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Il survival horror è morto

Né survival né horror

Dopo i miei pensieri folli e divaganti su Steam Box, immergiamoci di nuovo nel mondo travolgente dei videogiochi ed andiamo a toccare un argomento al centro di dibattiti universali: il survival horror è morto?

La cosa buffa è la premessa a questo articolo, ossia il fatto che il sottoscritto non possa proprio mettere le mani su qualsiasi survival horror. Perchè? Perchè me la faccio sotto dalla paura, urlando come una ragazzina isterica e saltando sul divano qua e là in stile “Toro meccanico”. La cosa ancora più demoralizzante è la mia passione per i film horror, di qualsiasi salsa e tematica, che guardo senza battere il minimo ciglio, cosa che fa di me il perfetto fidanzato da “serata film di paura”. Il motivo di questa incongruenza è probabilmente il mio eccessivo immedesimarmi col personaggio di qualsivoglia videogioco, con annesso tutto il comparto emotivo che ne deriva. Insomma, io i rantoli videoludici terrificanti non li sopporto proprio. Nella mia carriera di nerd ho però provato a vincere questo timore: inforcata la guida e letto tutto ciò che mi aspettava, Dino Crisis era pronto per essere giocato. Alla fine sono arrivato a tanto così dal completarlo e quindi la terapia d’urto a base di rettili è stata utile come un pugno sui denti. Non contento, dopo parecchi millanta di anni ho inforcato Dead Space per iPod e, meraviglia delle meraviglie, l’ho portato a termine senza infarti dannosi per la mia salute (da ricordare che comunque il gioco disponibile nell’App Store era molto meno spaventoso della controparte casalinga). Proprio sul gioco targato EA volevo andare a parare, ribadendo il titolo di questo articolo senza senso: il survival horror è morto?

Nemici armati fino ai denti in un survival horror...

Nemici armati fino ai denti in un survival horror…

Morto e sepolto, ve lo dico io. La prova ce la fornisce lo stesso brand che aveva cercato di risollevare il genere degli horror videoludici duri e puri dei tempi andati, ossia Dead Space e il suo terzo capitolo. Lasciamo stare Resident Evil e concentriamoci sulla spirale discendente che ha preso il franchise EA: il primo capitolo era terrificante, gli zombie creati ad hoc per il gioco, i necromorfi, stravolgevano le nostre millenarie strategie di abbattimento non-morto (il mai passato di moda “headshot!”). I nuovi punti deboli sono infatti gli arti, da tagliuzzare via presto e bene, al fine di rallentare l’avanzata folle di queste creature misteriose. Il tutto è incorniciato poi da ottime ambientazioni, claustrofobiche e con molti rimandi al primo film della quadrilogia di Alien. La paura si sentiva eccome (la sentivo pure io guardando i gameplay su Youtube!) e EA sembrava sulla buona strada per dare man forte ad una tipologia di gioco passata di moda. A forte di questo successo nasce Dead Space 2, pronto ad infondere nuovamente paura nell’attuale generazione di console. Nonostante il survival horror non sia il mio scopo nella vita, mi sentivo fiducioso in questo progetto e intravedevo una luce di speranza per tutti i videogiocatori amanti dell’horror digitale. Tutto però viene mandato all’aria con Dead Space 3. La terza iterazione delle avventure di Isaac Clarke cambia e si adegua al mondo che corre, abbracciando le meccaniche dello sparatutto ignorante in terza persona, con una co-op integrata per giocare la campagna con un amico, nel caso non siate bravi abbastanza a vomitar proiettili a destra e a manca. Adesso mi incavolo però: EA era a tanto così dall’imporsi su Capcom nel campo dei survival horror (lo sappiamo tutti come è diventato Resident Evil, orsù) ed ha sprecato in maniera eclatante questa occasione d’oro. Perchè? Per espandersi anche ai giocatori più casual e non troppo avezzi agli spaventi videoludici. Questa cosa mi porta a fare una triste previsione su ciò che vedremo con la next-gen in campo orrorifico, ossia un totale annullamento del genere a causa della contaminazione con le meccaniche shooting che odiosamente vanno di moda. Questa argomentazione si potrebbe pure ampliarla agli stealth, sempre più minacciati e costretti ad azioni di ammodernamento che non convincono troppo i puristi.

Il Nemesis era ed è la definizione di paura nell'universo Resident Evil.

Il Nemesis era ed è la definizione di paura nell’universo Resident Evil.

