E tu ci giochi?
Le parole non sono solo importanti, sono macigni. Mafia II è solo un seguito, il suo unico peccato è di ereditare gli errori commessi in passato, ma sento le unghie grattare la lavagna, oggi come otto anni fa. Mafia II sarà pure un gioco di mafiosi che uccidono mafiosi, violenza contro violenza, ma quel titolo andava sprecato con meno sufficienza.
Perché “Mafia” non è il nome di un campo di battaglia, ma di una guerra che si combatte ancora, giorno dopo giorno. Mafia è il ricordo delle vittime innocenti, degli eroi che questa guerra l’hanno combattuta, degli impiegati che ancora credono nella giustizia, della gente che alza la testa e di quella che è morta abbassandola sempre.
Mafia non è solo una parola, non una qualsiasi di certo, e non può essere un marchio di divertimento, uno stemma da sparare in qualche spietata campagna pubblicitaria. Invece è sprecata per un gioco qualsiasi, uno di quelli dove la morte non conta niente, la si infanga di risate e passatempo senza la benché minima voglia di rispettarne gli attori.
Mafia II è la copia inanimata de Il Padrino (1972) e arriva dopo che I Soprano hanno seppellito in TV quel modo eroico e stereotipato di dipingere la malavita. Un altro passo, un’altra camminata. Ma il tempo nei videogiochi non passa altrettanto in fretta, l’eterno adolescente non ha il coraggio di osare, probabilmente non ne ha nemmeno la voglia, perché il suo è un pubblico di bambinoni in cerca di svago. E divertitevi allora, con gli alieni, con gli orsetti assassini, con le tartarughe, con i terroristi o con i mafiosi, tanto non cambia niente. Oppure non lo fate, per una volta, e immaginate un videogioco che inviti a riflettere, non solo a sparare più in fretta. Perché Mafia non è un titolo, non è nemmeno una provocazione, ma un insulto ai suoi martiri.






















