YSI&II Chronicles
Ancora una volta ripercorriamo l’inizio della saga grazie alla conversione ad opera di Falcom sul portatile Sony. XSEED Games pubblica il tutto anche in una edizione limitata per chi ha qualche dollaro che gli avanza. Arriverà mai in eurolandia? Vedremo.
I due titoli proposti nell’UMD piccino possono essere giocati nelle loro precedenti versioni “perfette” del 2001 o in modalità Chronicles del 2009. Cosa cambi non l’ho capito. Disponibili anche tre diversi arrangiamenti per ciascuna colonna sonora, sempre cambiabili al volo.
Al contrario delle versioni per NDS, dei remake tridimensionali fatti da zero con qualche aggiuntina, qui abbiamo due titoli splendidamente bidimensionali con poca invasione del 3D per alcuni boss in YSI e un uso un po’ più pesante in YSII, ma sempre fatto con cognizione di causa.
Entrambi i titoli mantengono quasi la stessa veste grafica, con YSII che propone più elementi sullo schermo oltre ad un’avventura più lunga e varia ma meno appagante.
Parte della sfida in YSI&II è capire come procedere mentre il resto è dato dalla difficoltà. YSI vince in questo caso, con nemici un po’ più agguerriti e alcuni boss fight estremamente impegnativi.
In YSII invece c’è sempre la magia, molto efficace, a darci una marcia in più oltre alla possibilità di usare un oggetto in battaglia con cui curarsi.
La progressione in entrambi i titoli è abbastanza veloce, anche se usano due sistemi di sviluppo diversi.
In YSI vi sono una manciata di livelli d’esperienza da ottenere, ma ad ogni level-up il progresso è notevole tanto da renderci quasi sempre impenetrabili agli attacchi dei nemici che pochi attimi prima ci aprivano in due.
YSII invece ha un sistema molto più morbido, sia nelle statistiche degli equipaggiamenti che in quanto elargito da ogni passaggio di livello, rendendo l’evoluzione di Adol Christin più normale e spalmata durante tutta l’avventura.
Torna infine la presenza del cosiddetto “bump system” in entrambi i giochi. Adol non può attaccare con la propria spada ma deve essere mandato a cozzare contro i nemici, magari non proprio di fronte ma un po’ di lato o in diagonale così che sia la spada a urtare l’avversario e non lo sprite.
Il problema maggiore è che Adol si muove troppo velocemente, perché effettivamente sta correndo, ma anche camminando non sempre si riesce a capire bene cosa succede mentre ci si avventa su un mostriciattolo. Inoltre non si fa in tempo ad ucciderne uno e fare pochi passi che tornando indietro se ne è già rigenerato un altro.
Ciò fa del grinding una sorta di passeggiata e ci si ritrova spesso a fare strage di avversari con la furia di un ciclone, senza rifletterci molto sopra. Ci penseranno i boss fight a sopperire e a vendicare la strage di piccoli compagni caduti.
Uno dei problemi maggiori che l’utente medio potrebbe incontrare in questi due YS è lo stesso dei vecchi Dragon Quest. Spesso mancare un dialogo, un personaggio o simile vuol dire restare bloccati in eterno. In alcuni casi si può sperimentare e venirne fuori, in altri invece si è alla disperazione, in YSII in particolare.
Le due avventure sono abbastanza brevi per chi conosce il fluire degli eventi, mentre gli altri impiegheranno forse oltre venti ore a finire il tutto. La cura per i dettagli è sempre altissima, dalla vegetazione mossa al vento, i panni stesi, l’acqua e via dicendo fino agli sprite degli NPC: non ce ne sono due uguali, magari saranno identici al 99% tranne per un ciuffo di capelli, ma lo sforzo è davvero notevole.
I dialoghi cambiano anche spesso in relazione agli eventi. Le colonne sonore sopravvivono al tempo e qualsiasi degli arrangiamenti proposti si scelga è sempre musica di qualità.
Se volete due titoli “come non li fanno più” o volete vedere come Adol e Dogi si sono incontrati, accomodatevi. Per tutti gli altri YS: The Oath in Felghana e YS Seven, due ottimi prodotti più vicini ai gusti del giocatore moderno e sono lì fuori che aspettano solo di essere adottati.























