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Assassin’s Creed: Revelation – Un viaggio da Mille e una notte

Il bello dell’età matura

Un vecchio detto popolare dice: “una mela al giorno leva il medico di torno”. Non ditelo a Desmond che quella dell’Eden proprio non gli è andata giù, visto che nell’ultimo capito della saga lo si era lasciato in una situazione “diversamente positiva”. Beh, è proprio da quel momento che si riprende il suo controllo: nell’Animus, l’ambiente digitale che tante volte ci ha fatto rivivere le esperienze passate di Ezio e Altair. Qui si incontra il soggetto 16, il protagonista degli enigmi dei precedenti capitoli, che ci tiene compagnia nelle prime fasi di gioco, cercando di aiutarci a ritrovare la strada di casa e uscire così da quella che è, in tutto e per tutto, una prigione della mente.

Dopo aver ritrovato il feeling col pad, e passati i primi momenti introduttivi, ci si imbatte nel primo cambio di scena e personaggio: Ezio in viaggio verso Masyaf. La splendida e maestosa sede degli assassini, vista nel primo Assassin’s Creed, ritorna sapientemente rivisitata. Qui i ricordi riaffiorano numerosi e faccio fatica a non citare lo stupore che ho provato nel vederla la prima volta: l’enorme senso di grandezza che riusciva a restituire era unico e difficilmente lo si può ritrovare in titoli dello stesso periodo. Asciugata la lacrimuccia dagli occhi, torno a parlare di Revelation, quarto e conclusivo capitolo della saga degli assassini di bianco vestiti. Dunque, ora si ha la possibilità di usare Ezio, visibilmente segnato dal passare degli anni sul suo volto (tipo un Fred Astaire, ma più muscoloso e fico), ma ancora capace di spettacolari acrobazie e agili combattimenti. La roccaforte dei discepoli del credo sembra completamente diversa adesso, complice il sapiente cambio di periodo, la notte, che rende tutto apparentemente più tranquillo e rilassante, con il vento che soffia tra le mura e la neve che fa da cornice, si viene guidati nelle prime fasi dal fantasma di Altair. Neanche il tempo di scattare qualche foto al paesaggio che subito si viene assaliti da vispi bulletti del castello, armati di poca simpatia e tanta voglia di far male.
Sistemata la faccenda bulli, si raggiunge finalmente la meta: il tesoro di Altair. Ovviamente l’entrata è sigillata e solo recuperando cinque chiavi sparse chissà dove potrò entrarci. La soffiata di dove poterle trovare ci arriva da un povero schiavo seduto ai piedi della porta. Dopo una generosa offerta, ci suggerisce di partire per Costantinopoli. Ok, vado, tanto la benzina non costa niente oggi giorno.

Dopo una piacevole crociera, si giunge finalmente a destinazione. Il paesaggio che ci si presenta davanti è stupefacente.  La città è immensa, viva e ben ricreata, con alcuni edifici più alti di altri che sicuramente potremo scalare. Yusuf, il maestro degli assassini locali, ci accoglie e dopo una lunga passeggiata nella città si raggiunge la sede degli assassini. Manco il tempo di un caffè che si comincia a fare sul serio. Il barbuto amico ci regala gentilmente una lama ad uncino da inserire nel braccialetto multiuso, da usare contro i cattivoni e per scalare edifici.

Proprio quest’ultima e le bombe sono alcune delle aggiunte che ho trovato particolarmente interessanti, che mi hanno aiutato nei numerosi combattimenti (forse facilitandomi troppo in alcuni scontri), ma che i giocatori con qualche problema di sincronizzazione delle dita come me gradiranno sicuramente, amanti di esplorazione e trama più che dell’azione frenetica. Chi da bambino si divertiva a sperimentare nuovi intrugli con il piccolo chimico, facendo esplodere il WC di casa, sarà felice di sapere che ora è possibile fabbricare bombe. Proprio così: coltelli, spade e lame che escono da ogni dove, sono affiancate da più moderni e devastanti ordigni che, in base a varie combinazioni di ingredienti, genereranno effetti diversi. Le più comuni e classiche che potete realizzare sono quelle a scoppio immediato o ritardato (consigliate a tutti gli amanti delle irruzioni in puro stile Steven Seagal) che uccidono il nemico all’istante e che garantiscono la quiete dopo la tempesta. Quelle tattiche/diversive che generano fumo, per un approccio più da fighetto con i capelli gellati,  consigliate per evitare gli scontri e allontanare il nemico. Altro tipo di bombe sono quelle ad aghi, dagli effetti tutt’alto che terapici e destinate a rallentare i tipacci che vi corrono appresso o le file di ragazze che vogliono un vostro autografo. Ovviamente recuperare gli ingredienti necessari per la loro costruzione è stato un gioco da ragazzi: è come rubare caramelle a un bambino di otto anni, visto che sparsi per la città ci sono numerosi posti in cui è possibile trovarli, come banchi di lavoro, cadaveri nemici e scrigni, non preoccupatevi.

Visto che siamo in argomento “nuocere la salute del prossimo”, vi parlerò un po’ di come ho trovato i combattimenti: leggermente rivisti e corretti. Sarò più preciso. Come detto in precedenza l’introduzione delle bombe ci ha dato la possibilità di allargare il ventaglio di approcci col nemico; stealth, letali o diversivi che siano, semplificano molto spesso la difficoltà. Bene, purtroppo i vecchi e cari scontri all’arma bianca qui non sono cambiati di molto. Ezio è una vera e propria macchina da guerra: inarrestabile, che infilza l’avversario manco fosse un pupazzo al burro e che obbliga il nemico ad aspettare in fila il proprio turno. Anche se non è stato fatto un gran lavoro per migliorarle , devo ammettere che le sequenze sono spettacolari e ben animate (esilarante l’animazione del tizio che cerca di aggrapparsi alla lama della spada infilzata nella sua pancia mentre cade).

