Tridimensional
Questo articolo è tratto da Players 04 che potete trovare gratuitamente in formato PDF qui.
Lo scorso marzo mi sono recato al party milanese organizzato da Nintendo per presentare a tutti gli appassionati la nuova console
portatile 3DS. L’atmosfera, fuori dal locale che ospitava l’evento, era quella che si respira in un tipico raduno di fanboy. Già dalla lunga coda all’ingresso e dal fatto che nessuno si lamentava per i tre quarti d’ora di ritardo con cui avevano aperto i cancelli, si poteva capire, infatti, che ci si trovava in una di quelle occasioni in cui “guai a parlar male di ‘sto 3DS ché altrimenti ti cacciano dalla festa”.
Mesto mesto, quasi fossi imbottito del Tavernello della casa, ho iniziato fin da subito a gironzolare per i tanti padiglioni presenti, zigzagando tra le postazioni di gioco allestite e le altrettante fanciulle appena maggiorenni (e di bianco vestite), che indossavano ognuna un cinturone di castità a cui era legata l’handled da provare. Dopo l’euforia iniziale, data principalmente dalla doppia consumazione gratuita, dal pass per il guardaroba e dal fatto che, per la prima volta in vita mia, erano finalmente le ragazze a venire verso di me proponendomi di giocare con loro, la mia attenzione si è focalizzata su alcuni titoli che, più di altri, mi interessava provare. Nell’ordine, ho potuto mettere le mani per una buona mezz’ora ciascuno su: The Legend of Zelda: Ocarina of Time 3D, Super Street Fighter IV 3D e Kid Icarus Uprising.
Quello che nei primi minuti di gioco poteva configurarsi come un problema legato al singolo software, la prima ora abbondante di prove effettuate, però, ha fatto sì che qualunque tipo di eccitazione datami dal momento (ok, standiste a parte), sia finita nello stesso cestino in cui, pochi attimi prima, avevo buttato i tovaglioli su cui mi avevano servito la cena: ogni movimento del mio corpo, ogni sussulto della console, ogni collisione con altri astanti, infatti, mi faceva perdere la posizione ottimale per godere della stereoscopia; inconveniente che mi annebbiava la vista e mi provocava un sensibile effetto vomito/vertigini tutt’altro che accattivante.
Nell’immediato, l’unica soluzione trovata al problema, se si esclude il rimanere immobile con sguardo fisso da pesce perpendicolare allo schermo (e già mi ci vedevo, in metropolitana), è stata quella di abbassare l’effetto 3D al minimo, arrivando quasi ad annullarlo, trovandomi di fatto alle prese con un Nintendo DS Lite, solo un filo più potente.
Tornato a casa, ho confrontato la mia esperienza con amici che hanno avuto modo di fare prove più accurate, e loro hanno ribattuto con un secco: “Sei fuori strada!”. Sarà… Rimane il fatto che l’intenzione di acquistare la nuova portatile Nintendo è andata a farsi
benedire, facendomi riflettere sul fatto che con una spesa leggermente più alta potrei accaparrarmi un ottimo iPad 1, che, oltre ad essere un oggetto multi funzionale, mi permetterebbe anche di usufruire di un catalogo sterminato di giochi molto economici, immediati e (strano a scriversi) portatili. Non ci saranno Mario, Samus e Link, ma se proprio dovrò farmi rubare altri soldi, tanto varrà farlo per qualcosa di davvero diverso dal solito riciclo in salsa Nintendo.





















