Ōkamiden

20 giu 2011 di

Ōkamiden

Pork Chop!

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Cinque anni fa Clover Studio (R.I.P.) e Capcom portavano su PS2 Ōkami, un action adventure abbastanza particolare.

Un lupo bianco divino, aiutato dai poteri elargiti da altre divinità animali da usare col pennello celeste e accompagnato da un minuscolo samurai, era impegnato a salvare il Giappone dei tempi del mito. Un viaggio molto lungo segnato indelebilmente dal meraviglioso stile grafico modello dipinto antico, e dalla possibilità di bloccare e trasformare ogni attimo del gioco in una tavolozza bidimensionale su cui usare il pennello celeste per interagire con gli elementi del mondo di gioco. Tracciare un cerchio nel cielo faceva splendere il sole, fare lo stesso attorno ad un albero morto lo faceva rifiorire. Una linea orizzontale tagliava in due rocce che bloccavano il cammino e tanto altro con la resurrezione di particolari alberi guardiani che davano vita alla rivitalizzazione totale della terra e natura morente del posto con alcune delle cut scene più artistiche, maestose e indimenticabili che giustamente sono state snobbate dai fraggatori del mondo intero. Neanche la versione Wii gli fece cambiare idea.

Ōkamiden (NDS, ntsc/uc, Capcom) a questo proposito è un piccolo miracolo, viste le scarse vendite del predecessore e pure un caso un po’ strano. Non è affatto un seguito spirituale per attirare nuovi utenti ma un seguito diretto, ambientato nove mesi dopo gli eventi che conosciamo (e se non li conoscete ci sono i riassuntini nelle apposite schermate). Tutto o quasi quello che ha reso famoso e contraddistinto Ōkami è presente anche in Ōkamiden ma la luce si sposta sulla generazione successiva discendente dai vecchi personaggi (pure nelle divinità) e su qualche ritorno. Chibiterasu è il cucciolo di mamma Amaterasu e il nipotino di Shiranui. Un bel lupacchiotto color bianco neve per la gente normale ma adornato di simboli mistici di color rosso e altri dettagli per chi è in grado di vederne la vera natura, divina. Come la mamma in precedenza, dovrà portare la pace nell’antico Nippon insieme a vari aiutanti.

 

Chibi difficilmente viaggia da solo e spesso si porta in groppa un NPC che lo supporta sia negli scontri coi nemici che durante la risoluzione delle decine di puzzle grazie a caratteristiche e abilità peculiari. I nemici sono ancora visibili nel mondo di gioco: basterà toccarli per essere trasportati in una piccola arena dove combatterli usando una delle nostre armi e le tecniche del pennello per darci una marcia in più. I combattimenti sono piuttosto semplici, mera formalità e elargiscono soldi e materiali con cui potenziare le armi. Vi sono numerose missioni opzionali e segreti da scoprire in Ōkamiden che vi terranno impegnati per più di una ventina d’ore, una lunghezza soddisfacente per un titolo NDS ma abbastanza esigua paragonata a quella di Ōkami. Ci sono meno cose da fare, meno locazioni da visitare, meno poteri da ottenere e meno varietà in generale. E in fondo è un bene. Per quanto notevole, Ōkami era un tour de force mentre Ōkamiden soddisfa il giusto.

Tecnicamente riproporre la vecchia magnificenza visiva su NDS è stata un’impresa non da poco e il risultato finale è molto buono. Peccato per numerosi rallentamenti nelle zone più affollate e con gli orizzonti più lontani, nonostante le aree più grosse non siano più senza soluzione di continuità ma divise in varie zone con piccolo caricamento annesso. Torna anche un sensibile pop up per gli elementi di contorno, come alberi, animali, rocce e nemici stessi, difetto presente anche in Ōkami e che rendeva l’individuazione degli animaletti da trovare un incubo (ma qui non ci sono). La colonna sonora è ancora composta con gli strumenti giapponesi classici e risulta più che convincente e d’atmosfera anche sparata dalle micro casse del NDS. Il prezzo da pagare per i molti luoghi da visitare, brani musicali e cut scene presenti è un unico misero slot per i salvataggi.

 

Dove Ōkamiden si trova davvero a suo agio è, banalmente, nelle fasi di disegno col pennello. Bloccare la scena e scarabocchiare qualcosa col pennino sul touch screen è semplice e veloce. Peccato che entrambi i tasti dorsali siano dedicati al blocco della scena quando se ne sarebbe potuto lasciare libero uno adibito a lock-on durante gli scontri. Un po’ peggio invece per quanto riguarda la croce direzionale per il movimento nello spazio tridimensionale che presto porterà a qualche solco nel pollice. Un piccolo difetto del gioco è dato dall’impossibilità di affrontare un determinato problema in più modi diversi. Ad esempio, nelle case di una città si vedono chiaramente delle casse del tesoro dietro ad alcune tendine di bambù. Un colpo di vento sarebbe l’ideale per spostarle, invece è necessaria l’esplosione di un fuoco d’artificio per spingerle verso l’alto. In un’altra occasione dovremo scovare più volte un personaggio che si nasconde dietro ad alcuni oggetti. La prima volta il nascondiglio è palese ma, di nuovo, verrebbe da pensare che una folata di vento sia l’ideale per risolvere il problema, salvo poi scoprire che il metodo da usare è ben più drastico. Questi non sono gli unici casi isolati e dispiace vedere il ritmo di gioco subire dei cali improvvisi finché non si trova l’unica soluzione possibile al problema che ci viene posto.

Altre pecche riguardano le cut scene. Sono molto più brevi di quelle lunghissime di Ōkami ma sempre abbastanza frequenti e lente nonostante i soliti mugugnii incomprensibili emessi dai personaggi facciano di tutto per tenervi vigili e attenti. Le scenette inoltre non possono essere messe in pausa ma solo saltate. Come tocco finale, una tirata d’orecchi a chi di dovere per la presenza di ben più di una manciata di refusi nella traduzione.

Ōkamiden si mantiene un’avventura discreta in generale per i neofiti e un piacevole ripassino, per la maggior parte del tempo, per i vecchi fan a cui questo seguito è chiaramente indirizzato.

 

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