Un videogiocatore confuso: il NON videogioco
Non prendete questo articolo troppo seriamente. L’ho scritto di getto, giusto per farvi e farmi qualche domanda, per sfogarmi e scrivere qualcosa diverso dal solito. Cercherò, probabilmente anche in modo un po’ confusionario, di capire cos’è cambiato nel mondo videoludico e di rispondere, almeno parzialmente, all’annosa domanda: dove stiamo andando noi videogiocatori? La scatola di cartone vuota come immagine di copertina non è stata messa a caso. Leggendo l’articolo capirete il senso di tale scelta.
Ultimamente stà prendendo piede una nuova moda: il NON gioco. Prodotti che, in teoria, non sono nemmeno videogiochi nel senso stretto ma vengono comunque sviluppati e lanciati sulle piattaforme adibite a questo. In tali titoli, solitamente, ci si ritrova a fare da turista, a vagare senza uno scopo preciso o a percorrere un tragitto durante il quale verrà narrata una storia su cui voi potrete influire poco o niente. Già in passato erano usciti videogiochi simili ma sempre un po’ in sordina e spesso presentavano comunque un accenno di giocabilità o di scopo. Nel grandissimo caos generato ormai da generi videoludici mescolati fra loro, espansi o snaturati (potete leggere un articolo a questo LINK) il NON gioco (o titolo turistico, neo film interattivo, chiamatelo come volete) stà riscuotendo un certo successo di critica e pubblico.

Invece di partire dai due titoli recenti a cui sicuramente stavate già pensando vorrei proporvi qualcosa da iOS. Sui sistemi portatili di “giochi” del genere se ne trovano già un certo numero. Uno di questi ha suscitato il mio interesse per via della sua particolare ambientazione . The Graveyard è, non ci crederete mai, un simulatore di camminata nel cimitero, eseguita da una vecchietta presumibilmente vedova. Si, avete letto bene. Nei panni della nonnina, munita di bastone, potrete percorre il vialetto del cimitero ad una velocità ridottissima annaspando passo dopo passo con la possibilità di.. niente, di fare niente. Ad un certo punto potrete sedervi su una panchina, alcune frasi usciranno fuori ma… ehi, non voglio rovinarvi la trama. Il tutto è riprodotto cercando di trasmettere una certa atmosfera grazie all’utilizzo del bianco e nero e ai vari effetti sonori. Alcune recensioni estere parlano di un videogioco “sorprendente e stimolante” o di “una pittura esplorabile“. Ora, quando l’ho scaricato il titolo era gratuito (non sono sicuro lo sia ancora adesso) ma onestamente, scusatemi, una presa in giro del genere non vale nemmeno i due minuti che spenderete nel download per non parlare del tempo che impiegherete percorrendo le stradine nella vana speranza di trovare qualcosa di interessante. Non capisco il senso di queste applicazioni o giochi e, ancor di meno, il volerli far passare per qualcosa di artisticamente profondo e stimolante. Vogliono far vedere che hanno idee originali? Voglio risultar poetici? Non lo sò e non mi interessa, stiamo solo attenti a non arrampicarci troppo sugli specchi quando parliamo di esperienze simili.

Passando ai due titoli di cui tanto si parla ora, Journey (leggi l’articolo) e Dear Esther, bisogna fare un discorso diverso. Questi “giochi” sono comunque prodotti di ben altra caratura ed hanno caratteristiche apprezzabili indipendentemente dalla loro NON giocabilità classica. Sia che si parli della bellezza dei paesaggi del primo o dell’affascinante trama del secondo, è innegabile che questi due titoli meritino ben altra considerazione rispetto al simulatore di cimitero descritto precedentemente. Le persone che sono rimaste colpite dai bellissimi panorami del gioco per PS3, stanno riempendo i forum con commenti entusistici. I giocatori affascinati dall’atmosfera e della particolare trama (unita al lessico utilizzato per raccontarla) del titolo disponibile su Steam anche. Tali reazioni testimoniano come un NON videogioco fatto bene può trovare uno spazio nell’attuale panorama videoludico. Tuttavia voglio esprimere un mio parere personale, uno sfogo, sull’ipocrisia che stà dietro a certi giochi ma anche ad alcuni commenti letti o ascoltati quà e là. Con The Graveyard era mia intenzione criticare la finta poesia di quel prodotto, passatemi il termine, radical chic mentre con questi due vorrei un attimo capire con quale coraggio ce li vendono a tali cifre.

Che Journey sia un titolo affascinante e curato a livello audiovisivo mi sembra fuori discussione. Che io debba sborsare 15€ per “non giocare” un prodotto dalla durata di 90 minuti mi sembra veramente una gran cazzata. Oltre ad un multiplayer un pò originale quanto inutile il titolo Sony non offre niente di più. Ragazzi miei, viaggi in ambienti affascinanti o tecnicamente validi si possono fare anche con alcune tech demo o prodotti gratuitamente distribuiti su PC o iOS. Discorso analogo per Dear Esther. Per scaricare il titolo da Steam dovremo sborsare 8€. La cifra è nettamente inferiore a quella richiesta dal titolo Sony e il motivo è facilmente intuibile visto che parliamo di un prodotto nato nel mondo Indie che sfrutta l’ormai vecchio motore grafico di Half-Life 2. Anche quì potremo scorrazzare in questi ambienti d’atmosfera per 90 minuti venendo a conoscenza di una storia intrigante senza però fare niente di niente. So che tante persone sono rimaste stregate dalla storia quindi cercherò di trattenermi ma veramente trovo squallido non distribuire certi prodotti gratuitamente o a cifre più simboliche che altro. Vorrei ascoltare i vostri commenti se Bathesda distribuisse uno Skyrim senza niente da fare, senza NPC ne missioni, solo con la possibilità di esplorare gli ambienti e, magari, leggere i libri. La quantità di materiale sarebbe enormemente superiore e la qualità rimarrebbe alta, di conseguenza un NON gioco del genere a quanto dovrebbe essere venduto sugli scaffali? 40€? Sarebbe una cavolata! Vorrei ricordare a tutti che videogiochi visivamente ricercati e d’atmosfera, con strane e affascinanti trame esistono da anni e, in più, comprendono nel pacchetto anche il… gioco! Vogliamo parlare di REZ? Lo storico prodotto Sega è disponibile su Live Arcade ad un prezzo simile, dispone di una demo gratuita e in quanto a fascino e stile, secondo il mio parere, non ha nulla da invidiare ai due titoli in esame. All’uscita il prezzo era ovviamente più alto ma, ribadisco, nella confezione trovavate anche il gioco e, aggiungo, la longevità risultava ben superiore (5 ore minimo).
Detto questo, non è mia intenzione negare un possibile potenziale presente in certi NON giochi. Ci sono molte persone affascinate da questo approccio, tuttavia la critica dovrebbe essere molto attenta nel valutare certi prodotti perchè, onestamente, in molti acquirenti suscitano solo noia. Dare un voto da capolavoro o parlare di persone che, se non apprezzano tale bellezza, dovrebbero “guardarsi dentro e farsi un esame“, mi sembra un tantino esagerato e poco corretto. La stessa distribuzione deve darsi una regolata. Otto euro è un prezzo già troppo alto secondo il mio parere, arrivare a quindici risulta veramente una follia. Vedremo come si evolverà la situazione.




















