Killzone 3

4 mar 2011 di

Where is Natko?

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Se dovessi definire il single play di Killzone 3 in due parole userei “pallottola” “spuntata”. Un level design estremamente curato nella componente estetica ma sempre molto circonstanziale fa da scena ad una prima ondata di Helgast da falciare con raffiche mirate, per poi spezzare con delle sezioni ad hoc (sniping, mecha, volo) di buon valore ludico ma ancora troppo guidate. Quando pensi che sia giunto il momento dello scontro totale…ZZZAC e parte la cutscene, il che in KZ3 avviene ogni 5 minuti senza esagerare, complici livelli mediamente più corti rispetto a Killzone 2, una difficoltà tarata verso il basso e la possibilità di essere resuscitati sul campo di battaglia.

La serie Killzone, seppur criticabile, ha sempre avuto un gameplay “personale” che ne ha fatto un vero e proprio marchio di fabbrica. La sensazione di guerra totale combattuta con il coltello tra i denti metro per metro perdendo e guadagnando posizioni in un continuo balletto tra le due fazioni, merito di una eccellente IA e di espedienti visivi e di gameplay, come l’affrontare più ondate di Helgast alla volta con armi perennemente scariche. Killzone 3 non solo appiattisce il level design diminuendo il numero di nemici, ma disincentiva l’azione tattica concedendo al giocatore munizioni a volontà e l’arma migliore per affrontare ogni sezione.

Non disturbar robbottazzo che dorme

Il dramma del popolo Helgan, invero già poco evidenziato in passato, scompare del tutto equiparando il “povero” soldato Helgast alla versione futuristica del solito stereotipato terrorista afgano-slash-soldato nazista. Lo stesso oblio accomuna vari personaggi persi per strada nel corso della serie, come Hakha, Luger, e il compagno di (s)ventura Natko, vittima dell’infausta sindrome di Chuck Cunningam.

Doppiaggio pessimo, forse il peggiore di Sony da… sempre. Problemi in sala di registrazione spiegherebbero perché l’Ubaldi è presente nella demo ma non nel gioco finale, Rico si ritrova con due voci, il solitamente ottimo Ivo “Pegasus” De Palma è qui abbastanza monocorde, e i due leader Helgast doppiati da Ray Winstone e Malcom Mcdowell, sono sostituiti nella versione italiana da due voci anonime.

Meno soggetto a critiche è l’online, che fa decisi passi in avanti rispetto al già ottimo precedente capitolo. Vengono risolti i problemi di matchmaking e riviste in una nuova chiave modalità oramai stantie. Il feedback del fucile è leggermente diverso rispetto a KZ2, forse per strizzare l’occhiolino al pubblico di Call of Duty, mentre se il jetpack è utile in molte occasioni, il mecha pare invece essere troppo sbilanciato e poco utile nelle fasi concitate.

Dotato di un comparto tecnico da sturbo e dalla migliore colonna sonora della serie, il nuovo Killzone è solo di poco più ambizioso del precedente e al contempo perde la sua identità nel tentativo infruttuoso di piacere ad un pubblico più vasto. A questo punto cosa rimane di un Killzone senza quell’impronta che ne ha caratterizzato al serie? Forse un gioco “solo” discreto che va a perdersi nel mare di prodotti simili.

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  • AndreIlMito

    Lo sto giocando in questo periodo e sono un pò deluso. Bel gioco secondo me (anche se avrei preferito sentire come sono gli altri doppiaggi..) ma rispetto al 2 perde punti. L’hanno troppo commercializzato secondo me. La fase “Stealth” non è malaccio, ma gli Helghast non riescono a vederti accanto in dell’ “erba” alta 20 centimetri. E cosa diavolo hanno pensato prima di far sparire Natko? Neanche fosse stato un personaggio secondario in Killzone 2! Mi sarebbe anche andato bene che nel video iniziale Narville avesse detto che se ne era dovuto andare perchè doveva pettinare uno dei suoi cammelli! Ma almeno ditemi qualcosa…

  • francesco

    incredibile! un gioco dove non c’è Ubaldi doppiatore? credo sia un evento da segnare nel calendario, mediamente ne doppia 3 o 4 a gioco di personaggi asd :D