Dragon Quest IX: Le sentinelle del cielo

9 set 2010 di

La serie Dragon Quest si rinnova e lo fa alla grande.

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La frase ad effetto usata per introdurre l’articolo non è molto lontana dalla realtà. Dragon Quest IX: Le sentinelle del cielo è un gioco di ruolo giapponese atipico, che fa sue alcune delle caratteristiche degli RPG occidentali, senza però tradire lo spirito del genere.

Il protagonista è un celestiale caduto (da creare all’inizio di una nuova partita) che deve scoprire cosa sia successo all’albero sacro della sua razza e perché il mondo sembri improvvisamente sprofondato nel caos. I celestiali sono creature di natura divina, invisibili agli umani, impegnati nel proteggere gli abitanti della Terra. Le prime fasi di gioco sono dedicate alla raccolta della benessenza, una sostanza spirituale che gli esseri umani rilasciano quando grati (e quindi fedeli) ai loro protettori per un favore ricevuto.

Svolti un certo numero di compiti e conosciuti alcuni dei personaggi che saranno coprotagonisti dell’avventura, avviene il primo grande colpo di scena, con l’eroe scaraventato sulla Terra, privato di ali e aureola e visibile agli umani. Da questo momento in poi il gioco si apre e permette l’accesso alla prima porzione della mappa generale, tutta da esplorare.

A differenza dei giochi di ruolo giapponesi più tradizionali, in Dragon Quest IX non si controllano personaggi caratterizzati in modo “forte” al di fuori del protagonista, mentre il resto del party (massimo altri tre compagni) andrà composto reclutando avventurieri in una locanda di una delle città principali, oppure contattando online altri giocatori. Questa scelta, apparentemente negativa dal punto di vista narrativo, non penalizza la trama principale, formata da molte sotto trame a cui solitamente si accede entrando nei villaggi.

Dragon Quest IX

Il character design dei personaggi è sempre quello, inconfondibile, di Toriyama. Manca solo Arale.

Le sottotrame, comunque, vanno a incasellarsi nella visione complessiva del gioco che si svela avanzando e risolvendo le diverse missioni. Queste storie parallele sono assimilabili a racconti brevi, diversi dei quali molto belli e drammatici da seguire, come, tanto per fare un esempio, quello della moglie dello scienziato morta in seguito a un’epidemia.

Aver slegato la trama dai personaggi controllabili è stato probabilmente l’unico sistema per garantire a Dragon Quest IX un respiro maggiore rispetto ai suoi predecessori e agli altri rappresentanti del genere. Solo in questo modo, infatti, gli sviluppatori hanno potuto introdurre una mappa di gioco più vasta, dettagliata e ricca di cose da fare: dall’andare alla ricerca di oggetti da collezionare (o da usare con il calderone alchemico) e mostri da uccidere, al perlustrare locazioni speciali che contengono diversi segreti.

Delle missioni secondarie, una vera novità per il genere, si è già detto (in merito è previsto il rilascio di un DLC contenente cento missioni che andranno ad aggiungersi alle cento già presenti nel disco), mentre resta da segnalare la possibilità di stravolgere completamente la formazione del party, alternandone i membri o facendogli cambiare classe (al costo di tutti i punti esperienza, purtroppo). La stessa crescita dei personaggi è stata resa meno rigida rispetto al passato, e ora è possibile assegnare dei punti a delle capacità (armi, incantesimi e così via) che fruttano delle abilità speciali.

Graficamente il gioco è stato reso completamente 3D, sia nelle fasi esplorative che nei combattimenti, com’era d’altra parte già avvenuto per gli episodi più recenti pubblicati sulle console maggiori. Tecnicamente si tratta di uno dei titoli meglio realizzati per Nintendo DS (anche se il character design alla Toriyama sta iniziando a stancare…) che può permettersi di fronteggiare i mostri sacri di Nintendo senza remore. [9]

piattaforma: nintendo ds
sviluppatore: square enix
produttore: s
quare enix
versione: italiana
provenienza: giappone

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  • Leo

    Premettendo che il gioco mi è piaciuto moltissimo, due critiche:

    -l’anonimato del party: scelta pessima, una degli elementi più belli degli rpg è proprio l’affezionarsi ai propri compagni di avventura, che ti restituisce almeno in parte la sensazione di giocare con degli amici tipica degli rpg cartacei.
    I personaggi incontrati nelle sottotrame di Dragon Quest IX, vuoi per la loro brevità, vuoi per il fatto che raccontano storie parallele a quella principale e non direttamente collegate, non riescono minimamente a restituire la stessa empatia di un party classico.

    Questa scelta a mio parere, più che per “per garantire a Dragon Quest IX un respiro maggiore rispetto ai suoi predecessori e agli altri rappresentanti del genere”, è stata fatta per via della nuova possibilità di giocare con altri 3 amici in rete locale, possibilità che magari in Giappone dove ci giocano tutti può essere interessante, ma in Italia è totalmente inutile (ci fosse stata la possibilità di giocare tramite wi-fi connection sarebbe stato già più interessante, ma essendo prevista solo la rete locale niente, inutile).

    -grafica: tutto vero quanto detto nella recensione, bellissima, ma solo da fermi: in movimento, quando ci portiamo dietro tre personaggi, ovvero un party completo, il gioco scatta terribilmente, fastidioso tanto da farmi decidere di affrontare l’avventure solo con due compagni (tanto, per la difficoltà medio/bassa e per i motivi detti sopra, non è che mi perdessi molto).
    Un fattore a mio parere porta la valutazione della grafica da un “eccellente” ad un “appena sufficiente” in un attimo.

  • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

    Dev’essere l’ombra che proietta Guren quando si parla di jrpg ;)

  • Anonimo

    Ho trovato la recensione un pò…scolastica, mi pare abbastanza distante dal tuo stile solito Karat, descrive con dovizia il gioco ma mi pare un pò carente di personalità rispetto al tuo standard.
    Comunque veramente buono questo DQIX, dopo centinaia di jrpg anonimi(su Ds e non solo)finalmente qualcosa di “diverso” dal consueto, curiosamente proprio dalla saga più tradizionalista in assoluto.
    C’è una sorta di ritorno concettuale al primo episodio della serie(vivere la Storia, non seguirla), ma con più occidente rispetto alle origini, quasi ci fosse l’intenzione di reiniziare il genere da parte di chi l’ha inventato.