Se una generazione non è in grado di preservare determinate tipologie di videogioco vuol dire che qualcosa è cambiato, ovviamente in peggio. Spero vivamente di non assistere alla sagra dello spara-spara con PS4, Xbox 720 e compagnia esordiente. Ogni genere videoludico è prezioso nel suo piccolo (o nel suo grande), se cominciamo a tagliarli via per accontentare i più cosa possiamo aspettarci dal futuro? Giochi tutti uguali perchè alla gente piace così?

Vi invito a rifletterci su e ad esprimere la vostra opinione liberamente, anche per capire le impressioni di chi i survival horror li gioca dai tempi dei primi Resident Evil e Silent Hill, due colonne portanti che oggi scricchiolano rumorosamente.

Scritto da Tommaso Campion

Ventenne di Treviso appassionato da sempre di videogiochi, cinema ed action figures. Il primo vero amore è stato il cabinato di Aliens (Konami, 1990), seguito poi dall’immortale Metal Slug (SNK, 1996).

  • Alessandro

    Be però c’è anche da dire che molti si lamentano che manca il survival horror eppure credo che per esempio Silent hill downpour lo comprato solo io, spesso ci lamentiamo ma con le vendite come al solito diamo ragione alle case produttrici.

  • Damiano

    Il fallimento di Dead Space 3 però non è dovuto ai propri creatori, EA ci ha voluto mettere lo zampino obbligandoli a inserire scontri a fuoco con umani credenti della chiesa di unitology, nonostante io ci abbia giocato, gli scontri a fuoco non erano onnipresenti, ma ciò non toglie che faccia meno paura del primo.

  • Dylan Patisso

    Ma sono l’unico a pensare che Silent Hill sia ancora un survival horror? (Silent Hill the room a parte)

  • PyP0

    Assolutamente NON è morto, e per capirlo basterebbe distaccarsi dai soliti titoloni ultra-pubblicizzati e cercare meglio, nel mercato delle software house indipendenti. Un esempio su tutti? Penumbra Overture e Black Plague, Amnesia e il nuovo Amnesia: a machine of pigs, tutti giochi in cui devi SCAPPARE, non affrontare i mostri con un arsenale nucleare. Il massimo di libidine offensiva che viene dato è un piccone, in Overture. Poi basta, solo scappare e mantenere lucido il nostro alter-ego digitale (e noi stessi). Creati dalla Frictional Games, una software house formata da pochissime persone che più di una volta hanno investito quasi tutti i loro risparmi, facendo un vero e proprio “All In” sui loro titoli. E finora hanno sempre vinto.

  • Giovanni J-Black Bruno

    dico soltanto un titolo resident evil 1. il primo il più bello e soprattutto è per ps1

  • Saimon Rocha

    Anche se non è “solo” un survival horror… credo che The Last of Us… dimostri che questo genere non è ancora morto secondo me….

  • Sbiro

    Witcher <3

  • Patuzzo

    gran bell’articolo di cui condivido pienamente ogni pensiero.
    Ti do solo un consiglio.
    Rileggi ciò che scrivi perchè sono presenti parecchi errori grammaticali.
    Comunque bravissimo!

  • Luca Pulpito

    rivoglio i vecchi silent hill ,forbiden siren e project zero :(

  • http://www.facebook.com/haptikos Riccardo Execrable Orsini

    Il survival horror non è un genere di mercato. E’ inutile lamentarsi, publisher come EA o Capcom sono società quotate in borsa che antepongono, anche giustamente, il profitto alla soddisfazione di una nicchia di mercato.

    Tuttavia, dire che il survival horror è morto quando in giro ci sono giochi come Amnesia e SCP è una forzatura bella e buona, su.

  • http://www.facebook.com/simone.delsignore Simone Del Signore

    Oramai l’unica speranza della videoludica sono gli indie

  • http://www.facebook.com/marco.sotera Marco Sotera

    questo gioco è uno schifo…punto e basta

  • http://www.facebook.com/massimiliano.campeggiani Massimiliano Campeggiani

    Capisco il tuo punto di vista, e condivido con te che RE4 sia uno dei migliori capolavori mai creati, il guaio di queste saghe infinite di cui il franchise di RE è solo uno dei tanti è il fatto che non le concludono…
    Preferiscono sfruttarle fino all’imbarazzo, credendo che vendano perchè hanno quel nome, arrivando persino a stravolgerne il genere di partenza.

    A mio avviso RE si doveva concludere anni fa… magari lasciando qualche cattivone vivo, uccidendo qualche d’uno dei protagonisti per per amor della storia e poi lanciarsi con 2 nuove saghe.
    Una puramente action dove punti gli zombi e spari e una Survival Horror vecchia scuola dove alla prima cazzata sei un moribondo e alla seconda sei cadavere.

