Final Fantasy: The 4 Heroes of Light
Final Fantasy: The 4 Heroes of Light (DS, ntsc/uc, Matrix Software, Square – Enix) conquista tutti visivamente per il suo stile puccioso, deformato, zuccheroso e accattivante e per le animazioni molto curate. La patina di colori da fiaba e le soluzioni adottate dall’engine grafico nella mappa del mondo e nell’esplorazione delle città fa il resto. Muoversi nella mappa ad esempio farà sì che il mondo ruoti e si allontani, o che le città ci vengano incontro o ci lascino, come se ci stessimo muovendo su una sfera gigante. Anzi, forse i personaggi sono sempre fermi ed è proprio una sfera che ruota. Chissà. Strano forte all’inizio, figata assurda appena ci si abitua. Ovviamente il contorno ricco serve a nascondere l’amarissima pillola.
Il gioco è un classico jrpg ispirato più ai vecchi titoli 8bit che a qualcosa di recente, perciò c’è tanto da mettere in conto e da guardarsi le spalle. Spesso le indicazioni per proseguire nella storia sono molto generiche. Parlare con tutti gli NPC del caso di solito risolve il dilemma “e dove vado adesso?” ma non sempre ciò funziona. Esplorare il mondo di gioco allora si rivela moto importante, ma sbagliare location spesso vuol dire morte certa causa nemici più forti di quanto ci si può permettere di affrontare. Ovviamente gli scontri casuali sono molto frequenti. In pratica il problema maggiore di questo FF è che è davvero una rottura da giocare, quasi da affiancare alla pecora nera Final Fantasy II. Buona parte del problema è data pure dalla struttura dell’avventura.
Appena raccattati, i 4 eroi della luce verranno subito separati. Inizia così un’avventura in cui ci si muove per la gran parte da soli o in coppia, cercando di ricongiungersi con gli altri. Davvero deprimente. La maggior parte dei Wild Arms ha capito che se si tratta di brevi prologhi per ciascun personaggio le cose funzionano, ma interi pezzi di storia affrontati da soli o in due…uhmmm, non proprio. Altro problema è dato dal sistema di battaglia a turni e dalla progressione nel potenziamento dei personaggi. Armi, armature et similia in vendita fanno spesso schifo e non offrono quel boost di sicurezza a cui i jrpg “moderni” ci hanno abituato.

Avanzando, molto lentamente, nel gioco sbloccheremo delle “crowns”, copricapi particolari che se indossati ci elargiranno un job particolare e qualche miglioramento alle statistiche. Le corone possono essere potenziate con delle pietre preziose, lasciate alla morte dei nemici. Purtroppo non ne servono un paio, ma intere tonnellate e pure di diversi tipi (anche le armi e via dicendo possono essere potenziate con queste gemme). Inoltre è possibile vedere solo gli effetti dell’abilità che si sta cercando di sbloccare e non anche delle abilità seguenti; magari si sta investendo gemme faticosamente guadagnate nella corona sbagliata quando avremmo potuto focalizzarci su dell’altro, prediligendo un mago bianco o nero invece di un qualche ibrido con abilità dubbie che i nemici ci smonteranno in pochi istanti.
Copiare spudoratamente Final Fantasy V, IX o Tactics forse sarebbe stato meglio. Abilità e magie guadagnate sotto forma di libri da tenere all’interno del limitatissimo inventario vanno equipaggiate nell’apposita schermata e costano AP (punti azione). In battaglia ad ogni turno si ha un misero AP per attaccare. Selezionando “boost” si passa il turno e si accumulano AP da usare il turno successivo. Più l’abilità che si vuole usare è efficace e più costa. Anche solo curarsi al più basso livello costa due punti, una follia. Gli scontri possono anche essere messi in modalità automatica ripetendo all’infinito le azioni scelte, a patto di avere AP sufficienti. In sostanza, vecchiume inside, combattimenti lenti, difficoltà medio alta, storia poco interessante, struttura molto frammentata, parecchio backtracking, pochi brani musicali e la sensazione che i nomi Final Fantasy e Yoshida Akihiko siano stati messi lì solo per abbindolare l’utente finale in un gioco in gran parte da ripensare (eccetto a livello grafico visivo) ne fanno un acquisto da collezione e basta o da mettere in conto se si dispone di parecchia pazienza e tempo da dedicargli.






















