Rise and Fall – Le prime macchine da gioco

11 lug 2011 di

Rise and Fall – Le prime macchine da gioco

METEORE-Seconda Parte

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Nella seconda metà degli anni 50 il Giappone iniziava ad uscire dalla problematica situazione post conflitto. I giapponesi volevano dimenticare la guerra e pensare a divertirsi, le aziende erano alla ricerca continua di lavoratori, la crescita economica era in atto. La dominanza di americani nel suolo giapponese era ancora forte, numerosi ancora erano gli avamposti e le basi militari. Numerosi erano anche gli americani che vi stazionavano e che volevano divertirsi nelle pause tra una missione e l’altra o durante i periodi di congedo. Rosen pensò di offrire a questa utenza delle macchine da gioco, ma giudicava i prodotti dell’epoca privi di appeal o troppo identificabili con la cultura giapponese.

Il prodotto più diffuso è il Pachinko, macchina inventata a Nagoya nel negli anni 20 e successivamente rielaborata negli anni 30, una sorta di incrocio tra un flipper e una slot machines in cui numerose sfere d’acciaio introdotte dall’alto, andando a sbattere su degli ostacoli durante la caduta (solitamente asticelle), si  perdono se finiscono sul fondo o vengono vinte se si inbucano nelle fessure giuste.

Sebbene appetibiile ai giapponesi, Rosen sapeva che il Pachinko non era una macchina che gli americani avrebbero apprezzato. Decise quindi di importare dall’America flipper o altre macchine da gioco elettromeccaniche. In Giappone l’importazione di prodotti era fortemente limitata a tre specifiche categorie: prodotti di prima necessità, prodotti desiderabili o commerciali e prodotti di lussuria o piacere personale. La commercializzazione era fornita previa licenza di vendita dal MITI (Ministry Industrial Trade / Industry) che dopo numerosi sforzi di convincimento da parte di Rosen acconsentì a rilasciare proprio l’ultima delle 3 licenze.

Con una licenza per la commercializzazione fino a 100 mila dollari di prodotti import e un’accordo con una ditta di giochi di Chicago, Rosen iniziò ad importare i primi cabinati. I costi delle macchine, di spedizione e di dogana erano relativamente alti, ma il successo dell’operazione lo ripagò delle spese. Oltre ai flipper Rosen importò anche giochi sulla caccia o con fucili, sapendo che in Giappone questo genere di cose tirava molto. Se i costi di una partita in America erano mediamente di 10 centesimi, in Giappone arrivava tranquillamente al doppio. Rosen importò prodotti usati che negli  USA avevano poco mercato e che spesso giacevano a far la muffa in qualche deposito potendo contare sull’effetto novità. Un coin-op nuovo costava mediamente dai 600 ai 700 dollari, mentre Rosen riuscì ad acquistarli usati per 100 o 200 dollari. Il prezzo di partenza era basso, ma a questi bisognava aggiungere tasse, spedizione e altri servizi che facevano lievitare il costo della macchina quasi al livello di una macchina nuova.

Importando prodotti nuovi avrebbe pagato molto di più, quindi il gioco valeva la candela.

Le macchine funzionavano 24 ore su 24 e in meno di un mese il loro costo era pienamente assorbito. Gli americani avrebbero giocato a qualsiasi cosa pur di sentirsi a casa, mentre per i giapponesi quelli erano prodotti d’intrattenimento mai visti prima. Grazie ad accordi con le principali catene di negozi, cinema, distrubuori di bibite e giocattoli, Rosen riuscì a vendere i suoi prodotti in tutto il territorio giapponese, mentre una parte venivano acquistati dalle basi americane.

Giochi come Bear Gun, sparatutto aereo che montava un vero mitragliatore da caccia modificato, ebbero un’enorme successo soprattutto nelle basi americane e furono esportati in tutta l’Asia.

SEGA: GLI INIZI

Non ci volle molto prima che i successi delle attività di Rosen vennero fiutati da altre aziende americane e giapponesi. Tra i principali antagonisti di Rosen, la Taito Trading Company e la Nihon Goraku Buson.

