Final Fantasy IV Complete Collection
Square Enix vuole i nostri soldi e considerando cosa propone su PSP in questo caso e a che prezzo, direi che possiamo pure darglieli.
Il caso in esame presenta la sesta iterazione di Final Fantasy IV accompagnata dalla raccolta completa di tutti gli episodi usciti sotto il titolo di The After Years su Wii un paio di anni fa. Il tutto è inframezzato da un nuovo breve scenario chiamato Interlude che fa da collegamento e preambolo a TAY che è ambientato ben 17 anni dopo gli eventi di FFIV, proseguendone la storia e soprattutto l’evoluzione dei suoi personaggi. Potete giocare i titoli nell’ordine che volete e in TAY potrete scegliere da quale delle varie storie partire, tranne che dalle due che devono essere sbloccate finendo prima le altre.
L’operazione raccolta ha portato ad una ripassata generale del comparto audio-visivo. Abbiamo quindi una grafica bidimensionale potenziata, sprite ridisegnati e effetti speciali molto convincenti. Questo nuovo FFIV è un potenziamento del “vecchio” FFIV, non del suo remake tridimensionale per NDS. Scordatevi le mini mappe che completate vi elargiscono oggetti extra, le side quest di Namingway, gli Augments, il New Game+ e un paio di boss esclusivi e tutte le aggiunte e migliorie apportate a tarare al meglio i vari boss del gioco e quanto altro. Il FFIV che abbiamo per le mani mantiene la possibilità di muoversi correndo e la parte del post game della versione GBA ma a livello di gameplay di base è il nostalgico, impegnativo e bastardo FFIV che gli appassionati conoscono e che non vorrebbero fosse diversamente. A livello audio non vi è traccia di alcun doppiaggio ma la colonna sonora è stata riarrangiata completamente con risultati più o meno convincenti. E’ sempre possibile passare a quella originale, indimenticabile e perfetta come solo Uematsu poteva concepirla un ventennio fa.
Interlude invece non si distingue quasi per nulla, in quanto è solo uno scenario in prevalenza limitato e su binari dove seguire determinati eventi. Il divertimento maggiore è vedere la nascita di alcuni dei pupi che andranno a fare da eroi in TAY, una storia enorme divisa in dieci parti di cui solo tre o quattro obbligatorie e le restanti opzionali. Gli eredi dei precedenti eroi e i vecchi eroi stessi affronteranno una nuova minaccia e spesso a seconda della storia che seguirete potrete incontrarne i personaggi di un’altra impegnati nella loro rispettiva missione e via dicendo. Finire ogni storia è l’unico modo per capire ogni retroscena della trama.
TAY a causa della sua struttura frammentaria potrebbe piacere o meno. Il quantitativo di backtracking è notevole, così come il riciclo di ambientazioni da FFIV. Ha le sue aggiunte, i suoi sprite ridisegnati, numerose mosse speciali concatenabili tra personaggi, qualche locazione nuova e una manciata di brani musicali inediti ma è meglio affrontarlo a brevi pezzi. TAY rischia infatti di causare un esaurimento nervoso; il gioco è estremamente fedele al gameplay di FFIV ma la sua durata totale è più del doppio. Scontri casuali ogni due passi sono il minimo che vi può capitare; ritrovarvi con le spalle al nemico è invece spesso la ciliegina sulla torta. Avendo anche dei party molto ristretti in ogni storia la sfida è ancora più grande. Solo alla fine e a seconda delle storie completate, dei personaggi sopravvissuti e dei save data importati avrete un roster di oltre venti pupazzetti tra cui scegliere e finalmente costruire un party che pesti duro tutto e tutti. Invece no, perché il dungeon finale è appositamente tarato su questa possibilità, trovandovi totalmente impreparati se avete fatto i furbi nelle storie precedenti. Arrivare alla fine di TAY è un parto, un’esperienza lunga, sofferta e travagliata. Non per tutti, ma a quel prezzo è un affare. Una raccolta consigliata a chi vuole due jrpg come non li fanno più e ha un sacco di tempo da dedicargli.
























