Dot Hack

20 giu 2011 di

Dot Hack

Di (cr)hacker, di identità rubate e del NO della comunità videludica

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Ultimamente non passa giorno che non si abbia notizia di qualche compagnia, videoludica o meno, che non abbia subito un tentativo, riuscito o meno, di intrusione nei propri database. Solo in ambito videoludico, nell’ordine, prima l’attacco al Playstation Network, poi Sony Online, poi Bethesda, poi Bioware,  poi EveOnline e Minecraft, ora il Sega Pass.

“Cina”, esordiva la quarta puntata di Flash Forward nell’identificare i mandanti dell’attacco. Sicuramente centrano i russi che detengono il monopolio dello spam, senza contare che hanno spie ed hacker piuttosto gnocche.  Che sia Anonymous, oramai considerata l’Al Quaeda del terrorismo videoludico, o l’esordiente Lulz Security, la comunità videoludica ha poco da ridere. E non perché trovarsi i propri dati diffusi su internet sia una seccatura, non perché si è costretti a cambiare password e dati ogni 2 giorni, non perché non si può giocare al gioco preferito per colpa di server down.

La verità è che la comunità videoludica si è rotta le balle. Dopo anni in cui le grandi società erano considerate la fonte di ogni male, per cui ogni colpo subito era visto come una giusta punizione a chissà quale atto di malvagità, i videogiocatori ha capito che che atti come questo danneggiano solo loro. Giustamente ora ne hanno piene le balle. Gli hacker, che poi sarebbero cracker ma facciamo gli ignoranti, prima venivano considerati da taluni un’arma dalla  nostra parte, oggi sono finalmente visti come criminali. All’ennesima dichiarazione da parte del solito un gruppo di fare questi atti per il “bene della comunità” partono solamente vaffanculo assortiti.

carta rubata

Eppure nei comunicati di Lulz e soci, qualcosa di vero c’è: se gli attacchi sono efficaci è perché le infrastrutture sono dei gruviera e la sicurezza informatica è a livelli minimi. Il PSN fu buttato giù per una bug nel software del database ampiamente conosciuta e mai corretta. Come possono essere messi dati così importanti in strutture così poco raffinate e sicure? Le aziende spendono milioni di dollari in pubblicità ma poco si preouppano della gestione delle infrastrutture, che pure costano e abbisognano di essere rinnovate in continuazione.

La preoccupazione di tutti è che i dati vadano a finire nelle mani di organizzazioni criminali. Ma è una paura (quasi) senza fondamento. Non è che questi non abbiano niente da fare che spendere migliaia e migliaia di euro per dati che difficilmente potranno usare, visto che accedere ad un conto bancario anche avendo i dati non è così semplice, oltre al fatto che le banche hanno sistemi di protezione e di garanzia per problemi di questo tipo In realtà spesso questi dati vengono comprati sottobanco da ditte legalissime che li useranno per ricerche di mercato o robe simili. Mal che vada vi troverete la cartella piena del solito spam.

In una generazione che non si fa problemi a raccontare i cazzi propri su Facebook pubblicando l’inimmaginabile senza pensare che molti dei dati inseriti verranno passati a terze parti, fa specie preoccuparsi di qualcosa che finirebbe nel 95% dei casi alle stesse società.

Da un certo punto di vista, questa situazione non può che far bene al giocatore, che deve finalmente capire che danneggiare una società che offre un servizio danneggia prima di tutti gli acquirenti, e soprattutto deve conoscere quali sono i rischi del mettere le proprie informazioni importanti in rete. Di sicuro non ci sentiamo di ringraziare Anonymous e Lulz per averci aperto gli occhi.

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  • http://pulse.yahoo.com/_WWKNK6TCFZ4NVZJ3B7JIOHKO5M Anto

    Ho come l’impressione che se fossi d’accordo con quello che sta dicendo, non ti preoccuperesti tanto della forma, ma sicuramente mi sbaglio.
    Se non sei d’accordo con lui basta dirlo, ma non attaccatevi alla forma.
    Ha fatto un discorso condivisibile sulla religione dei soldi. Poi neanche a me piace sempre il suo atteggiamento ma il vostro di superiorità data dall’essere presumibilmente in linea con la condanna dell’alrticolo, non è meglio. Tutto qui.
    Ingmar

  • POEoeta

    me ne starò buono XD!

  • Gianluca

    Non credo tu ti possa permettere ancora per molto questo finto atteggiamento suplinale, tuttalpiù che questo continuo scrofandarsi da tapioco frustrato condiziona la sbrigatina di poi. O fughi?

  • POEoeta

    caso*
    hahahahahha che GIgaffe!

  • POEoeta

    XD
    nn li batto a casa, però metto delle puntine sui tasti barcaperfezzionali per allenarmi negli stangage!

    che è gamesblog?

  • LRV3004

    E io che pensavo fosse una nuova rubrica di Players.

  • Gianluca Girelli

    Poeta, esprimiti in italiano.
    Se vuoi battere i tasti a caso sulla tastiera c’è sempre Gamesblog. Vai li. Ti accoglieranno a gambe aperte.

  • POEoeta

    no…..il fatto è……NOI CHE VOGLIAMO…?
    criminalFARE hakerando dati altrui, o vendere noccioline sotto casa, se l’obbiettivo è $OLDI giusto che si usi qlks mezzo…
    diverso è il discorso se stiam parlando DA COMUNITà E PER LA CUMINITà…che forse nn c’è mai stata….o cmq….
    qui si divide…chi lo fà x IDEOLOGIA RELIGIOSA….e chi prega x stare bene….
    alla fine conta solo COSA UNO è CAPACE DI FARE  E COME LO Fà….
    cambiate religione…..siate satanici XD!

  • A.R.D.

    Quoto, anche se in realtà credo che gran parte di tutto ciò sia anche dovuto ad una sorta di tsunami mediatico scatenato dall’evento PSN. Reputo di gravità rilevante solo il caso di Sony, che ha visto coinvolti anche i dati delle carte di credito; sinceramente non trovo che nome e cognome o l’indirizzo mail siano dati così sensibili come vogliono farci credere i mass media, specie se consideriamo il fatto che ad ogni registrazione online ci vengono sempre chiesti suddetti dati.