Portal 2

10 giu 2011 di

Portal 2

La patata tira

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Appena terminato Portal,nonostante il gameplay unico e originale, m’è rimasto un dubbio nella testa: riuscirebbero queste meccaniche a reggere nella forma di un gioco completo?. Devono averlo pensato anche in Valve, visto che da quanto si legge nel documento The Final Ours of Portal 2, l’idea era inzialmente quella di creare un gioco senza portali, incentrandosi su meccaniche totalmente nuove. L’idea fu rigettata ma la sensazione è che qualche dubbio sia rimasto pure a loro.

Portal 2 prova a variare il più possibile le situazioni con ulteriori rompicapi non più basati solo sul posizionamento dei portali, intrattenendo il giocatore con sketch e battute per distrarlo da un gameplay che non sembra sfoderare il suo pieno potenziale. Se nel primo Portal la struttura relativamente semplice si evolveva fino a pretendere dal giocatore soluzioni funamboliche, Portal 2 è gameplay a scomparti, per cui quando finalmente si arriva a metabolizzare le meccaniche…si riparte da zero con un nuovo giocattolo. Rispetto a Portal è concessa meno libertà nella risoluzione gli enigmi, e se in passato le stanze potevano essere risolte in più modi (numero che comunque scemava nelle ultime fasi), in Portal 2 il giocatore è conscio che con tot muri utili all’utilizzo dei portali, questi dovranno essere usati tutti per risolvere la stanza.

Nonostante una trama e i dialoghi molto al di sopra della media, è paradossalmente la parte narrativa l’elemento che a volte rende tedioso il proseguimento del gioco. Il tentativo di inserire una trama di “superficie” è a tratti controproducente; il giocatore che viene stuzzicato nel portare alla luce le vicende legate a Glados e soci, finisce per sentirsi rallentato dall’obbligo di risolvere le stanze in primis, questo perchè la trama viene in gran parte portata avanti solo nelle sezioni filler tra una serie di stanze e l’altra. Filler che, a differenza del resto del gioco, aguzzano poco l’ingegno del giocatore ripropendo più volte la stessa soluzione, ovvero superare barriere o strade interrotte.

Portal 2

Il primo Portal in questo funzionava meglio, lasciando al giocatore la scelta di scoprire poco per volta gli elementi della trama o di tirare dritto come un treno affrontando le stanze in un crescendo continuo di complessità, invece di dover passare da un gameplay all’altro per esigenze narrative. Portal 2 è narrativamente affine narrativamente con il progenitore solo durante la prima fase di gioco, poi finisce per focalizzarsi prevalentemente sui battibecchi tra le due entità principali.

L’impressione finale però è tutt’altro che negativa. Con tali elementi e problematiche da affrontare, quello scelto Valve è probabilmente la migliore soluzione possibile. Portal 2 sa quando fermarsi quando inizia diventare troppo tedioso, non spacca mai le gambe con stanze impossibili, intrattiene sempre il giocatore in qualche modo durante le fasi meno concitate. Non fa rimpiangere nemmeno troppo la tecnicamente più avanzata concorrenza grazie ad un comporto artistico di qualità elevata, sebbene in alcune situazioni sembra di essere ritornati ai tempi di Half Life 2. Sicuramente non giocherei a Portal 2 dopo una sezione di Crysis 2 o Metro 2033.

Portal 2 non è un prodotto per cui strapparsi i capelli, ma se tutti i videogiochi avessero le qualità di Portal 2, siti e riviste di videogiochi non avrebbero senso di esistere. Le battute di Withley, Glados e soci rimarranno nella mente di tutti quelli che hanno giocato questo titolo che di sicuro sperano di poterli ritrovare un giorno in chissà quali altri lidi.

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