Quantic Dream e la questione dell’usato
Torniamo, ancora una volta, a cercare di riportare alla luce una notizia di qualche giorno fa che mi auguro nessuno abbia preso sul serio: i profitti di Quantic Dream riguardo le vendite di Heavy Rain. Come tutti, avrete letto anche voi i commenti del co-fondatore di Quantic Dream, Guillaime de Fondaumiere, riguardo al guadagno che avrebbero potuto ottenere se tutti i giocatori di PS3 avessero comprato il loro ultimo gioco. Al contrario, infatti, pare che un milione e più di utenti abbia preferito aspettare un po’ di tempo e recuperarlo usato ad un prezzo che ritenevano adeguato.
Insomma, sostanzialmente si sta parlando della scoperta dell’acqua fredda (che pare, secondo fondi attendibili, sia stata scoperta prima dell’acqua calda). Da anni oramai più o meno tutti i publisher e software house indagano, fanno ricerche varie, circa il mondo dell’usato, i profitti e le perdite che genera. E da anni, inevitabilmente, si lamentano di tutto ciò. Addirittura, Guillaime ha dichiarato che lui stesso ritiene che i videogiochi abbiano un prezzo troppo elevato, auspicando un accordo comune tra le varie parti dell’industria videoludica per far sì che il prezzo diminuisca e tutti possano comprare il prodotto finale ad un prezzo accessibile. Beh, insomma, s’è capito: Guillaime fa parte di quel milione di utenti che ha recuperato Heavy Rain dall’amico che ha realizzato (troppo tardi) di avere a che fare con un’opera particolare.
Insieme a quella dei DLC, dei vari Season Pass (L.A. Noire prima e Gears of War 3 e Forza Motorsport 4 dopo), la questione dell’usato è una delle questioni più cicliche del business del videogioco. Talmente ciclica che alcune delle menti più brillanti del marketing globale ha risolto la questione, tagliando la testa al toro con il metodo “Se non comprate il gioco nuovo, non potete avere le armi fighe o addirittura non potete giocarci online, gnegnegne. Oppure facciamo i bravi e vi permettiamo di acquistare un pass alla modica cifra di 15 euro. Grazialtrettanto”. O addirittura si vorrebbe impedire ai vari e-shop inglesi (play.com, zavvi.com, game.co.uk, Amazon giusto per citare i più conosciuti) di fissare prezzi così bassi e così competitivi tra di loro, in modo da far guadagnare di più ai vari produttori.
Questa cosa non va molto giù: crisi isteriche sui forum di mezzo mondo, gente indignata per l’ennesima cazzata di questa gen. Va bene che voi sviluppatori, dopo aver lavorato per molti mesi o anni, vogliate ricevere una giusta ricompensa per far divertire/svagare milioni di persone; ma almeno non trattate il videogiocatore come una gallina da spennare perennemente, lucrando sulla sua passione. Sono sempre stato dell’idea che il videogioco non sia un bene di prima necessità e dunque non può essere accessibile a tutti, ma ciò nonostante non vedo perché debbano avere prezzi così esorbitanti e/o aggiungere ammennicoli virtuali che permettano o vietino l’accesso alle modalità online. A dirla tutta, la mossa del Pass Online è stata sicuramente una buona trovata per limitare le perdite derivanti dalla compravendita dell’usato. Ma sinceramente: ha avuto molto effetto?
Sui mercatini si trovano con molta facilità copie di giochi con ancora il pass inutilizzato o semplicemente basta avere un po’ di pazienza in più per trovare il nostro prossimo acquisto ad un prezzo vantaggioso, ancora nuovo, nella terra d’Albione. E non ha avuto nemmeno una grande diffusione, fino ad oggi (sperando rimanga così per sempre), considerando che i titoli che ne usufruiscono sono molto pochi. Insomma, forse qualcuno che non vuole prenderci per i fondelli, c’è rimasto ancora.
Ci avevano promesso che con il digital delivery il prezzo dei videogiochi sarebbe stato più basso. Loro non hanno mantenuto la promessa, noi ci siamo adeguati. Insomma, vogliamo divertirci ma senza spendere molto, questo è chiaro da molto tempo. L’unica soluzione è credere (ma neanche tanto) che prima o poi qualcuno si deciderà ad abbassare i prezzi senza dover necessariamente puntare al digital delivery, in modo che tutti possano giocare, usufruire delle funzionalità online e ricevere soldi a palate per aver venduto milioni e milioni di copie di giochi che, forse, avrebbero potuto essere migliori.






