    E li avrebbero venduti… A due generi diverso di pubblico, che sarebbero stati (quasi) tutti felici e contenti…
    Ma se lo avessero fatto… ora non saremmo qui a discuterne… E non ci sarebbero un mare di commenti negati su RE5 e RE6…

  • http://www.facebook.com/massimiliano.campeggiani Massimiliano Campeggiani

    Che la EA voglia i nostri soldi, dandoci in cambio della me**a con lo zucchero è cosa risaputa, oramai… anche se la condisce con il 30% di zucchero in più rispetto gli anni passati.

    Già il secondo capitolo, più action del primo, faceva subodorare come sarebbe finita…

    La questione è semplice, dobbiamo semplicemente smettere di comprare questi titoli dato che il portafoglio (vuoto) è l’unico messaggio che recepiscono…

    Il genere non lo definirei morto… Come hanno detto altri, prima di me, ci sono sviluppatori indie e (titoli indie già usciti) che sanno il fatto loro e soprattutto sanno cosa vogliamo.

    Tocca aspettare con il portafoglio chiuso e vedere quale nuovo titolo che si definisce “SURVIVAL HORROR” meriterà il nostro tempo, la nostra fifa e (si) i nostri soldi.

  • fabyo92

    Non è morto, sulle console di certo, ma su pc ci sono titoli ancora validi :amnesia, un altro indie creato con il cryengine 3 di cui non ricordo il nome e tanti altri per questa estate di cui mi sono informato. Ricollegandomi a ciò che ha detto a lorenzo, è lo stesso che ho pensato io ovvero, i brand più famosi sono stati rovinati ma non bisogna soffermarsi solo su quello che è più conosciuto, anche perché ormai non ci si può più contare. Con survival horror non intendo quelle vaccate alla slender sia chiaro, ma come penumbra o ATDD di cui adesso ne stanno facendo un seguito: a machine for pigs.

  • http://www.facebook.com/dario.zago Dario Zago

    Di Dead Space non so nulla ma non condivido le continue
    critiche che ormai spuntano ovunque riguardo Resident Evil, premettendo che non sono un neofito dei capitoli storici della saga, rappresentati da una tetralogia di capolavori quali RE, RE 2, RE 3 (STAAAAAAARSSS XD) e RE: CODE VERONICA. Vogliamo parlare di RE 4,5 e 6? Bene. L’evoluzione di Resident Evil da survival horror ad action/TPS è connaturata alla trama ed era inevitabile. Perché?
    Andiamo ragazzi, è dal primo capitolo che siamo rintronati dalla solita solfa dell’Umbrella/Tricell/Neo Umbrella che cerca di sviluppare B.O.W sempre più letali ed efficaci: la stessa introduzione dei vari T, G, T-G, Uruboros, Progenitor e C-virus è stata funzionale a introdurre zombie più intelligenti, veloci e letali, non limitando queste caratteristiche ai soliti Tyrant di fine livello. Sarebbe impossibile affrontare questi avversari come avveniva nel passato. Vi ricordate il sistema di controllo di RE su PSX? Quando ancora non era presente l’analogico? Era la causa di morti precoci e d’imprecazioni irripetibili, improponibile ormai. Inoltre realisticamente sarebbe impossibile ritornare all’esiguo numero di munizioni dei primi capitoli, vista l’introduzione di realistici scenari urbani epidemici che simulano il caos che potrebbe scatenare una vera “Biohazard”. Per quel che riguarda il fattore paura posso
    concordare che sia venuto a calare in RE 5 e 6 ma nel primo è stato sostituito dalla interessante trama delle origini di Albert Wesker e dai suoi sproloqui (NON STO DISTRUGGENDO IL MONDO, LO STO SALVANDO!) mentre nel sesto abbiamo la comparsa di Jake Muller, il figlioletto di Wesker, le cui future interazioni con l’assassino del padre (Chris) promettono bene! RE 4 invece è secondo me uno dei punti più alti della saga (quanto anni di vita ho perso nel castello dei Los Illuminados, logorato dalla tensione nell’ascoltare tutti quei cazzo di cultisti a bisbigliare qualcosa di simile a “morire civi” o che so io!). Un ritorno alla meccaniche degli albori della saga, ormai troppo usurate, non produrrebbe nulla di buono se non ulteriori critiche e malcontenti. La mia
    opinione: se è un tuffo nel passato quello che gli scontenti desiderano, allora il retrogaming è ciò che fa al caso vostro. :)

