Phantom Brave: The Hermuda Triangle

13 apr 2011 di

Fantasmini strategici.

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Terza incarnazione di Phantom Brave, questa volta su PSP. Probabilmente sarà anche l’ultima, visto che non saprei proprio cosa si potrebbe aggiungere. Il gioco mantiene sia gli extra della versione Wii (come un’intera storyline alternativa, la traccia vocale nipponica e il New Game+) e propone altro materiale inedito, come nuovi oggetti, missioni e personaggi reclutabili. Nipponichi Software, più conosciuta per la serie Disgaea che per altro, stupisce con un titolo inatteso e appassionante. Inattesa è la storia. Dopo la parentesi super parodistica di Disgaea e il suo tono totalmente sopra le righe e fuori di testa, NIS cambia registro e ci propone una storia molto seria, nonostante il mix di personaggi umani e animali antropomorfi. Marona è una ragazzina che lavora come Chroma (specie di tuttofare ingaggiabili in cambio di denaro) su un’isoletta. La sua peculiarità è quella di vedere i fantasmi e riuscire a “confinarli” in determinati oggetti per renderli solidi per breve tempo. Ash è un fantasma che vive con lei per certi motivi.

La storia si dipana risolvendo le richieste dei vari clienti di volta in volta, passando di isola in isola. Le varie missioni presentano la solita struttura su campi di battaglia tridimensionali sospesi nel vuoto. Il compito sarà quello di uccidere tutti gli avversari con l’uso dei fantasmi che Marona confinerà nei vari oggetti disponibili sullo schermo. PB richiede poca impulsività e attenta pianificazione. Gli oggetti in cui i fantasmi vengono confinati potrebbero avere dei bonus o dei malus, di fondamentale importanza in molte battaglie. I nemici possono già partire con dei vantaggi. Distruggendo gli oggetti che li elargiscono i vantaggi spariranno, ma qui entra in gioco un fattore da non sottovalutare mai: il tempo.

Ogni fantasma può stare sul campo di battaglia solo per pochi turni per poi sparire fino allo scontro seguente, quindi l’imperativo è ottenere il massimo da ogni turno e non sempre è un bene sprecare tempo. Ogni battaglia è un caso a sé e va ben analizzata. I movimenti inoltre, così come il range degli attacchi e delle numerosissime e al solito esagerate tecniche speciali non avvengono più sui classici quadrati di una griglia ma sono liberi a 360 gradi. Davvero spiazzante all’inizio ma ci si prende presto la mano. Altre due peculiarità sono la tipologia del terreno su cui ci si muove e l’opzione lift/throw. A seconda del terreno i movimenti potrebbero risultare più o meno impacciati o risolversi in un disastro di gente che scivola da una parte all’altra dello schermo facendovi sprecare turni solo per avvicinarvi propriamente al nemico a cui miravate. Anche qui è necessario sperimentare. Lift/throw invece è totalmente diverso dal passato. In battaglia si può andare a mani nude o impugnando un’arma.

Non è possibile sollevare un personaggio se si ha un’arma in pugno, che bisognerà quindi prima gettare a terra. Sollevare qualcuno che impugna un’arma invece risulterà nel tentativo di rubare quell’arma specifica, utile se il nemico ha qualche equipaggiamento sfizioso. All’inizio farete un gran casino, poi andrà molto meglio, rendendovi conto che per fortuna le occasioni in cui un personaggio debba essere per forza sollevato e lanciato dall’altra parte di un precipizio per far piazza pulita di alcuni nemici sono davvero pochissime. Il connubio personaggio + arma è la chiave della vittoria durante gli scontri. I personaggi salgono di livello uccidendo i nemici, le armi invece vanno potenziate col mana guadagnato, ma non solo. Fondere oggetti insieme per aumentarne il livello, trasferire tecniche, potenziare e altro presto diverrà come respirare: necessario per sopravvivere.

Anche i personaggi possono essere fusi tra loro. In breve l’ossessione del prossimo level-up, della prossima fusione e del miglioramento in generale diverrà una meccanica fondamentale del gioco, anche se non sempre necessaria. Con un po’ d’astuzia e ingegno potreste evitarvi sessioni di power levelling negli appositi dungeon random, ma prima o poi tocca. PB è un titolo piuttosto impegnativo, spesso il primo approccio alla battaglia seguente è di studio e preparazione in vista di una strategia che possa risultare non solo vincente ma anche efficace nel fare un po’ di razzie. Il gioco non è proprio a suo agio su PSP, dove perde colpi nelle situazioni con molti sprite su schermo.

La grafica, già ritoccata nella versione Wii, non è proprio uno spettacolo, con campi di battaglia in molti casi sgraziati e con texture da rivedere. Stupisce la qualità delle animazioni durante i numerosi intermezzi dei momenti chiave della storia, davvero ben curati. Il doppiaggio Inglese è discreto (Giapponese a scelta!) e la colonna sonora piuttosto pertinente.La longevità è ottima per chi vuole addentrarsi nella vicenda principale e scalfire la punta dell’iceberg del gameplay, mentre risulta totalmente fuori scala per chi vorrà fare ogni cosa, dall’ottenere l’arma più potente, all’uber personaggio, al massacro di tutti i boss opzionali e così via.

Brave: The Hermuda Triangle è uno strategico che merita un’opportunità. Anzi, più di una.

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