Taito era un’azienda giapponese fondata nel 1953 dal russo Micheal Kogan che all’epoca si occupava di vendere distributori automatici di bevande e snack, mentre in seguito avrebbe sviluppato internamente una serie di flipper e numerose serie di juke-box. Solo anni più tardi il suo core business sarebbe stato  lo stesso di Sega, anche se Taito si concentrò inizialmente sullo sviluppo software e hardware limitatamente al mercato arcade dove negli anni 70 spopolò con il gioco Space Invaders, a tutt’oggi una delle icone videoludiche più riconosciute.

La Service Games (inizialmente Standard Games) invece fu fondata da Martin Bromely, Inrving Bromberg e James Humpert nel 1940. La società forniva giochi elettromeccanici da inviare all’esercito americano dislocato nella zona dopo il conflitto mondiale e nei seguenti movimenti americani nell’oceano pacifico. Nel 1951 la Service Games si spostò nel più fruttuoso e strategicamente importante mercato giapponese dove si registrò con il nome di Nihon Goraku Buson. NGB riuscì a vendere volumi di juke box molto alti rispetto alla concorrenza perchè a differenza della società di Rosen, la NGB disponeva di varie catene di montaggio.

Nonostante l’evidente rivalità di mercato, Rosen finì per avere rapporti di stima e amicizia con gli altri due competitor.  Alla fine del 1964 la Rosen Enterprise e la Nihon Goraku Buson iniziarono a parlare di fusione unendo i punti forti delle due società: la distribuzione capillare e la conoscenza del territorio della prima avrebbero permesso una maggiore penetrazione nel mercato, mentre le  fabbriche sul suolo giapponese della seconda avrebbero eliminato il problema del dover comprare le macchine dall’estero. Nel 1965 nasce la SEGA Enterprise Limited il cui nome era la contrazione di Service Games, nome orignale della società nonchè marchio con cui la  stessa NGB vendeva i propri prodotti. Rosen sarebbe diventato il primo presidente della società.

I PRIMI COIN-OP

Ora che Rosen disponeva di ingegneri e di una fabbrica, quello che mancava erano idee per la creazione di nuovi giochi. Rose chiuse i rapporti con la società di Chicago, non solo non sarebbe più servito importare prodotti in Giappone ma potevano perfino permettersi di esportare i propri prodotti all’estero. Nel 1968 esce Periscope, il primo coin-op di successo di SEGA. Periscope nacque dalla mente di Rosen stesso e consisteva in un cabinato di tipo elettromeccanico con un vero periscopio riadattato mentre sullo sfondo imperversava una battaglia navale.

Con il periscopio il giocatore doveva intercettava le navi (realizzate in plastica), valutare la distanza che si muovevano davanti lo sfondo e quindi premere il tasto del siluro. Un fascio di luce indicava il percorso sottomarino del siluro e confermava il raggiungimento del bersaglio e il sucessivo affondamento. Nonostante il costo elevato (quasi 1300$, il doppio delle macchine tradizionali) del cabinato Periscope ebbe un buon successo tanto da venir commercializzato anche in America e in Europa. Periscope inoltre fu il primo cabinato a funzionare con gettoni da 25 centesimi laddove tutti i precendeti giochi funzionavano con le allora classiche monete da 10 cent. Il cabinato era più grande rispetto la media caratteristica che sarebbe diventata una costante, un segno distintivo nei coin-op Sega. In quegli anni Sega introdusse molti coin-op al ritmo di circa uno ogni 2 mesi, la maggior parte dei quali derivavano da idee assolutamente nuove e originali.

Nel 1970 esce Jet Rocket, un simulatore di aerei dove sul cabinato era montato una cloche molto realistica e il cui funzionamento era per certi versi simile a Periscope. Sega inviò alcuni prototipi ad aziende americane ed avendo intuito l’interesse per il prodotto iniziò subito la produzione. Ma il costo di quest’ultimo cabinato era davvero eccessivo sicchè i tre maggiori importatori di Chicago si tirarono indietro. A quel punto Sega decise di poter fare a meno di esportare i coin-op all’estero e quindi per un po’ si concentrò sul solo mercato interno.

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