  • http://silsimilano.it/ Edgar Oscar Alexander Urrutia

    a primo impatto mi ha dato la stessa impressione sto Dead Space 3, ovvero snaturato e morente la parte horror, però prima di criticarlo aspetto di finirlo e poi tornerò qui a giudicare :)

  • http://www.facebook.com/people/Edoardo-Hayabusa-Camerotto/1449931880 Edoardo Hayabusa Camerotto

    Lo ripeterò fino allo sfinimento ragazzi: SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI SOLDI, SOLDI!!!! E’ inutile criticare, smadonnare e discutere sulla merda videoludica che ci arriva ultimamente (e continuerà ad arrivarci sempre più copiosamente in futuro), per il semplice fatto che ora le SH pensano solo ed unicamente alla pecunia!
    Una volta i videogiochi erano pensati, strutturati e realizzati DAGLI stessi sviluppatori, per il semplice fatto che i team di produzione erano molto più circostanziati (si parlava di massimo 50 persone dietro ad un videogioco), mentre adesso, con i costi di pruduzione elevati, le nuove tecniche grafiche e di rendering per un titolo e la furiosa pubblicità in ogni angolo della nostra vita, impongono i creatori di videogiochi ad essere dei figli di puttana per definizione, poichè per coprire tutti questi costi e per affermarsi mondialmente realizano i giochi PER i videogiocatori, abbassando così il loro immenso potenziale. Quando e se arriverà il momento in cui FIFA, PES, COD e altre cagate commerciali ultravalutate perderanno come minimo il 75% della loro utenza attuale, solo allora, forse, si potrà pensare di creare dei capolavori VERI, e non dei capolavori VENDUTI, che la maggiorparte delle recensioni (vendute anche loro) vogliono farvi credere).

  • http://www.facebook.com/lorenzo.bini.9 Lorenzo Bini

    Non sono d`accordo. Il survival horror secondo me non e’ scomparso, sono morte le grandi saghe che hanno lasciato il segno nell`immaginario collettivo.
    Franchise del calibro di Silent Hill, Resident Evil e Alone in the Dark (citando solamente i più famosi e sfruttati) sono stati lentamente uccisi dai developers che lentamente hanno snaturato le atmosfere cupe e opprimenti che offrivano questo genere di titoli in favore a componenti action o sparacchine.
    Chi o cosa ha portato allo spandersi questo fenomeno?
    Due sono i fattori chiave: i publisher e gli acquirenti.
    Al giorno d`oggi i videogiochi sono stati sdoganati, non sono più per appassionati ma rappresentano un mero passatempo per i nerd della domenica che spendono 80 euro per il primo videgame adocchiato sulle riviste e lo innalzano a capolavoro.
    La passione, l`occhio critico nel valutare i prodotti videoludici, in un certo senso anche il buon gusto nella scelta dei titoli e` andato a farsi benedire, andando a finanziare titoli di pessima qualità e software house immeritatamente
    Generi difficili come lo stealth, il survival horror o le mai diemnticate avventure grafiche sopravvivono tutt`oggi solo grazie alla scena indie, fatta da gente che non si interessa solamente al profitto ma si impegna nel produrre opere originali ed innovative, facendo rivivere ai nostalgici il periodo d`oro degli anni ’90.

  • http://www.facebook.com/SurrealisticRiver Chiara De Plano

    Pienamente d’accordo con questo articolo. Io stessa sono una fan del survival Horror, e fin da piccola (e in effetti quando uscì il primo resident evil eccetera ero proprio piccola, troppo per poter giocare a questi giochi e portarli fino in fondo) sono cresciuta a pane, proiettili e zombie. Per non parlare di Silent hill, Alone in the dark (quello per ps1) e via dicendo. Io capisco che le case videoludiche siano alla ricerca di un pubblico più ampio, ma non si rendono conto che così facendo rischiano di ottenere l’opposto? Sfornano giochi dal sapore agrodolce, dai finali insipidi, e dal gameplay facilitato, togliendo quella suspence da filo del rasoio. Ormai trovo noioso quasi qualsiasi videogame che si prefigge di essere horror. E se lo dico io che ho fifa di tutto è grave.

  • Alessio

    Concordo pienamente, io forse sono stato troppo “estremista” e non ho preso nemmeno una console dell’attuale generazione per motivi di studio, ma la realtà è che i giochi belli come prima non li fanno e non li faranno più… E aggiungerei anche che il pc gaming è morente! (nonostante tutto, balzi di luce dalla Polonia arrivano… si vedrà!) Buon lavoro e complimenti davvero!