Enslaved e quel finale un po’ così
Ieri sera ho finito Enslaved, e vi dirò una cosa, mi è pure piaciuto. Ma ci sono diversi motivi per incazzarsi di fronte all’affrettato spreco di potenziale messo in atto da Ninja Theory pur di avere il gioco sugli scaffali prima dei pesi massimi pre-natalizi. Parleremo anche (e soprattutto) del finale, quindi fermatevi qua se non l’avete ancora completato, o proseguite rinunciando al vostro diritto di lagnarvi per lo SPOILER.
Intanto: Enslaved ha un’ambientazione curatissima e l’uso più creativo dell’Unreal Engine che si sia visto in questa generazione. Panorami mozzafiato, colori sgargianti e un comparto artistico di primo livello farebbero di Enslaved, se solo non mancassero un photomode decente e la visuale in prima persona, il gioco ideale per le foto di Electric Blue Skies. Poi, Enslaved ha dei personaggi belli. Solo tre, per carità, ma sono belli e sono reali, tanto che più di una volta è solo il desiderio di scoprire “cosa gli succede” a spingere il giocatore attraverso le fasi di gameplay meno entusiasmanti. Quando Trip disattiva la fascia e Monkey le dice no, donna, che c’è del lavoro da fare, io un po’ l’ho sentito ‘sto legame affettivo. Pigsy, che è in pratica lo Zio Maiale di BGE aggiornato al 2010, è più odioso, ma ha battute divertenti e un’aura di sfiga che tutto sommato non ce la fai a non compatirlo.
Poi sì, New York forse non è valorizzata al massimo (ma sticazzi, c’è la Statua della Libertà, c’è il ponte di Brooklyn, che minchia volevate, abbattere le Torri Gemelle? Comprare gli hot dog agli angoli delle strade? Cantare gospel ad Harlem?), l’ispirazione ad Uncharted 2 è più che evidente e la telecamera è una disgrazia che inficia sia gli scontri più impegnativi che le mediocri rincorse ai gatti meccanici sulla nuvola.
Ma il finale. Tutti a dire: “E’ Matrix”. No, non è Matrix. Ci sono delle somiglianze, indubbiamente. Ma lo spunto è interessante: gli schiavisti non sono schiavisti, ma in realtà benefattori che volevano far sognare alla gente un mondo migliore. Oh, è quasi bello se ci pensate. Se non fosse che Andy Serkis e le sue memorie sono l’unico real footage in un gioco 3D dal look completamente cartoonesco. Oppure che, per esempio, suddetta svolta nella trama è priva di qualsiasi senso logico. Se gli “schiavisti” sono buoni, perché se ne vanno in giro armati? Perché ammazzano tutti al villaggio di Trip? Perché costruiscono il Leviathan e gli scorpioni giganti che sparano raggi termonucleari? Per far sognare un mondo migliore?
Trip, e qui il secondo spunto interessante, si chiede: “Ho fatto la cosa giusta?” (se Monkey avesse detto “No, stronza” sarebbe stato il gioco dell’anno). Invece non succede niente. Rimaniamo lì, a ponderare le conseguenze del suo gesto, ma anche a ponderare la sorte dei due protagonisti, completamente irrisolta. E’ un po’ tipo il finale di Fuga da Los Angeles, con Jena Plissken che spegne il mondo e vaffanculo. Si chiude il sipario, partono i titoli, e pure questi vengono interrotti bruscamente: salta la musica e ci si ritrova senza motivo al menu iniziale, senza un’ultima scenetta, senza un cazzo. A Ninja Theory evidentemente piace veramente tanto il salto della quaglia.























