I videogiochi sono arte
Sono più 10 anni che seguo siti, forum, eventi, assemblee, raduni di/sui videogiochi, e in questi 10 anni uno degli argomenti più gettonati, o per meglio dire stra-reiterati,è quello sull’artisticità del videogioco. I videogiochi sono arte? Si. No. A Foggia, ma solo la domenica pomeriggio. Prima che scappiate a gambe levate gridando come pazzi, vi dirò con tutta franchezza che la questione è stata sempre piuttosto sopravvalutata e anche se sembrerà molto presuntuoso da parte mia penso, anzi so, di aver trovato la risposta alla Domanda (con la D maiuscola). Non è “42” e non dovremmo aspettare l’estinzione della nostra specie per scoprirla.
C’è chi dice che un prodotto, per definirsi artistico, debba veicolare un messaggio, trasmettere emozioni, essere cultura. Analisi troppo banale e superficiale, infatti non spiega in che modo ogni componente riesce a trasmettere qualcosa a chi ne usufruisce. Io infatti piango ad ogni puntata di Tempesta D’amore.
Io invece porrei il discorso in maniera diversa. Supponiamo che mentre state leggendo queste righe qualcuno riesca a sfilarvi il portafogli, da seduti, per poi spendere i vostri soldi in qualche acquisto costoso, riuscendo persino a rimettere il portafogli nelle vostre tasche senza che ve ne accorgiate. Cosa pensereste del novello Lupin , oltre che ad una compilation bestemmie assortite? Dovete ammettere che il colpo non era tutt’altro che semplice. Suddetto ladro potrebbe definirsi un artista del furto e il furto stesso un’arte.
E se con la vostra carta di credito fosse stata commissionata ad una bravissima chef una torta multistrato superfarcita e finemente decorata? Pensate che alcuni Chef si definiscono “artisti della cucina”. E immaginiamo pure che quest’ultima sia stata circuita da un gran seduttore, con tante di quelle conquiste che tra di esse figura anche la vostra ragazza? Un artista della seduzione, non c’è dubbio (come non c’è dubbio che…vabbè, lasciamo perdere NdR).

Se possiamo considerare artista un abilissimo ladro, una provetta chef o un ineffabile amatore, perché allora un game designer non si considera un artista e il suo prodotto arte? Perché un furto può essere arte e un videogioco no?
Il ladro sa manipolare alla perfezione gli elementi specifici del suo mestiere: tecnica manuale eccelsa, tanto allenamento, movenze felpate e una coscienza dell’ambiente totale. Lo chef sa utilizzare componenti essenziali come gusto e olfatto, è a conoscenza del valore di diversi ingradienti e sa presentare visivamente prodotti impeccabili. L’amatore invece gioca con e sui sentimenti, sull’aspetto e sul modo di fare. Ognuno di loro sa usare gli elementi distintivi propri del suo campo o sa rielaborare elementi esterni a proprio vantaggio.
Il videogioco pare invece far affidamento su elementi propri di altre arti per evidenziare la propria artisticità. Spesso si fa l’errore di considerare “artistico” il videogioco con una bella trama, o una bella colonna sonora, o una bella fotografia. Invece il videogioco dovrebbe invece basare la sua artisticità partendo da elementi distintivi che ne definiscono la natura: interazione e gameplay. Se nella musica l’artista è colui che sa usare gli strumenti e i suoni nel miglior modo possibile senza nemmeno dare troppa importanza al testo, nel cinema il regista di valore è colui che sa usare la telecamera rielaborando la fotografia e usando in maniera mirata la musica facendone strumento proprio.
Ne consegue quindi che i videogiochi non sono arte. O meglio, possono esserlo ma fino ad oggi lo sono stati raramente.
Metal Gear Solid (uno a caso, eh) è arte fintanto che su schermo compare Fission Mailed, accede alla memory card, richiede di leggere sulla confezione del CD o di farti staccare il pad. Smette di essere arte, e ammorba pure, quando parte con i fullmotion, ti fa sorbire ore di dialoghi e usa soluzioni di camera virtuale riprese paro paro dal cinema. Ico invece, pur con le sue ambientazioni suggestive, non è arte fino a che non chiede al giocatore di interagire con Yorda. E’ arte invece un Rez che manipola la musica ai fini del gameplay, così come sono arte l’iMuse e i suoi derivati. E’ arte anche Tetris (e tutte le sue varianti) che riesce a trarre il massimo da un gameplay che parte da appena 4 forme. E’ arte Ikaruga che obbliga a processi mentali complessi partendo da una base piuttosto semplice.
Miyamoto sostiene che i “videogiochi sono essenzialmente dei giocattoli”, ma nel frattempo negli Unite States of Videogames la National Endowment for the Arts fa menzione che saranno suvvenzionati i prodotti artistici più meritevoli con 200mila dollari, e tra questi figura li in mezzo la dicitura “giochi interattivi”, anche se già nel 2006 una corte di Detroit aveva affermato che bloccare i videogiochi considerati violenti era incostituzionale in quanto forma di espressione creativa. Miyamoto dovrebbe vedere Super Mario Cloud, esperimento visivo dell’artista Core Arcangel del 2002 in cui un Super Mario Bros viene privato di gran parte di codice e di tutti gli oggetti a schermo e ciò che resta sono semplicemente le nuvole che passano. E’ l’algoritmo di movimento del background che diventa arte.
Mi rendo conto che questa non è una risposta a tutto, gente con più cultura (e tempo) di me ha provato a dare una risposta alla Domanda, anche se devo dire che nessuna spiegazione mi è mai parsa troppo convincente. Può darsi però che la Soluzione (con la S maiuscola) ci sia già stata data e io (noi) non l’abbiamo compresa. Boh, chiederò al Bittanti, lui ne sa di cose…






















