Fallout: New Vegas, Old Story

15 gen 2011 di

L’antro atomico del Dottor Manhattan

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Parliamo di Videogiochi vi presenta il meglio de L’antro Atomico del Dr. Manhattan. Tutti gli articoli di questa serie sono stati sgraffignati dal blog personale di Alessandro Apreda. Durante il processo di cut & paste, nessuna clausola contrattuale è stata maltrattata.

Boone, il cecchino del dinosauro di Novac, ti guarda con quegli occhi da bastone bastonato. Ne avete fatte di cose voi due, negli ultimi giorni.
Avete messo a ferro e fuoco il deserto del Mojave, sterminando legioni di scorpioni, legioni di Great Khan, legioni di Vipere, legioni di Demoni e, beh, già che c’eravate anche tutta la fottutissima Legione. Avete imposto la vostra legge a New Vegas, scassinando e intimendo e convincendo e, quando proprio serviva, piazzando una raffica di plasma tra collo e mento di qualcuno. Perché è vero che ne ferisce più la lingua della spada, ma un fucile Multiplas modificato a una spada non se la vede proprio. Vuoi mettere.

Vi siete divertiti, ma ora il viaggio è arrivato al termine. No, non hai finito ancora Fallout New Vegas: è che ti sei rotto i coglioni [...]

Quanto vale la vita di un uomo nel deserto post-amotico del Mojave? Dipende da quello che ha in tasca.

Dopo le 120 ore di vita sacrificate sull’altare di Fallout 3, il primo e con ogni probabilità l’unico gioco in carriera completato al 900%, ti sei avvicinato a New Vegas con l’aria diffidente di uno jubentino che deve rinnovare l’abbonamento allo stadio: sentivi insomma puzza di inculata. Ora, se di New Vegas avete letto in giro che è un’accozzaglia di bug e che quel poco di buono che ha lo prende di peso da Fallout 3, beh, è vero. E nel conto vanno infilati anche il doppiaggio in italiano più sgarrupato di sempre, una mappa più piccola e un’ambientazione mediamente meno affascinante di quelle del prequel, un motore grafico invecchiato malissimo negli ultimi due anni. E’ tutto? No. Perché molte missioni sono una palla pazzesca e i nemici veramente tosti in giro scarseggiano.

Cosa te ne fai di un super-arsenale se, Black Mountains a parte, incontri solo poveri stronzi?

Dice: e vabbé, e allora? Allora c’è che per almeno una ventina di ore resta la voglia di andarsene in giro. Perché, esattamente come Fallout 3, New Vegas è un gioco votato alla libertà. Di affrontare le missioni come ti pare, di approcciare l’intero mondo di gioco come meglio credi, di fare in buona sostanza quel cazzo che vuoi. Di esplorare, scalando il montarozzo là davanti giusto per vedere che c’è dietro. Cercate di capire: sei un videogiocatore vecchio e ormai alle soglie della pensione, cresciuto con giochini in cui le montagne erano uno sfondo seghettato e inarrivabile, non importava quanto spingessi sull’acceleratore. Ora sono invece una tappa del tuo pellegrinaggio in una landa radioattiva e con gusti musicali terribilmente vintage, un’occasione di scoperta, una piccola scintilla di interesse in un mondo dell’intrattenimento digitale ormai freddo e vuoto e soprattutto parecchio sticazzi.

Caesar, il cui nome viene pronunciato nel gioco in ventisette modi diversi. Grazie alla traduzione in italiano supervisionata da Topo Gigio, è facile che se ringrazi qualcuno ti sentirai rispondere con enfasi "Le do il mio benvenuto!" anziché "Prego"

Solo che poi a un certo punto di vedere hai visto tutto, i supermutanti sulle montagne nere li hai tirati giù, e restano le missioni punto A – punto B e ritorno x4, e la tendenza ossessivo-compulsiva ad aprire ogni singolo cassetto per cercare un’arma o un mod o magari anche un futuro migliore. Resta un personaggio magazziniere – con il suo casco d’astronauta anni 50 e la corazza atomica – che passa al setaccio ogni dannato sasso del mondo di gioco, spostando e rispostando roba nell’inventario, buttando, barattando con gente che risponde a domande che non hai mai rivolto loro. Finché non ti fermi, posi il pad e ti chiedi: sì, ma perché cazzo lo sto facendo? Ché di divertente non è rimasto più nulla.

"Io là pilotavo gli elicotteri, rispondevo di attrezzature per milioni, poi non riesco neanche a trovare lavoro come parcheggiatore! Ma perché? Perché? Dove sono finiti... i miei amici, dove sono finiti? Dove sono finiti tutti quei ragazzi? Dove sono finiti loro? Avevo tutti quei compagni intorno, erano amici miei, qui non c'è più nessuno. Si ricorda di John Voli? Mi disse 'Quando torniamo compriamo cento biglietti della lotteria, vinciamo un mucchio di soldi e ce ne andiamo a New Vegas e...'". "Lo so, Rambo. Lo so: l'hanno trovato morto con una mignotta ghoul".

Allora decidi di mollare. Compri un biglietto di sola andata e ti riprometti che a New Vegas non metterai più piede. Fanculo al Sig. House e a Caesar, che manco gli è rimasto più nessuno da comandare, a quel povero stronzo. Fanculo alla Strip dove la mattina nasce il sole, esce odio ed entra amore; fanculo pure ai montarozzi senza neve che soffoca il mio petto, dove non mi aspetto più gloria. Te ne vai.

Boone è ancora là: sembra quasi stia per mettersi a piangere. Dai, gli dici, non fare così. Novac alla fine, uh, non è un posto malvagio. Cioé, se ti piacciono la ruggine e il marrone. Ah, un’ultima cosa, Boone: tua moglie non l’aveva presa quel povero cristo che ti ho fatto ammazzare sotto il dinosauro. Oh, senti, m’ero sbagliato. Càpita.

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