Final Destination

5 nov 2010 di

Quanto puoi tanto osa

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Ricordate come vi siete sentiti nell’esatto momento in cui avete realizzato che la vostra rivista di videogiochi stava per chiudere i battenti? No? Probabilmente siete solo troppo giovani, troppo attaccati all’internet o troppo tirchi per stare a preoccuparvi della carta stampata. Ve lo posso raccontare io, che di riviste ne ho viste chiudere almeno sei. Non mi dite che porto sfiga, solo mi fa un po’ strano visto che nell’ultima c’ero in mezzo anche io.

Quando una rivista sta per chiudere, un indizio te lo fa capire immediatamente: l’ultimo numero esce in ritardo, a volte in parecchio ritardo. Sei lì che aspetti ogni giorno davanti all’edicola, dando uno sguardo di sbieco tra le riviste, tanto che il giornalaio di vedervi arrivare con quello sguardo da sparviero si è rotto un po’ le balle, nonostante gli abbiate lasciato giù uno stipendio nell’ultimo anno. Nel frattempo i redattori si stanno mandando affanculo tra di loro, o stanno mandando affanculo l’editor, e proprio non hanno il tempo materiale di mandare in stampa l’ultimo numero. Intanto i giorni passano, e su quello scaffale dell’edicola campeggia ancora il vecchio numero la cui carta oramai ricorda quella delle riviste porno sbiadite che tutti stanno a fissare ma che nessuno ha il coraggio di comprare.

Alla fine arriva, con 15 giorni o un mese di ritardo, qualche volta anche con 5 anni di ritardo (ciao Super), ma alla fine arriva. Ti fiondi direttamente sull’editoriale, con quel sentore che ti ricorda quella volta che sei andato a guardare i tabelloni scolastici praticamente certo di essere stato bocciato ma speravi ancora nel miracolo. Dopo qualche momento, ti convinci che in fondo è solo una rivista di videogiochi e che il mondo va avanti, ma il magone  viene un po’ lo stesso.

L’editoriale di chiusura è sempre un misto di scuse e di polemica malcelata contro il mondo meschino e crudele. Scuse con i lettori che vedono chiudere la loro rivista preferita (ma sarà vero?), polemica nel costatare che non è giusto, che si vendeva bene, che inutile che ve lo dica, bla bla bla… In mezzo tanto negazionismo si sta al gioco e si fa finta di cadere dalle nuvole.

edicola

Il buon editoriale di chiusura è edulcorato nel cappello introduttivo, con tante scuse e pompini assortiti, ma arriva nelle ultime righe esprimendo nemmeno velatamente il concetto che in fondo, in qualche modo, la colpa è anche tua. Abbracci e baci, saluti come se non ci fosse un domani e un augurio di rivedersi in altri lidi. A volte capita che ci si  riveda poco dopo, a volte anni dopo, a volte mai più. L’editoriale di apertura di una nuova rivista invece è revisionismo allo stato puro, ma di questo ve ne parlerò un’altra volta, su di un’altra rivista. Forse.

Non resta che scorrere le pagine dell’ultimo numero con nostalgia, sapendo di non trovare nell’ultima pagina il classico “nel prossimo numero”. Tra le file dei redattori non è troppo diverso e, tra un vaffanculo e l’altro, inizia forse a balenare la consapevolezza che vedendo fallire almeno un paio di progetti editoriali, è ora di appendere il joypad al chiodo, che per stare appresso ai giochini si è oramai troppo vecchi.

Il nostro invece non è volutamente il classico editoriale. Niente incognita del domani, nessun vaffanculo tra i redattori (ok, magari qualcuno sì), nessuna colpa da dare a nessuno. Non avete nemmeno anticipato nulla, quindi evitate pure di preoccuparvi per eventuali rimborsi sull’abbonamento. Ci si vede!

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  • Ryo

    Che triste questo articolo :(
    Davvero un peccato che molte riviste stanno scomparendo. Io ne compro puntualmente una ogni mese. E’ sempre bello aspettare ogni mese il nuovo numero per leggere la recensione del gioco che aspetti con ansia,oppure le ultime notizie del mondo videoluduco. Sarò all’antica,ma il fascino della rivista è insostituibile.
    Un articolo davvero bello. complimenti.