Joystick Ribelli

27 ott 2011 di

Joystick Ribelli

Intervista a Rossana Caviglioli

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Quest’intervista è stata realizzata da Giuseppe Saso e Gianluca Girelli.
Rossana Caviglioli è fondatrice e responsabile del Blog Joystick Ribelli.

- Innanzitutto presentati e dicci qualcosa di te..

Ho 28 anni e sono una giornalista free lance, almeno per il momento. Vivo a Milano, viaggio appena posso. Ho un’insana passione per Cronenberg, per la cucina etnica e per i paesi nordici. Putroppo è un pò che non ci torno e sto dimenticando anche le ultime parole di finlandese che ricordo.

- Da quanto tempo videogiochi? Sei una giocatrice occasionale od hardcore? Qual’è il tuo rapporto con la tecnologia?

Sono rimastra stregata dalla prima partita a Ms Pac-Man in un bar, con monetina offerta dai nonni. Dovevo avere sui cinque anni. Prima console, il Mega Drive. Con ore e ore spese a tentare di finire Sonic. Non potevi fermarti prima di aver sconfitto Eggman, perchè non esisteva ancora il salvataggio della partita. Però devo confessare di essere una giocatrice occasionale. Ultimamente ho avuto un ritorno di fiamma per Monkey Island. Mi sto rigiocando tutta la saga.

-Non capita tanto spesso di leggere trovarsi di fronte ad un blog videoludico gestito da una donna. E con contenuti molto più interessanti della media, aggiungiamo. Raccontaci cosa ti ha spinto ad aprire un sito di vg come Joystick Ribelli.

Joystick Ribelli è in realtà uno spin-off della mia tesi di laurea. Era il tempo della polemica su Left Behind e su Kuma War. La cosa mi aveva molto colpito e ho pensato che fosse un otttimo argomento per una tesi in Deontologia della Comunicazione. Con mia sorpresa, il mio relatore ha accettato con entusiasmo. L’argomento si è rivelato ancora più interessate di quel che pensavo e ho deciso di non abbandonarlo.

-Dicevamo, i contenuti di JR sono mediamente superiori alla norma dei siti videoludici italiani, che di fatto difficilmente vanno oltre al solito elenco giornaliero di news e recensioni. E’ un problema di scarso approccio giornalistico di gran parte delle realtà editoriali del settore videoludico o che altro?

Diciamo che io posso permettermi di affrontare argomenti di nicchia perchè scrivo su un blog privato. Una realtà editoriale più grande deve per forza di cose essere più mainstream. Penso poi che ci sia un problema generazionale. Man mano che i “nativi digitali” inzieranno a fare giornalismo e magari anche a dirigere delle testate, l’approccio alle nuove tecnologie cambierà. I videogiochi vengono ancora considerati da molti roba da bambini. E invece, ormai, sono un mezzo di comunicazione (e di propaganda) completo e potente.

-Joystick Ribelli spesso tratta di serious gaming, gamification, social gaming. Raramente si parla di giochi mainstream. Da una parte piccoli progetti che mostrano le potenzialità del videogioco come medium, dall’altra i soliti grandi videogiochi per le masse. Un punto di incontro è possibile?

Secondo me i videogiochi avranno un’evoluzione simile a quella del cinema nello scorso secolo. Iniziato come uno spettacolo da circo e poi diventato un’arte raffinata.Ora siamo a metà del guado. Ovviamente ci sarà sermpre l’equivalente del cinepanettone. Ed è giusto che ci sia.

-Qual è secondo te il videogioco che più di tutti ha espresso il potenziale espressivo e comunicativo del videogioco?

Questa è una domandona. Rispetto agli altri media, i videogiochi hanno il grande vantaggio di consentire una totale immedesimazione nel personaggio. E possono sfruttare la capacità del giocatore di prendere decisoni e modificare la trama. Vanno in questa direzione Bioshock, che ha iniziato a inserire scelte morali, e Halo 2, che costringe a cambiare continuamente il punto di vista.

-Secondo Shigeru Miyamoto “i videogiochi sono essenzialmente dei giocattoli”. I videogiochi possono veicolare messaggi.  secondo molti devono  se vogliono essere presi in seria considerazione. Eppure un Super Mario od unTetris non sono contenutisticamente inferiori ad un MetalGear o uno Shadow of The Colossus. Chi ha ragione?

Tutti e due. Continuando il paragone con il cinema, è come cercare di paragonare “2001 Odissea nello spazio” a “Guerre Stellari”. Ci sono film impegnati e film divertenti. E film che sono entrambe le cose. Nessuno l’ha mai visto come un problema.

-Per produrre il miglior fumetto del secolo bastano virtualmente carta ed inchiosto. Per realizzare il film della vita una telecamera e pochi altri strumenti. Per realizzare anche il più semplice dei giochi invece servono conoscenze molto specifiche. E’ l’impossibilità di poter realizzare un gioco con pochi mezzi il principale ostacolo dell’emancipazione del medium videoludico? Possibili soluzioni?

Le competenze tecniche credo che rimarranno sempre indispensabili. Ma un gioco bello e originale si può fare anche con pochi mezzi, come insegnano Molleindustria o Ian Bogost. Basta avere l’idea giusta.

-Lo scopo dei videogiochi deve essere ancora quello di divertire? C’è spazio per videogiochi non-divertenti?

Lo scopo dei videogiochi, anche di queli più complessi e filosofici, è per forza quello di divertire o quanto meno emozionare. Se no sono destinati ad essere dei flop. Poi bisogna capire come riuscire a veicolare un messaggio senza annoiare.

-Come vedi la stumentalizzazione politica dei videogiochi nel nostro paese?

I nostri politici, avendo un’età media scandalosamente alta, rientrano in gran parte tra quelli che considerano i videogiochi un passatempo per adolescenti e smanettoni. E’ una fortuna, o avrebbero potuto fare dei bei danni. Invece si concentrano solo sulla tv e lanciano ogni tanto qualche proclama sui videogiochi violenti. A differenza di quanto succede in america, qui nessuno sembra essersi accorto del potenziale. Il fatto che Giovanardi abbia accusato i Sims di spingere i giovani all’omosessualità dà un idea abbastanza precisa del livello del dibattito.

-Negli anni ’80 i cartoni animati giapponesi furono centro di numerose polemiche sulla (presunta) violenza e sulla cattiva influenza che potevano avere sui bambini. Oggi molti di quei bambini sono genitori a loro volta e a sentire certe scemenze probabilmente si farebbero quattro risate. Esiste un modo per superare i pregiudizi e stereotipi comuni della propaganda nazionale o aspettiamo che certi vecchi babbioni schiattino tutti quanti e che la natura faccia il suo corso?

La seconda che hai detto. Meglio risparmiare le energie per qualcosa di più costruttivo.

sito web: http://joystickribelli.wordpress.com/

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...