Se da una parte ho notato pochi, se non minimi, cambiamenti nella sezione combattimento, in quella di esplorazione sono rimasto pienamente soddisfatto. Il fiore all’occhiello del titolo è Il recupero delle chiavi di Altair: ambientate in luoghi decisamente suggestivi da lasciare a bocca aperta, hanno un’impronta decisamente cinematografica e un’azione fluida che scorre via senza problemi, che dà al giocatore quel costante senso di “farcela per un pelo”. Da amante della serie di Lara Croft non posso che essere felice del ritorno di queste fasi più platform, già viste in Brotherhood con le tane di Romolo, ma sapientemente migliorate.

Le missioni secondarie, inserite un po’ a forza per aumentare la longevità del titolo, sono numerose: si parte da quelle dedicate al commercio e alla conquista dei quartieri, all’addestramento degli assassini fino ad arrivare alle ultime in stile tower defence. Dunque la parte riguardante l’occupazione di nuovi quartieri e la sua successiva amministrazione ritorna, senza particolari stravolgimenti di sorta, così come l’addestramento di assassini e la distruzione delle roccaforti Templari. Novità, invece, quella riguardante l’introduzione di sequenze tower defence, chiaramente più strategiche e caldamente sconsigliate a chi soffre di problemi di concentrazione (rimendiabile assumento massicce dosi di Ginko Biloba), in cui si dovranno posizionare i nostri uomini in modo da difendere le basi dall’attaco nemico. Tutte queste side quest sono a lungo andare molto ripetitive, ma saltabili, dedicate a tutti coloro che vogliono veder ritornare i propri soldi dopo aver rotto il salvadanaio (azzo, ho speso ‘na sacca di euri e voglio giocà a ‘sto gioco!). Ma la vera attrazione di tutto il carrozzone è Altair. Si, proprio lui, la luce che brilla nel buio, la star. In alcuni momenti del gioco, anche se brevi, potremo rivivere alcuni periodi della sua vita, ovviamente con gli occhi costantemente lucidi per la gioia. Anche Desmond avrà delle side quest dedicate, ma non hanno certamente il carisma di quelle del suo avo, perciò un pò deludenti e a volte frustranti.

Ed infine ritorna a gran voce tutta la parte multiplayer, già introdotta nel predecessore e contenete principalmente tutte quelle modalità già viste, ma con qualche piccola aggiunta che aiuta, assieme alle missioni secondarie, ad aumentare la durata del titolo, ma non è sicuramente il piatto forte.

In conclusione, dopo aver rimesso il blu-ray nella custodia, posso tranquillamente dirvi che tutti i fan della serie, e i giovani killer tremolanti alle prime armi, saranno sicuramente ripagati e i sessantanove euro e novantotto centesimi (con i due centesimi di resto dati in beneficenza) pagati all’impero del male qual è il vostro negoziante, non ci peseranno più di tanto, perchè qui, tutto quello che un seguace del credo desiderava, c’è. La degna conclusione di una saga, quella di Ezio, Altair (c’è anche lui, non ve l’ho detto?) e Desmond, che lascia doverosamente la porta aperta ad un suo seguito, c’è (già previsto per la fine 2012). La possibilità di affrontare alcune parti con lo splendente e carismatico Altair, c’è pure quella. Tutta la fase di free climbing degli edifici e di esplorazione all’interno di una vasta e ben ricreata città, manco a dirlo c’è. La colonna sonora composta da Jesper Kyd (carotoso, ma geniale): sua la partecipazione in titoli come Gears of War, Splinter Cell e Hitman, ovviamente c’è. Una grafica pulita, con animazioni dei personaggi ben curate e che offre un colpo d’occhio davvero di grande impatto, sì c’è.
Certo, i suoi problemi ce l’ha pure lui devo ammetterlo, i cinque anni sulle spalle del motore grafico si fanno sentire (tearing in primis), le missioni secondarie sono spesso ripetitive, l’intelligenza artificiale barcolla, ma in complesso ci si trova per le mani un gran bel titolo degno di essere giocato, grazie anche ad un buon doppiaggio e alla scrittura dei dialoghi più curata.

L’ultimo consiglio che posso darvi è questo: tutti quelli che hanno giocato ai precedenti Assassin’s Creed possono comprarlo ad occhi chiusi (con la versione PS3, da me testata,  si ha in regalo il primo Assassin’s Creed, mica pizza e fichi), mentre coloro che non hanno mai fatto uscire dalle proprie maniche la lama affilata, dovrebbero almeno recuperare il precedente (reperibile ad un prezzo ridicolo), pena la possibilità di godersi una trama ben articolata e affascinante.

Scritto da Roberto Fasolis

Tra un pigiare di tasti al pianoforte e uno scatto fotografico, il buon Roberto, in arte HankMoody, cerca in qualche maniera di scrivere su Parliamo di Videogiochi. La cosa non gli riesce benissimo, ma lui è ostinato e continua imperterrito a spargere lettere e parole in giro per il portale. Videogioca sempre meno oramai, per via dell’età che avanza, ma la passione non si spegne.

  • Roberto Fasolis

    Grazie, troppo buono!

  • Fabio “Drizzt” Di Felice

    Ottima prima recensione Roberto!