L.A. Noire
La genesi di L.A. Noire è stata piuttosto travagliata. Presentato come esclusiva PS3 durante la conferenza Sony dell’E3 2005, sparisce per anni lasciando presagire la cancellazione. Quando un titolo ritarda di 1-2 anni la scusa è quella di affinare il gameplay, se gli anni salgono a 4-5 bisogna iniziare a preoccuparsi, se superi i 6 hai un Forever nel titolo. L’equazione è più o meno valida anche stavolta.
L.A. Noire si compone di due tipologie di gameplay, la prima focalizzata sulla ricerca di indizi ed interrogatori, la seconda sul pattugliamento delle strade. Una funziona discretamente, l’altra no.
Nel primo caso è richiesto di indagare su vari omicidi, alcuni dei quali collegati tra loro. E’ importante la ricerca degli indizi poiché ad essi vengono correlate domande attinenti. Non è necessario spulciare l’area ossessivamente come nella peggiore delle avventure grafiche poiché in qualche modo è sempre possibile raggiungere il risultato finale. Una volta raccolti gli indizi e parlato con i testimoni, inizia la fase degli interrogatori. Due delle tre scelte possibili, Verità e Dubbio non sono così selettive; al giocatore è richiesto di guardare in faccia il sospetto cercando di capire se dice la verità. Purtroppo il meccanismo ed i comportamenti del sospettato sono sempre abbastanza fumosi, e anche quando si è praticamente certi della veridicità delle affermazioni si incappa in errori o ci si becca una X dopo aver espresso un dubbio lecito. Alimentando il dubbio è possibile torchiare il sospetto per cavargli ulteriori indizi sopperendo alla mancanza prove certe, ma la modalità di convincimento funziona piuttosto a random.
Meno adito a dubbi è invece il meccanismo di Menzogna, che similmente a Phoenix Wright è efficace a patto di aver in mano una prova schiacciante, prova che però deve essere individuata a priori. Potrà capitare di non poter incastrare il sospettato, nonostante gli elementi si incastrino perfettamente, solo perché avendo perso in precedenza un indizio non viene “attivata” la deduzione correlata. Questo meccanismo stona con la capacità di Rockstar di narrare il giallo; a differenza del piuttosto statico titolo Capcom, in cui tutto e bianco o nero e dove l’intuizione è fondamentalmente limitata alla sola udienza, in L.A. Noire un appassionato del genere può arrivare alla soluzione anche solo prestando attenzione all’uso delle parole, ma non potrà incastrare il sospetto per le meccaniche di gioco poco versatili e le troppe variabili non immediatamente definibili. Avremmo preferito inoltre una soluzione alla Heavy Rain in cui fosse stato possibile andando avanti pur fallendo completamente, cosa non possibile nel titolo Bondi in cui anche in mancanza totale di prove c’è sempre almeno uno scontro a fuoco o una fuga a determinarne l’epilogo, anche se può capitare di mandare in gatta buia la persona sbagliata.
La seconda tipologia di gameplay è invece un contentino all’utenza Rockstar ma il risultato è approssimativo e appena abbozzato. Una Los Angeles perfettamente ricreata è inutile se mancano pretesti per visitarla. Ci sarebbero le missioni secondarie, se non fosse che fanno rimpiangere quelle di Far Cry 2: nel migliore dei casi accettata la chiamata si prosegue con una sparatoria alla Uncharted, poi corsa per beccare il fuggitivo; nel peggiore dei casi…scopritelo da soli!
Se da un punto di vista strutturale L.A. Noire può apparire caotico, non fallisce invece dal punto di vista narrativo come nella migliore tradizione Rockstar , dove le storie sono collegate da un filo comune che ben si cela dietro la riuscita o meno di un caso. A stupire in un comparto grafico non rivoluzionario ma sicuramente ottimo, è l’animazione facciale dei protagonisti, la cui perfezione ha già messo un paletto tra il prima e il dopo L.A. Noire, e non è un caso che già altri sviluppatori stiano tentando la stessa strada.
L.A. Noire è un titolo tutto sommato convincente ma palesemente gravato da scelte di gameplay posticce. Gli autori, gli stessi di The Getaway, confezionano un titolo interessante ma incompleto, da cui L.A. Noire prende spunti ma anche diversi difetti. Quell’ambizione che nel titolo per la piattaforma Sony di certo non mancava, avrebbe reso il titolo più completo ma probabilmente anche indirizzato verso un pubblico più di nicchia. Sarebbe stato meglio eliminare gli inutili orpelli ma anche così non c’è da lamentarsi troppo.
























