Wii, fu vera Revolution?
A poche ore dall’annuncio del successore del Wii, quel Project Cafè, o Current, o Nintendo “Nintendo” che dir si voglia, sarebbe utile fare alcune considerazioni sulla piccola console della casa giapponese. Non starò a sindacare su di una delle peggiori lineup di sempre, sulla mancanza cronica di terze parti, sull’obsoleto modello di vendita region-locked, sui codici amico, su…ehm… Vi parlerò invece di qual è stato, sostanzialmente, il vero fallimento di Nintendo.
Quando i primi rumors sulla console vennero diffusi in rete, il nome in codice del progetto sembrò piuttosto emblematico: Revolution. La rivoluzione sarebbe partita da diversi aspetti, ma quello più importante doveva essere il controller, e soprattutto come questo avrebbe ampliato il target della console allargandolo a tutta la famiglia. La rivoluzione del wiimote sarebbe dovuta essere l’abbattimento delle problematiche legate alle interfacce. Ma sappiamo tutti che non è andata per niente così.
L’idea era semplice: per incentivare i non-giocatori non era necessario semplificare le meccaniche, cosa che avevano provato a fare con scarsa presa nel pubblico generalista titoli per PC ma anche per console a 16,32 e 64bit. Bastava invece semplificare le interfacce, vero ostacolo nell’usufruire titoli più complessi. Se la massaia o l’operaio non video-giocano non è colpa dei concept poco interessanti o dei generi poco appetibili, ma semmai dell’incapacità di tenere un pad alla mano imparando la funzione di (minimo) 6 tasti. Semplificare questo aspetto non avrebbe avvicinanto automaticamente a tutto il parco titoli, ma avrebbe dato la possibilità al giocatore occasionale di giocare allo “stesso livello” del videogiocatore di vecchia data che poteva fregiarsi della sua superiorità solo sulla base di una maggior dimestichezza con il pad/joystick.

Non solo il problema non è stato risolto, ma alcuni giochi come SSX hanno finito per complicare ancora di più aspetti di gioco molto semplici. Se gli FPS sono il genere che tra quelli “normali” ha portato certe semplificazioni, uno sportivo come Fifa con wiimote non sembra invece così immediato da giocare. Molti titoli invece si sono limitati a trasportare giusto qualche sequenza di movimento sul controller eliminando appena qualche pulsante da memorizzare. A benefeciare totalmente del wiimote sono stati invece i fitness game, che però oltre a semplificare le interfacce…semplificano anche le meccaniche. E così si ritorna al punto di partenza.
In una mondo perfetto, Nintendo avrebbe apportato soluzioni come nel manga Zero One di Hiroya Oku, dove il protagonista, il piccolo Neru Isurugi, è talmente povero da non poter permettersi nemmeno di entrare in sala giochi, dove altri bambini ma anche adulti si sfidano al gioco del momento, MBZ, un picchiaduro basato sulla realtà virtuale. La particolarità di MBZ è un interfacciamento talmente funzionale che non solo tutti possono giocarci, ma la vittoria o la sconfitta dipendono in gran parte dalle capacità tattiche del giocatore. Quando Neru si trova a vincere con avversari con più esperienza o con anni di attività nelle arti marziali, decide di formare un gruppo di combattenti tra cui figurano una casalinga ed un impiegato. Paradossalmente otterrano più risultati loro due che un maestro di arti marziali, padre di Aloa Jintoku (la fidanzatina di Neru) che proverà con scarso successo MBZ per invogliare i giovani ad iscriversi alla sua palestra che sta fallendo. Se il wiimote avesse risolto quei problemi che partono dalla controller e vanno alla console, sarebbe stato possibile l’impensabile, ovvero una madre che batte il figlio a Street Fighter 4 o un pensionato che la sera invece di guardare la televisione tenta di finire l’ultimo dungeon di Zelda.
A distanza di anni e con il Nintendo in procinto di lanciare la nuova console, il wiimote ha fallito nel ruolo di semplificatore. I giocatori di vecchia data continuano a giocare alla vecchia maniera mentre per i nuovi gamers ci sono sempre giochi molto più semplici. Alla faccia della Revolution.
Chi mai fermerà la follia che nelle interfacce va? Ki(nect) mai spezzerà le nostre catene? Ho dei dubbi, ma in questi giorni credo che vedremo cose interessanti in tal senso.






















