Kane & Lynch: budget reboot

2 feb 2011 di

Two lovable bad boys

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Kane & Lynch è un’IP che non ti aspetti. Ne hai letto male un po’ dappertutto e ciò che ti viene in mente, pensandoci, è solo che qualcuno lo ha definito un third person shooter dal gameplay mediocre e votato alla violenza fine a sé stessa. Nulla di più vero. Resta il fatto che, con queste premesse, moltissimi hanno evitato i due titoli di cui è composta (sino ad ora) la serie, quasi fossero al cospetto degli appestati lanzichenecchi tanto invisi a Manzoni.

Io, che mi annoveravo tra gli scettici della prima ora, ho dovuto attendere che un Andrea Maderna qualsiasi lo ripescasse per ricredermi e dargli un’occhiata, visto che “le emozioni sono quelle giuste e se fossero state immerse in un impianto tecnico e ludico all’altezza, beh, sare[mmo] qui a ricordare [uno dei] capolavori di questo decennio”.

Kane e Lynch, infatti, si dimostrano fin da subito due protagonisti veri, di quelli che si danno in tutto e per tutto al giocatore, senza tenersi niente. Il mercenario e lo psicopatico, ciascuno con i propri amori perduti, i propri tic comportamentali, le proprie deviazioni. Una coppia di criminali male assortita, che nel continuo scambio di battute e insulti si racconta a sé stessa, arrivando a strutturare una complessità emotiva ed emaptica con l’utente che, a mio modo di vedere, non ha molti concorrenti sul mercato.

Fermo restando il fatto che le dinamiche da sparatutto in terza persona di Dead Men sono tanto ingessate da risultare quasi ingiocabili, il primo capitolo della serie declina queste due personalità, finemente definite, in una miriade di situazioni assurde: dal calarsi da un grattacielo al rapinare una banca con tanto di sparatoria selvaggia sulla falsa riga di Heat. Un “tripudio di miccette” (Elio e le Storie Tese – Supergiovane) per un game design che, a conti fatti, riesce a tenere in sospeso il fiato del giocatore nonostante la forse eccessiva linearità di fondo.

Dog Days, invece, per quanto ambientato interamente a Shanghai, esplode in una resa grafica davvero inusuale, con un’eccellente telecamera mobile vittima di continui effetti di distrosione visiva, che ricorda esperimenti cinematografici simili al Cloverfield di Matt Reeves. I due criminali si muovono in questa città stracolma di dettagli e luci al neon che illuminano arredi urbani e nemici con una qualità generale quanto meno sufficiente a giustificarne l’acquisto.

A questi aspetti, che inevitabilmente contribuiscono a rendere credibile l’intero scenario di gioco, gli sviluppatori hanno aggiunto delle animazioni per i personaggi principali estremamente reali, con un claudicante Lynch perennemente in ritardo sull’elegante agilità del compagno Kane. Non mancano certo gli scontri verbali tra i due, che se all’inizio servivano per far conoscere le rispettive personalità, in questo secondo capitolo fungono da ottimo espediente per coinvolgere definitivamente lo spettatore nelle violente vicende dell’ormai inseparabile duo.

Figlia di un character design coraggioso e di una propensione al cinismo a cui l’orizzonte videoludico non ci ha ancora abituato, la tensione narrativa che permea entrambe le esperienze è davvero rimarchevole. Il consiglio è quello di fiondarsi sui normali canali di vendita online (ovviamente made in Cheshire), dove è possibile recuperare tutti e due i capitoli a meno di 30 euro.

Considerata la frenesia che mi ha accompagnato fino all’imprevista conclusione di Dog Days e il vivo entusiasmo con cui, in attesa della terza incarnazione, ho reinserito il primo disco nella console per gustarmi un altro giro di giostra, è pacifico affermare che, almeno per il sottoscritto, essi si siano rivelati dei quattrini ben spesi.

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  • Rikkomba

    C’e’ una fondamentale differenza tra Heavy Rain e Kane & Lynch: il primo eccelle negli obiettivi che si era prefissi, il secondo no. Tu mi stai praticamente dicendo che Heavy Rain e quel gioco misterioso chiamato Farenight sono comparabili a K&L: secondo me col cazzo, va bene l’imbastardimento dei generi ma la struttura di base, nonche’ le premesse, mi sembrano fin troppo distanti per stiracchiare la critica cosi’ in la’.

