Inseguendo un Super Santos verso l’infinito
Crescere nel decennio più colorato di sempre, tirati su dalle pubblicità, dai cartoni di seconda generazione, dalla tivù, da un Commodore che c’era attaccato sotto, da Topolino. Con le ginocchia perennemente sbucciate, inseguendo un Super Santos verso l’infinito. E alle volte pure fino alle panchine più in là.
Io Sasà Baratta l’ho incontrato per caso. Erano i primi tempi di Parliamo di Videogiochi. Qualcuno, credo fosse Ivan Fulco, mi segnalò il blog del Dr. Manhattan, che colpevolmente non conoscevo. Uno dei primi post in cui capitai fu Scribbelnauzz (nel 1985), dove un bambino raccontava, dal suo 1985, com’era giocare un’ipotetica versione di Scribblenauts antelitteram. O mangiare un cono Atomic che ci ha tutto il caramello e la granella colorata che mio padre dice che fa male e se continuo a mangiarlo poi finisco che mi cadono i denti e divento grosso come Maurizio Costanzo. Da lì fu amore a prima vista: le avventure in questi “anni ottanta +” (in bundle a questa storiografia alternativa: God Ov Uòr 3, Darcsàiderz, Infàmus, Dubbeldragon) mi hanno accompagnato per un anno abbondante di risate sguaiate.
Fra le pagine del libro troverete l’uomo ragno, le figurine, i succhi di frutta, le pubblicità del judo sui giornaletti, Colpo Grosso, le sfide a pallone, le gite con la scuola, il bidello che non si fa i cazzi suoi, il padre camionista, i paninari, un’improbabile versione under 11 dei guerrieri della notte dove i clan si chiamano Orfani dell’Istituto Don Bosco e i leader da vendicare Ciruzzo Spadafora.
Inseguendo un Super Santos verso l’infinito è la cronaca, esilarante, di un bambino che cresce in qualche parte imprecisata dell’Africa italiana (credo Calabria di Sotto, o Mordor, non ricordo), dei suoi amici, delle tenere (ma non in quel senso) storie che li legano. Ci sono anche i videogiochi, sì: un Commodore 64 qui, una sala giochi con le caramelle drogate lì, ma sono più tessuto connettivo fra i vari capitoli che altro.
Questo libretto, una manciata di euro (6€ più spese di spedizione, immagino, ma Alessandro si è sbagliato e me ne ha mandati due al prezzo di uno, quindi da che pulpito), è pure stampato in perdita, anche perché, volendo, le avventure di Sasà e dei suoi amici le potete leggere gratuitamente su http://docmanhattan.blogspot.com.
Tranne l’ultimo capitolo, ambientato molti anni dopo, in un ipotetico (ma neanche tanto) presente, che, subdolamente ti fa venire il magone ed una irrefrenabile voglia di fiondarti al computer per cancellare il profilo Facebook, e ripristinare la poesia delle amicizie senza update.
Un regalo di Natale perfetto anche per chi in quegli anni c’era, come me, ma era ancora impegnato a pisciare nel vasetto in attesa degli anni ’90 e dell’avvento degli Smashing Pumpkins.























