Alan Wake e l’Incubo americano

28 feb 2012 di

Alan Wake e l’Incubo americano

Tutto quello che succede in quest’avventura, prende vita all’interno dell’episodio di Night Springs sceneggiato da un Alan Wake all’inizio della sua carriera

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Questo articolo è tratto dal blog Panino al Salame

Facendosi prendere per mano dalla nostalgia si potrebbe passare una serata tra amici a parlare di quanto fosse bello Alan Wake. Di tutti i riferimenti, le citazioni, i momenti geniali e le trovate assolutamente divertenti che un paio d’anni fa Remedy partorì con dolore. Dolore immondo vista la gestazione durata anni e anni, e poi quel parto liberatorio con i soliti facinorosi che inveivano contro la creatura accusandola di non essere come se l’aspettavano. Che era troppo corta, lunga, buia, chiusa, aperta, e via discorrendo. Nel frattempo, chi proprio non gli andava di rompere i coglioni, se l’è goduto e con tutte le probabilità l’ha amato per quello che era: non un capolavoro ma un dannatissimo gioco davvero buono, di quelli come non se ne vedevano da tempo. E dopo due DLC che continuavano le avventure di Alan, la situazione s’era un attimo ristagnata. Perlomeno fino all’arrivo, questa settimana, di American Nightmare. [...]

American Nightmare parte da un presupposto efficace e molto peculiare: tutto quello che succede in quest’avventura, prende vita all’interno dell’episodio di Night Springs sceneggiato da un Alan Wake all’inizio della sua carriera come scrittore. Chi ha giocato al capitolo originale sa che Alan ha la capacità birbantella di piegare la realtà scrivendo -un libro, per l’appunto, nell’avventura principale-. American Nightmare è un omaggio a telefilm di culto come Twilight Zone (Ai Confini Della Realtà), con tutti gli elementi da sceneggiature uomo americano: tante sparatorie e le immancabili donnine, tutte fighe (e coi capezzoli a punta, giuro) e ben disposte a cedere alle avances di Mr.Graffio, il malvagio doppelganger di Alan Wake. Colui che lo tiene imprigionato nella struttura ricorsiva all’interno del telefilm.

La trama di American Nightmare è proprio tutta basata sullo scontro tra Mr.Graffio e Alan Wake. Non solo: perché questa avventura (giocabile in maniera totalmente indipendente dal titolo originale) racconta anche la genesi di questo nemico carismatico (uscendosene fuori – e ti pareva- con un archetipo estremamente kinghiano), e si sofferma anche a illustrare le conseguenze del finale del primo titolo, concedendoci uno scorcio, piuttosto generoso, del futuro che probabilmente ci aspetterà con il secondo capitolo. O forse no. Bo. Chi lo sa. Fatto sta che tutta la componente di lore, storia e narrazione, come al solito è ottima: le televisioni sparse nei livelli funzionano al contrario e mostrano, anziché puntate di Night Springs, monologhi di Mr.Graffio, le radio invece funzionano come contatto con il mondo esterno. Un po’ di rimpianto per il doppiaggio inglese che ha soppiantato l’ottimo audio in lingua italiana e per la scelta di eliminare la struttura “a puntate” da serial TV che era assolutamente vincente e affascinante (e aveva delle sigle di chiusura da panico, per fortuna però le musiche sono rimaste di qualità anche se presenti in maniera meno invasiva).

Dice: sì, ma il gioco? Il gioco è identico a quello originale, con una componente action più marcata (molto più marcata) per tenere fede al contesto tele-filmico e ai ritmi diversi rispetto a quelli del manoscritto. A sottolineare questo aspetto, c’è una maggiore utilità delle pagine dello script della puntata, che funzionano da vere e proprio chiavi d’accesso ad armi sempre più devastanti. Che è roba che serve, vista l’introduzione di nemici sempre più incazzati neri (c’è simpatia!).
Quello che lascia un po’ interdetti è la struttura in sé, che probabilmente potrebbe infastidire i non amanti del backtracking. Tipo me. Tipo che sì, mi ha infastidito, e giuro di aver pensato che va bene, magari le quattro-cinque ore dichiarate le durava, ma nel modo meno nobile possibile. Poi, tutto sommato, la progressione è meno noiosa e pesante di quanto sembri in partenza e il gioco si finisce piacevolmente. C’è poi quell’aggiunta estremamente fighissima della modalità Arcade: un survival lungo dieci minuti per livello (e ce ne sono otto, o dieci, se non sbaglio) in cui bisogna far fuori i Taken, inanellando combo e schivando mazzate, sopravvivendo fino all’alba. Una gran figata invero. Estremamente americana, ma una gran figata.

Alan Wake American Nightmare, milleduecento punti, cioè tipo dodici euro. Un prezzo più che accettabile per tutto il pacchetto. Praticamente imprescindibile se siete fan dello scrittore e vi mancano i personaggi della vicenda e la follia schizofrenica alla base dell’idea stessa del gioco. Pur non avendo l’eleganza e la genialità di alcune trovate del pacco originale, American Nightmare è un buon palliativo. Certo poi, magari, sarebbe ora di parlare di questo sequel…

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  • littlexaus

    comunque sia, Mr Stratch o Graffio che si voglia, io mi considero abbastanza un “fan” del primo capitolo. il cambio di ambientazione e “mood” me gusta anche, non è questo quello di cui voglio parlare. la cosa che mi sono reso conto apprezzare meno di tutto quello che è in Alan Wake è la fase sparacchina e tutto quanto si tira dietro, dalle schiavate, alla questione della ricarica delle pile e altre cose su cui non mi dilungo visto che non saprei andare nello specifico con spiegazioni tecniche, è una questione di feeling quando ho il pad in mano, e un gioco che, forse più del primo titolo (?), punta su quella caratteristica, mbho, non è che mi convince tanto…

    per coerenza dico che non mi era piaciuta molto pure nel primo la fase shooter eh, non lo tiro fuori ora solo con questo American Nightmare.
    per la solita teoria del complotto, non fatico a immaginare che abbiano voluto inserire in maniera così insistente quella fase visto che che và per la maggiore nella generazione di giochi.. alla fine se ci si pensa non è che abbia molto senso che uno scrittore cominci dal nulla a sparare e uccidere così tanto. ok, mi direte che visto come la butta giù il gioco potrebbe succedere di tutto visto che sono cose che succedono nella testa di Alan, ma secondo me è un discorso, quello delle persone “normali” che diventano super-killer che si potrebbe applicare a molti giochi, a partire da (un gioco a caso) Uncharted . forse è un “problema” del medium videoludico in generale, e sto degenerando e andando LEGGERMENTE off topic, fine wall of text scritto in maniera illeggibile senza capo ne coda! :D

  • Fabio “Drizzt” Di Felice

    Che poi tra l’altro è semplicemente l’effetto sonoro che viene riprodotto quando Alan ne parla! :D E’ come lo scratch del disco.

  • littlexaus

    ho giocato solo la demo, ma MR GRAFFIO non si può sentire! :D