Lettera a Babbo Natale
Caro Babbo Natale,
lascia perdere per cinque minuti la bottiglia e leggiti questa mia appassionata nonché informale letterina di richiesta.
So che il tuo è un lavoro noioso, specie in questo periodo dell’anno, ma poiché fungi anche da sponsor man per quella cazzo di multinazionale di bibite analcoliche del cazzo, vedi di non lamentarti troppo che sei strapieno di dineros, oltre che di inutile lardo.
Mi chiamo Raffaele e siccome quest’anno ho fatto il bravo bravissimo vorrei che tu mi portassi, a cavallo di una di quelle tue fantastiche renne volanti bio-potenziate, un gioco speciale, ma così speciale che so già che non esiste.
Ovviamente a fantasticare un po’ non ci perde nessuno, quindi ecco che te lo descrivo, così magari qualche sviluppatore particolarmente coscienzioso si piglia un paio di utili appunti per il futuro.
Oh, allora, inizio con ‘sta cosa che magari è una cazzata Babbo, ma il gioco che vorrei ci ha l’omino che se si lancia più o meno volontariamente contro un muro-barra-ostacolo-barra-altro omino presente mica non succede nulla, eh! Cioè: che almeno si fermasse di colpo invece di starsene bellamente a correre sul posto come uno sfigato qualsiasi un bel po’ rimbecillito (nel videogioco dei miei sogni il protagonista è un Vero Fico™ salvatore di mondi sull’orlo del baratro cosmico e/o sociale, oppure un individuo dalla dubbia moralità ma comunque veramente fico; che poi sia lo stesso chiamato a salvare mondi sull’orlo del baratro cosmico e/o sociale… beh, perché no, chiusa parentesi).
Mai che scattasse qualche caspita di animazione automatica messa lì giusto per salvare capra e cavoli, ma soprattutto me medesimo giocatore, dalla de-sincronizzazione emotiva con il mio avatar virtuale perché, sarò pirla io, ma di questi manichini a molla con la chiavetta di ricarica sulla schiena ne ho piene le palle. Bah, continuiamo. Ecco le cose importanti.
Nel gioco che vorrei mi piacerebbe poter girare liberamente all’interno di una mappa di proporzioni decenti annoiandomi il meno possibile, chiaro, ma anche che il tutto non si limitasse ad un semplice: “vai lì e fai questo perché è questo che devi fare”. No. Nel mio gioco ideale non basta ficcare la manina dentro a un vasetto di vetro e oplà, tirare fuori una biglia colorata a caso; il mio gioco ideale è un figlio di puttana che ti chiede spesso e volentieri anche di individuare, riflette e, infine, agire.
Scelte multiple e dilemmi morali vanno bene, ma devo essere IO a capire COME andare avanti, con tutti i trucchetti e tutte le scorciatoie e alternative del caso; cos’è ‘sta storia che ci ho sempre il cazzo di puntino verde o rosso da seguire sull’onnipresente mappa? Ce lo voglio mettere io il puntino: voglio MERITARMELO! Il passato, si vede, non ci ha proprio insegnato nulla. Oppure semplicemente abbiamo un po’ tutti disimparato.
Un tempo videogiocare, limitazioni tecniche a parte, richiedeva certamente più impegno, ma dava anche vere soddisfazioni. Era una questione estremamente personale: il gioco mi chiedeva di credere in lui, di sbatterci la testa, ed io… beh, io accettavo la sfida.
Oggi io voglio un gioco ibrido con un impianto base ben preciso ed un sacco di variazioni tematiche. Voglio un gioco che sappia sopperire alle inevitabili magagne tecniche (perché il contenuto, quando è tanto, ti fa sempre scendere a compromessi) con una realizzazione grafica indiscutibilmente stilosa, non necessariamente all’avanguardia.
Un gioco con carattere insomma, eccentrico quanto basta da essere accolto inizialmente con una certa freddezza per poi riscattarsi pienamente nel tempo, realizzato magari da piccoli sviluppatori con le palle che se avessero avuto più mezzi a disposizione si che avrebbero fatto miracoli, ma che anche così hanno saputo stupire con scelte di design che denotano una forte impronta personale.
Non un gioco indipendente in senso stretto, ma abbastanza indipendente da saper camminare con le proprie gambe senza dovere nulla a nessuno.
Chiedo forse troppo, vecchio barbone pedofilo che non sei altro, tu che di notte ti cali dai camini delle ville dei borghesotti benpensanti per accarezzare di nascosto le loro figliole mentre dormono, ignare di tutto, col sorriso sulle labbra? Alla luce di tutte le porcate che combini tu ogni sacrosanto anno grazie al dono dell’ubiquità, mica puoi darmi la colpa se quell’unica volta ho simulato un blackout, quando mio figlio se l’è filata in bagno, perché stavo perdendo 5 a 1 a FIFA 10!
Potrei continuare ancora per ore, caro Babbo Natale, ma siccome so che sfasi di brutto se stai troppo tempo senza attaccarti alla bottiglia, ti lascio con un abbraccio e augurandoti di riuscire anche quest’anno a svignartela più o meno indenne. Perché in fondo tu mi piaci così come sei: triste, grasso e alcolizzato.
Ma lascia perdere le ragazzine.
E portami Assassin Creed: Brotherhood.
Raffaele




















