Un videogiocatore confuso: la rivoluzione dei generi
Non prendete questo articolo troppo seriamente. L’ho scritto di getto, giusto per farvi e farmi qualche domanda, per sfogarmi e scrivere qualcosa di diverso dal solito. Cercherò, probabilmente anche in modo un pò confusionario, di capire cos’è cambiato nel mondo videoludico e di rispondere, almeno parzialmente, all’annosa domanda: dove stiamo andando noi videogiocatori?
Il mercato videoludico generale ha visto, negli ultimi 15 anni, una grande espansione trasformandosi da mercato di nicchia ad un vero e proprio fenomeno commerciale esattamente come quello musicale e cinematografico. Tale esplosione però ha fatto si che il nostro hobby preferito prendesse nuove abitudini solitamente riscontrabili in tutto quei settori che avevano ormai raggiunto il mercato di massa. Mentre prima potevamo contare su prodotti pensati per i veri appassionati e realizzati con orgoglio e sfida da parte degli sviluppatori, ora il Dio denaro regna sovrano e con il mercato allargato alla massa (acquirenti che giocheranno solo per un periodo limitato o che usufruiranno del media raramente e in maniera casuale) lo scopo unico della maggior parte dei produttori è diventato quello di vendere; non che prima fossero immuni ai risultati commerciali, ma avete capito cosa intendo.

Ho riproposto la presentazione dell’altra volta perchè in questi articoli si fa, in parte, polemica e di conseguenza credo sia importante ribadire come il testo nasca da pensieri e sfoghi personali. Questa volta vorrei proporre un tema a cui non si pensa mai, ma che ci riguarda da vicino (soprattutto se scrivete recensioni): i generi dei videogiochi. Ad oggi, Febbraio 2012, larga parte della descrizione di un titolo è basata sulla sua classificazione in un genere. Si indica a quale appartiene e poi si racconta di come abbia preso in prestito alcune caratteristiche da altri. Secondo voi, ha ancora senso utilizzare questo tipo di descrizione? Ma soprattutto, esistono ancora i generi videoludici come li abbiamo sempre conosciuti? Alla prima domanda vi rispondo facendovi l’esempio dei nuovi Resident Evil. Ancora vengono denominati Survival Horror ma in realtà sono classificati vagamente come Action-Adventure e, tecnicamente, ormai appartengono chiaramente solo al genere action con addirittura elementi presi dagli sparatutto. Ehm… ci avete capito qualcosa? Alla seconda domanda rispondo, senza mezzi termini, di no! No, secondo me utilizzare i vecchi generi per classificare i videogiochi moderni non ha più senso. Dire che Metroid Prime è un FPS Adventure con elementi Platform mi sembra un tantino “instabile” come descrizione. Già chiamarlo FPA come alcuni l’hanno definito mi sembra un pò meglio
Detto questo, il problema principale di molti generi non risiede tanto nella loro poca varietà o nella strana descrizione che ne esce fuori in una recensione ma nell’involuzione che li ha colpiti pesantemente soprattutto in questa ultima generazione. Abbiamo la replica esatta di quello che è successo nel mondo del cinema diversi anni fa. Se pensiamo ad un film come Blade Runner, pieno di metafore e messaggi nascosti, e lo paragoniamo ad un film di fantascienza odierno tipo lo spettacolare ma vuoto Riddick (o quello che volete) ci possiamo rendere conto come la sostanza è stata in larga parte (ovviamente ci sono le eccezioni) sostituita dalla forma. Intrattenimento pure e sterile che fa dello spettacolo audio-visivo, dello stordimento, il suo punto forte. La foto che sto per mostrarvi è veramente emblematica.

Potete vedere la mappa tipica di un FPS di 20 anni fa affiancata a quella di alcuni moderni. Il genere non è stato preso a caso, visto che si tratta del più popolare. La cruda realtà è che una volta vivevamo di vera giocabilità, esisteva l’esplorazione negli sparatutto ed il livello risultava realmente articolato, le mancanze erano da imputare più che altro a limiti tecnici. Oggi invece? Sembra una cavolata ma realmente quella potrebbe essere la mappa di un livello di Call Of Duty o di un altro FPS medio. La totale mancanza di esplorazione, una linearità imbarazzante inframezzata da alcune (spesso troppe) cutscene di dubbia utilità sono il piatto tipico che ci viene servito in questa generazione. Certo, molti potrebbero obiettare che adesso l’ambiente di gioco è distruttibile, l’intelligenza artificiale migliorata (su questo a volte avrei dei seri dubbi) e il tutto risulta molto più realistico e dettagliato ma io risponderei: ci mancherebbe! La tecnologia ha fatto passi da gigante, siamo passati per altre due generazioni di console e abbiamo speso fior di quattrini per comprare un mega TV oltre a quelli per le nuove performanti macchine da gioco. Chiaramente la situazione non è così tragica, negli anni gli spiragli di luce si sono visti e titoli che hanno mescolato bene il passato col presente li abbiamo potuti apprezzare come il rivoluzionario Half Life 2 o lo spettacolare Halo, tuttavia non dovremmo accontentarci.
Un altro genere colpito, secondo me, da involuzione è l’Action-Adventure. Basta, per esempio, paragonare due vecchi giochi come il primo Tomb Raider o il sottovalutato Fade To Black con i recenti Uncharted 3 o Enslave per notare delle similitudini con quanto precedentemente scritto per gli FPS. La linearità, le cuscene e un certo senso di essere accompagnati per mano la fanno da padroni (su questo scriverò un articolo più avanti). Non apro il discorso dei JRPG perchè sarebbe lunghissimo e dolorosissimo per tutti i fan di questo genere, ormai veramente “ammosciato”.

Fortunatamente questa involuzione che sembra aver colpito i generi più blasonati, non la ritroviamo ovunque. I “settori” dove la simulazione della realtà la fa da padrone, hanno solo continuato a migliorarsi senza perdere nulla. Titoli sportivi e giochi di guida, in queste ultime due generazioni di console, si sono perfezionati in ogni aspetto. Le motivazioni risultano ovvie: cerchi di replicare qualcosa di realmente esistente di conseguenza non ti servono idee ma solo una tecnologia adeguata.
Potrei continuare a parlare ancora a lungo della cosa, scendere nei dettagli e coinvolgere altri generi (platform?) ma i tempi stringono e Fabio, il boss, vuole l’articolo ora di conseguenza chiudo ribadendo come, secondo me, vadano aboliti o almeno pesantemente riformati i generi videoludici in questo mondo dove, esclusi alcuni settori, ormai la forma ha il predominio sulla sostanza in maniera così netta da decretarne l’involuzione con la conseguenza di portare addirittura alcuni videogiocatori anziani ad abbandonare il mercato rifugiandosi solo sul retrogame e il collezionismo, in attesa di tempi migliori (vi assicuro che ce ne sono, ne conosco alcuni personalmente).





















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