=252a860eba91aa97cffa88c915235589" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p> <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=3714&amp;md5=252a860eba91aa97cffa88c915235589" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nero Ludico &#8211; 1</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 15:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Aversa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nero ludico]]></category>
		<category><![CDATA[babel 018]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[vitoiuvara]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Nero Ludico - 1</h3></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fuori non pioveva. La pioggia avrebbe reso tutto più perfetto. Marco fumava, Laura dormiva e un sole troppo caldo sembrava non essersi accorto di nulla.</p>
<p>Aveva smesso di urlare finalmente.<span id="more-1825"></span> Meno di un anno di convivenza e Marco già rimpiangeva quella donna di cui si era innamorato. <em>“È elegante oggi, forse lo è troppo. Magari si vede con qualcuno, magari se l’è meritato tutto questo”</em>. No, Marco non era mai stato bravo a essere geloso. Gli bastava guardarla negli occhi per essere sicuro che non lo avrebbe mai tradito. E non era neppure così elegante, a guardarla bene, ma sapeva come farsi bella con due straccetti dell’Oviesse. Non comprava più nulla di costoso da quando avevano cominciato a pagare il mutuo. Pareva non avere null’altro per la testa.</p>
<p>Gli venne in mente il giorno che l’aveva conosciuta, sul pullman per Latina. Non si era accorto nemmeno di lei quel giorno, troppo preso dal suo nuovo <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/ds/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo ds &raquo;">DS</a>. Lei, però, lo interruppe. Aveva smesso di leggere e si chiedeva cosa stesse facendo quel ragazzo di fianco a lei. Così, semplicemente lo chiese. Senza malizia alcuna, solo per curiosità. Marco passò il resto del viaggio a parlarle di videogiochi e si stupì di vederla interessata. Se non lo era, senz’altro era un’ottima ascoltatrice.</p>
<p>Forse si era svegliata adesso, ma Marco non ebbe il coraggio di controllare. Guardava fuori dalla finestra e si stupiva di come tutto andasse avanti allo stesso modo. Non avrebbe dovuto comprare il 360, aveva ragione lei. Aveva sempre ragione lei. Era così stufo dei suoi colleghi, però, sempre con qualcosa di epico da raccontare. Laura non poteva chiedergli di rinunciare alla sua passione, non per una vita insieme o dei figli almeno, non gli bastava. Così era uscito da lavoro ed era corso in negozio. Sapeva che avrebbero litigato per questo, non gli importava. Le sarebbe passata dopo qualche giorno, forse glielo avrebbe rinfacciato per mesi, ma si sarebbe goduto <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/halo/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo halo &raquo;">Halo</a> e <a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/tag/fifa/" class="kblinker" title="Altri articoli riguardo fifa &raquo;">FIFA</a> durante lo sciopero del sesso.</p>
<p>Non sembrava respirare. Marco rimaneva a distanza come paralizzato, quello che vedeva non era certo una scena reale. Mentre i sensi ricominciavano a scorrergli nelle vene, si appoggiò le mani in testa e si sforzò di trovare una via di fuga. Ma neanche il suo cervello respirava ancora. Per qualche minuto non fu in grado di elaborare un solo pensiero funzionante. Poi vide una macchina dei carabinieri fermarsi davanti al portone della palazzina, senza sirena, e capì che era di spiegazioni che aveva bisogno ormai.</p>
<p>Il panico stava prendendo il sopravvento. Guardò Laura, guardò il 360. Tre led rossi di cui l’assistenza non si sarebbe occupata. Tre led rossi che non si potevano aggiustare.</p>
 <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=1825&amp;md5=cd6f14e1d379bbe4fbfaafd4b35e1dd0" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p> <p><a href="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/?flattrss_redirect&amp;id=1825&amp;md5=cd6f14e1d379bbe4fbfaafd4b35e1dd0" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://www.parliamodivideogiochi.it/wordpress/wp-content/plugins/flattrss/img/flattr-badge-large.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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