The 3rd Birthday
Quando hai apprezzato tantissimo Parasite Eve da arrivare a finirlo svariate volte e completarlo al 100% senza capire niente di quello che i personaggi dicono e poi ripetere tutto nella versione americana e ti cadono le braccia mentre stai giocando il residenteviliano suo seguito, speri che non ce ne siano altri in futuro. Il Cinematic RPG poteva benissimo starsene singolo per sempre ed essere ricordato come una bella esperienza. Invece no.
Parte dei brand da resuscitare della vecchia Squaresoft, Parasite Eve non è nemmeno più Parasite Eve perdendone il titolo ma cercando di riciclare qualcosa del vecchio per dar via ad una nuova serie, con la speranza di aggiungere un altro million seller, raro per Square – Enix di questi tempi se non per le solite serie cardine. Meglio però non rischiare troppo e proporlo su PSP, ma considerato lo staff immenso, i tempi di sviluppo e la qualità audio visiva raggiunta (tra il top del top per la piccoletta di Sony), il budget investito dev’essere stato comunque qualcosa di disumano. Peccato che esperienza sensoriale a parte, qualcosa sia andato storto.
Si parte dalla fine di Parasite Eve 2, le cui uniche certezze che avevamo erano Aya, la sua sorellina/clone Eve e Kyle tutti belli sopravvissuti. Non scordiamoci di Maeda, lo strambo scienziato nipponico. Ci sono tutti? Sì. Ora, chi ha creato la sceneggiatura non oso pensare cosa deve essersi fatto. La storia è così complessa, contorta, raccontata male e condensata (parecchi particolari dovrete leggerli nel database) che è davvero difficile capirci effettivamente qualcosa se non sforzandosi molto. Considerato che l’obiettivo del gioco è quello di porsi come uno shooter in terza persona con mostroni e situazioni cool con qualche elemento da jrpg, una narrativa del genere cozza in maniera piuttosto viva. Al finale il compito di svelare l’intera vicenda con colpi di scena a raffica. Uno di quegli spiegoni che neanche dopo averlo visto e rivisto riesce a convincere.
Passando ad altro, l’avventura è molto breve. Forse dieci ore alla prima tornata, molte meno alla seconda e seguenti. Al primo giro ascolterete ogni conversazione, leggerete ogni dialogo, vedrete ogni cut scene ma al secondo salterete tutto e cercherete solo di arrivare a vedere la scena extra dopo il finale. Nel gioco sono presenti una quantità industriale di segreti, ma sbloccarli è una vera sfida. Dai vari obiettivi presenti in ogni capitolo che possono portare alla disponibilità di nuove armi o componenti aggiuntivi, a costumi alternativi (che non vengono mostrati nelle cut scene ma solo nelle varie fasi di gioco) fino ad arrivare alla agognata scena della doccia, per la quale dovrete solo finire il gioco una cinquantina di volte. Bazzecole. Complimenti inoltre a chi ha deciso di non snellire il New Game+ facendoci riaffrontare sezioni su binari, troppo lente ma con un loro perché solo la prima volta che le si sperimenta.

The 3rd Birthday mette sul piatto vari elementi originali per quest’avventura, implementati discretamente bene. I vestiti fungono da armatura a vari livelli. Un costume da coniglietta avrà una resistenza minore rispetto ad un’armatura da cavaliere e subirete danni in proporzione. Più danni si ricevono e più le difese di Aya crollano, portando a perdere più energia se colpiti. I vestiti si lacerano, le forme si rivelano ma possono essere rammendati in punti appositi. Soverchiante a questo proposito la presenza di check point nel gioco: non sia mai che non riusciate ad arrivare alla fine. Un altro aspetto interessante è dato dalle varie tipologie di armi a disposizione di cui se ne possono portare al massimo tre in missione. La pistola ha proiettili infiniti ma potenza di fuoco ridicola (a meno di sbloccare un certo tipo di proiettili sputando sangue ai livelli di difficoltà maggiori) mentre le altre armi hanno munizioni contate. Ad ogni nemico ucciso le armi guadagnano punti fino a passare di livello. Più aumentano di livello e più potenziamenti e modifiche possono essere apportate. Le armi hanno proiettili contati ma le ricariche si trovano in abbondanza, così potrete far fuoco a volontà.
