Atomix Magazine, il primo magazine per iPad che “meh”
Fra i vari podcast che ascolto, uno dei miei preferiti è senza dubbio Rebel.fm, creato da un manipolo di fuoriusciti di 1UP nel luglio del 2009 dopo un licenziamento di massa dovuto a, credo, un cambio di proprietà dell’azienda. Alcuni di questi working class heroes, ospiti abituali del podcast, sono finiti anche in Area5, sito specializzato nella produzione di materiale video legato ai videogiochi.
Per chi segue Rebel.fm Atomix Magazine sarà quindi, più che adattamento dallo spagnolo di una realtà editoriale già affermata, il debutto su iPad di almeno un paio di voci note (Matt Chandronait e Ryan O’Donnel per essere precisi).
Nelle intenzioni stiamo parlando di un magazine che, invece di replicare un semplice PDF, è stato studiato appositamente per il dispositivo Apple.
Nella pratica il risultato lascia un po’ perplessi.
Atomix fa alcune cose bene. Primo, ogni articolo ha un layout monopagina, nel senso che scorre verso il basso come una pagina web, senza mai spezzare un argomento su più facciate. Graficamente la rivista va dall’ottimo al buono, con picchi in particolare nelle pagine dedicate a L.A. Noir, più interattive delle altre. I video sono ad altissima risoluzione, interessanti e splendidamente editati (in questo senso la collaborazione con Area5 dà ottimi frutti). Inoltre, come ribadito anche su Rebel.fm, l’idea é di andare per la “quantità” di lettori, con un prezzo per il primo numero di appena 0.79€ per una rivista che, nonostante la diversa paginazione, potrebbe arrivare tranquillamente a 40-50 pagine se fosse impaginata normalmente.
Poi Atomix fa alcune cose meno bene. In primis, i layout sono costruiti “su più livelli”, quasi i layer fossero in parallasse: lo sfondo non scorre alla stessa velocità del testo e, teoricamente, si dovrebbe adattare a come il lettore scorre la pagina. Peccato che il meccanismo non sia molto intuitivo e si finisca spesso per incasinare involontariamente layout pensati per essere fruiti in un altro modo. Poi, l’interattività. Ora, “interattività” sembra essere la parola chiave di tutte le riviste che vogliono finire su tablet. Ma quello che Atomix offre é un range ancora molto limitato: qualche video, qualche immagine che cambia cliccandoci sopra, la possibilità di una modalità “galleria” in appena un paio di articoli (grande delusione in questo caso, visto che lo schermo dell’iPad sembra fatto apposta per guardare foto a tutto schermo).
A deludere sono però soprattutto i contenuti. Il fatto che la rivista esca in più lingue e alcuni pezzi siano tradotti dallo spagnolo non aiuta, ma senza falsa modestia il lavoro che facciamo su Players (o che facevamo con Babel) é, nonostante tutti i limiti tecnici, diverse spanne sopra a quanto offre questo primo numero di Atomix. Un esempio? L’intervista a Jenova Chen di ThatGameCompany. Le domande sono sul tenore di “Parlaci di Journey“, “Parlaci del sistema di controllo” e “Journey sarà compatibile con Move o no?”. Non esattamente grande giornalismo d’inchiesta.
Il primo numero di Atomix lascia quindi un po’ di amaro in bocca. Tecnicamente la rivista ha le carte in regola per essere molto interessante, nella pratica sembra aver bisogno di quello che qualsiasi rivista necessita prima di ogni altra considerazione: idee e argomenti. Insomma, qualcosa che la gente abbia voglia di leggere.
A 0.79€ vale la pena provarla sulla fiducia, ma mi auguro che nel tempo possa crescere anche e soprattutto da un punto di vista prettamente giornalistico, perché anche senza voler fare autospam, EDGE sta ancora anni luce avanti, nonostante abbia un’edizione digitale identica a quella cartacea. Per fare un parallelo fra contenuti di qualità e resa estetica/usabilità, prima il dovere, poi il piacere.






