  • http://www.ilcinese.blogspot.com Roberto Turrini

    Guarda, concordo sul discorso interazione come elemento fondamentale, ma io ho apprezzato tantissimo sia Heavy Rain che Farenight, quindi non sono certo la persona che arriccia il naso difronte ad un gameplay non all”altezza. In alcuni casi, per quanto necessario, non è sufficiente.

  • Rikkomba

    “Poi è ovvio che se ad uno piace il time attack, della trama fottesegha, ma varrà anche il contrario, no?”
    Secondo me magna cum staminchia: sussistono categorie gerarchiche nella composizione del prodotto “film” e del prodotto ” videogioco”; in virtu’ di tale ordinamento, un videogioco, che come ricorda Eugenio, e’ un gioco, ha sussunte nella sua stessa natura la giocabilita’ e l’interazione, laddove il principale prodotto alternativo, o film, con la giocabilita’ e l’interazione ci fa al massimo castelli di smegma.

  • http://www.ilcinese.blogspot.com Roberto Turrini

    Cito: “…un gioco può essere bello anche se la trama fa schifo o brutto anche se la trama è scritta benissimo”.

    Verissimo. E’ anche vero, però, che il videogame evolve. Quindi, come per gli altri medium, ci sono prodotti votati al gameplay (super meat boy, ad esempio) e giochi più plot oriented (Alan Wake, tanto per dirne uno).

    Meno male che c’è questa evoluzione, che se riesce a trovare una commistione adeguata (tipo il primo Bioshock o Dead Space) è capace di offrire prodotti davvero eccezionali.

    Poi è ovvio che se ad uno piace il time attack, della trama fottesegha, ma varrà anche il contrario, no?

  • http://www.ilcinese.blogspot.com Roberto Turrini

    Cito: “…un gioco può essere bello anche se la trama fa schifo o brutto anche se la trama è scritta benissimo”.

    Verissimo. E’ anche vero, però, che il videogame evolve. Quindi, come per gli altri medium, ci sono prodotti votati al gameplay (super meat boy, ad esempio) e giochi più plot oriented (Alan Wake, tanto per dirne uno).

    Meno male che c’è questa evoluzione, che se riesce a trovare una commistione adeguata (tipo il primo Bioshock o Dead Space) è capace di offrire prodotti davvero eccezionali.

    Poi è ovvio che se ad uno piace il time attack, della trama fottesegha, ma varrà anche il contrario, no?

  • http://www.facebook.com/OniTakeda Eugenio Laino

    Secondo me non bisognerebbe farsi tutti questi schemi mentali, un gioco può essere bello anche se la trama fa schifo o brutto anche se la trama è scritta benissimo.
    Zelda per esempio, che alla fin fine è sempre la solita storiella, è un ottimo gioco, nell’ultimo, twilight princess, han cercato di inserirgli una trama più complessa e per me è il più brutto della saga.

  • http://www.ilcinese.blogspot.com Roberto Turrini

    Secondo me no. Personalmente, ho smesso di divertirmi con i giochi arcade a punteggio o time attack da quando ho comprato il Nintendo 64, un quindici anni fa, circa. Ci sono alcune eccezioni, tipo Tony Hawks Pro Skater 4, ma poca roba.

    Credo che in alcuni generi, non ultimo quello degli spara spara, la trama e il coinvoglimento emotivo siano ormai elementi che, da soli, possono fare la differenza tra la solita minestra riscaldata e un prodotto che merita i miei quattrini.

    Un esempio è la serie Brothers in Arms, dei Gearbox.

    L’hai provato l’ultimo?

  • Rikkomba

    Well, io gioco per la trama. Quando skippo le scenette in Vanquish e’ solo perche’ se cala l’adrenalina cala il punteggio. Pero’ la trama in un vg dovrebbe essere sempre secondaria. O no?

  • http://www.ilcinese.blogspot.com Roberto Turrini

    Invece, specie nel secondo capitolo, ci sono delle trovate che meritano un giro. E poi lo sai che io sono uno che: “il gameplay ok, ma senza trama non c’è [più] gusto”.

  • Rikkomba

    Turrolomeo, mi parli di character design, cliffhanger e interloqui, ma stai parlando di un videogioco. Fossero 20 ore a dvd capirei, ma con 6 ore a capitolo nemmeno il prezzo giustifica la preferenza a un film. Ovviamente, a meno che tu non stia parlando di un videogioco ma di un’opera multimediale interattiva.