La strategia in The 3rd Birthday non esiste quasi e viene impiegata raramente in determinate fasi scriptate a bordo di certi mezzi e comunque sempre grazie ad una peculiare abilità di Aya, chiamata Overdive. Aya è in grado non solo di mandare la propria coscienza nel passato ma anche di proiettarla all’interno di altre persone. In ogni livello si è affiancati sempre da squadre di soldati e proprio loro sono le vittime perfette. L’Overdive può essere usato infinite volte, sempre ammesso che ci sia qualcuno in vita. Ritrovandosi nel corpo del soldato di turno gli ruberemo anche l’arma, ottimo metodo per sbloccarne di nuove poi acquistabili o per sopperire in caso ad una penuria di munizioni. Certe armi dispongono di lock-on e mira automatica, altre invece sono un parto da usare perché totalmente manuali e ovviamente molto efficaci come potenza. L’Overdive serve anche in varie situazioni per procedere, ad esempio sfruttando i soldati come una gara a staffetta per allontanarsi da un nemico che ci insegue, prendendo possesso di mezzi d’assalto per fare un po’ di piazza pulita, trasportandosi da un punto all’altro di varie strutture per raggiungere obiettivi prima fuori portata e altro. Ignobile che in tutto questo la telecamera non faccia un emerito nulla per facilitarvi la vita. Sarebbe bastato che si ripuntasse automaticamente sul bersaglio di turno appena trasferitisi in un nuovo corpo, o l’aggiunta di un tasto per ruotarsi a 180 gradi (roba da Resident Evil 3…) e invece, niente. Credo che lo scontro con il Reaper ve lo ricorderete a lungo, soprattutto in modalità Hard e seguenti. E’ un tale casino e realizzato talmente male che risulta un vero peccato, perché l’idea di fondo dello scontro, in generale, è buona.
Aya ha anche altri mezzi d’offesa non indifferenti. Il primo è rappresentato da del DNA aggiuntivo posizionabile e fondibile con altro DNA su un’apposita griglia e poi equipaggiabile. Questi pezzi di DNA si ottengono solitamente uccidendo un avversario cercando di trasferirsi nel suo corpo e facendolo esplodere. Più DNA si fondono più salgono di livello, a patto che il livello d’esperienza di Aya sia sufficientemente alto. Alcuni potrebbero anche mutare ed elargire abilità di supporto più efficaci. Un altro mezzo d’offesa è chiamato Liberation. Colpendo e venendo colpiti un’apposita barra si riempie e una volta sfruttata Aya diventerà velocissima, resistentissima, sparerà colpi potenti dalle pistole ecc. Esatto, Aya non si trasforma più come una volta, ma non solo. Aya stessa non è quella che ci ricordavamo. Le sue cellule peculiari l’hanno mantenuta bella giovane e fresca esternamente, ma ha pur sempre i suoi begli anni; coerente con il personaggio e, che culo, coerente pure con le scelte di marketing. Non è un paese per vecchi questo. Altra scelta da premio oscar è stata quella di eliminare tutto il lavoro fatto a livello psicologico e caratteriale sul personaggio. Già durante i primi trailer e immagini spuntati sulla rete qualcosa non tornava. Aya impaurita. Insicura. Piagnona. Usare questa Aya, immedesimarsi in lei…non è facile per chi conosce la vera Aya. Anche qui, la scelta è voluta ma lo si capisce solo molto tardi. Quella è la vera Aya che i vecchi fan avrebbero voluto impersonare dal primo istante. Hanno invece ottenuto un’esperienza audio visiva impressionante spalmata in una manciata di ore con un personaggio stravolto e qualche elemento da jrpg buttato dentro che si sarebbe parzialmente pure potuto eliminare. Ma in fondo questo è The 3rd Birthday, non Parasite Eve: l’opera di annichilimento della vecchia fanbase Squaresoft per reclutarne una di nuova, più giovane e dai gusti diversi, più in linea con i nuovi trend, continua imperterrita. Spero che non verrete assimilati.






















