Sword & Sworcery, l’astrologia e il vino buono
Sword & Sworcery mi ha insegnato molte cose: la prima, che le fasi lunari non servono solo per capire quando imbottogliare il vino o quando è più conveniente rasarsi i peli delle gambe. La seconda: che TellTale Games ha rotto il cazzo con le avventure grafiche come quelle di 15 anni fa, solo più brutte graficamente. La terza ma non meno importante: S&S è un gioco che, sebbene tecnicamente in grado di funzionare bene anche su pc, è talmente perfetto per la natura touch dei dispositivi Apple da non aver senso da nessun’altra parte.
S&S ha anche altri pregi, ed è uno dei rari esempi di gioco che è bello nella somma delle sue parti ma anche nelle parti prese singolarmente. Ad esempio, è scritto da dio. L’aggiunta della possibilità di tweetare ogni dialogo del gioco non è casuale, in quanto l’intero gioco è vergato da un genio assoluto della penna, il cui nome preciso non sono riuscito ad individuare nemmeno nei credits. Immagino, e spero di non sbagliarmi, che sia uno dei tizi (Craig D. Adams?) di Superbrothers, la software house che ha creato questo piccolo gioiello videoludico. Ok, il gioco è bello, ma bello quanto?
Bello che tipo i protagonisti del gioco si chiamano The Scythian, Logfella (che fa lo spaccalegna), Dogfella (che fa il cane) e Girl (che fa…indovinate?).
O che ad ogni azione corrispondono dei deliziosi haiku dallo humor nerdissimo:
“We got The Megatome & we are the smartest.”
“You woke the deathless spectre who still lurks in the darkness beneath Mingi Taw. What a creep, amirite?”
“To the mountain folk of The Caucasus he was known as ‘Logfella’ & he seemed cool.”
Certo, se non sapete l’inglese la cosa va un po’ a perdersi, ma vi sta pure bene.
Poi.
Sword & Sworcery ha una colonna sonora che levati. Ma proprio stupendamente stupenda, tanto che se la comprate su iTunes costa il doppio del gioco. Ma siccome i Superbrothers vi conoscono, maledetti barboni che frequentate PdV, ve la potete anche ascoltare a sbafo online da QUI. Poi, se avete voglia e un bel giradischi, comprarne la versione in vinile e dare il giusto riconoscimento ad un team che si spera possa continuare a produrre materiale ad libitum.
Il gioco. Giusto, devo spiegare anche quello. Immaginatevi un’atmosfera alla Another World, con riferimenti a giochi storici, da Zelda ad Half Life, con un pizzico di Miyazaki, tutto in pixel art. Ci stiamo avvicinando? Ora pensate a Braid, a quegli enigmi che uno dice “sì, ma come cazzo facevo a capirlo”. Ecco, S&S non è così estremo ma alcuni puzzle richiedono di pensare talmente al di fuori dai normali schemi di ragionamento ludico che non saranno in pochi a dover aprire GameFaqs.
Quello che poi effettivamente si fa in S&S passa quasi in secondo piano: si gira per ambienti molto affascinanti, spesso solo per il gusto di esplorarli, si tocca in giro, si attivano meccanismi nei modi più strani (e qui il multitouch fa guadaganre al gioco 100 punti d’un botto, soprattutto considerando che ad ogni tocco corrisponde una nota musicale che ben si adatta alla già splendida OST). Si può leggere la mente degli altri personaggi. Anche del cane, sì. Si può dormire. Si può sognare. Ci si può drogare (non scherzo). Si obbedisce (o meno) ad una sorta di Gman che ci consiglia quando smettere di giocare. Si può combattere un orso ballerino che ancheggia canticchiando “uhmuhmuhm, uhmuhmuhm”.
Insomma, S&S è un’esperienza talmente straniante che dovete provarlo o non considerarvi mai più hardcore gamer (che, per qualche perverso motivo, è diventato ultimamente il sinonimo di “quelli a cui piacciono gli FPS”, quando invece si tratterebbe solo di avere un apprezzamento a 360 gradi del Videogioco con la V maiuscola).
Andate e compratene tutti, che ancora una volta il vino buono sta davvero nella botte piccola.






















