The impossible 1000/1000
Questo articolo è tratto dal numero 05 di Players che potete scaricare gratuitamente in formato PDF dall’archivio.
Need for Speed: Hot Pursuit è un gran bel gioco; non tanto per l’efficacia estetica del motore grafico o la sensazione di velocità e controllo che il modello di guida riesce a regalare, quanto per il suo essere un prodotto votato all’arcade più estremo e soddisfacente.
Tra premi, classifiche, record, carriere, sbloccabili e la geniale introduzione dell’Autolog (un simil social network integrato che permea ogni ambito dell’esperienza ludica), il gioco incarna e concretizza tutto ciò che un amante dei racing arcade si aspetterebbe.
Tra questi “desiderata”, ahinoi, non si può evitare di inserire anche la dissennata rincorsa agli achievement, che in un certo qual modo dovrebbe essere giustificata dal raggiungimento del fantomatico 1000/1000 (o del trofeo Platinum per quanto riguarda la console Sony).
Cosa succede, però, quando per continuare a usufruire dell’offerta multiplayer viene imposta l’installazione di patch fraudolente, che non solo aggiornano il software ma aggiungono anche nuovi obiettivi, la cui conquista è possibile solo ed esclusivamente tramite l’acquisto di altre e costosissime espansioni a pagamento? Succede che l’utente un filo sveglio si incazza a morte con chi, in Electronic Arts o in Criterion Games, si è reso responsabile di tale scorrettezza che, in altri ambiti, si sarebbe potuto tranquillamente definire come un subdolo ma dichiarato tentativo di circonvenzione d’incapace.
Eh sì, perché se sulla dashboard di Xbox, invece di leggere 1000/1000, trovi scritto 1000/1390, le palle ti girano vorticosamente e per due motivi. In primis, perché ti trovi con tutta una serie di achievement che non puoi raggiungere e che sono vincolati a un software che, in realtà, non avevi acquistato e che magari nemmeno volevi giocare; in secondo luogo perché tutti quei punti vacanti vanno a inficiare le statistiche generali di completamento, introdotte per la nuova dash Kinect compatibile, facendoti sembrare un player niubbo e non competitivo.
Fosse solo questo il problema, le malefatte di EA e Criterion Games assomiglierebbero a quelle operate da molti altri publisher e sviluppatori prima di loro con vari titoli, ma i due hanno ben pensato di introdurre la cosa anche nell’interfaccia del gioco vero e proprio, con tanto di menù laterali che evidenziano il non espletamento di numerosi eventi o il mancato possesso di altrettante vetture, ovviamente sbloccabili solamente tramite esborso di sonanti Microsoft Point.
Il tentativo di spingere l’utente ad acquistare i singoli pacchetti per completare un’esperienza altrimenti evidentemente parziale è così ostentato, che personalmente mi è passata la voglia di spendere anche solo un centesimo in più nello store di NFS: Hot Pursuit; ma è un peccato, perché il prodotto è davvero notevole e gli appassionati, considerati come asini cui fare scegliere tra l’uso del bastone e la digestione della carota, avrebbero meritato di essere trattati con maggiore rispetto.






















