Lenovo eBox, la console che non vorreste nemmeno gratis

8 set 2010 di

Ovvero: essere videogiocatori in Cina

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Questo articolo è stato amichevolmente sottratto a Single Player Co-op, un blog di videogiochi, pupazzi di pezza e cavalli.

Nell’allegra Repubblica Popolare Cinese, noto baluardo di mille e più libertà personali e non, giocare con le console che tutti conosciamo e che ci permettono di trascorrere ore e ore di sano e sfigatissimo divertimento non è esattamente una cosa semplice.Risale infatti all’anno 2000 la decisione del Ministero della Cultura locale di rendere di fatto illegale l’importazione delle varie Xbox, Playstation e console Nintendo sul suolo cinese.

La motivazione ufficiale? Quella di sempre: proteggere i giovini virgulti dai pericoli dell’intrattenimento digitale, a detta del governo estremamente nocivo per lo sviluppo delle acerbe menti cinesi. Morale, sembrava che il caro Cion Cion Blu fosse destinato ad andare avanti ancora anni a coltivare i campi e bere aranciata anzichè pwnando niubbi ad Halo.

Nonostante gli impedimenti teorici, nella pratica è risultato ovviamente impossibile tenere la fiera gioventù cinese lontano dal videogioco, la quale in assenza di console ha sfogato il proprio insaziabile bisogno di nerditudine verso altri lidi. È il caso del gaming su PC, sistema “approvato” dal governo, sviluppatosi floridamente al punto da toccare già nel 2001, anno successivo al ban, il rispettabilissimo valore di mercato di 100 milioni di dollari. Oddio, magari fin troppo floridamente, come testimoniato dagli innumerevoli e noti casi di cronaca nera associati al gioco online, assurti negli anni allo status di vere e proprie leggende urbane tra le comunità di giocatori occidentali.

Con o senza “embargo videoludico”, la Cina rimane un paese di 1.3 miliardi di persone ergo, per farla breve, un mercato fottutamente enorme che rappresenta il sogno bagnato di qualsiasi businessman di qualsiasi settore e di qualsiasi moralità. In quest’ottica di conquista, non stupiscono i tentativi da parte dei produttori hardware di aggirare il ban cinese nella speranza di conquistare il moderno Klondike. A titolo di esempio possiamo citare Nintendo, che nel 2003 lanciò in Cina l’iQue, ovvero un Nintendo 64 camuffato da joypad collegabile direttamente al televisore progettato, costruito e distribuito con l’ausilio di una compagnia locale.

All’interno della bizzarra console erano pre-installati alcuni titoloni come Mario 64 o Zelda: Ocarina of Time e giochi aggiuntivi potevano poi essere acquistati e scaricati in un secondo tempo direttamente sulla memory-card inclusa nel sistema. La cosa interessante è vedere come, oltre alla provenienza, sia anche & soprattutto la forma estetica del dispositivo a giocare un ruolo di spicco nell’approvazione da parte del governo. Insomma, se volete lanciare una console da gioco in Cina, fate soprattutto in modo che non sembri una console da gioco.

Lenovo eBox

Il Nintendo iQue. 'mmazza che brutto.

È in questo scenario, invero tristissimo, fatto di divieti, privazioni e console sotto mentite spoglie che si inserisce l’eBox, console in sviluppo presso Lenovo sulla falsariga del Kinect di Microsoft. Lenovo, per chi non lo sapesse, è il colosso cinese che qualche tempo fa si comprò la divisione PC di IBM con la stessa nonchalance con cui io compro gli snack alle macchinette. Come il più celebre “ispiratore”, l’eBox offrirà ai propri utenti un’esperienza controller-free rivolta principalmente al solito pubblico di casualoni e, al pari dei suoi predecessori sul mercato, conterrà una trentina di giochi pre-installati. Stando alle affermazioni di tale Jack Luo, responsabile del progetto, pare che eBox costerà “più del Wii ma meno di un Xbox 360“, ovvero un price-tag che dovrebbe garantire al dispositivo una certa penetrazione nel mercato.

La scelta di fornire una corposa mole di giochi con la console è stata fatta, oltre che per rendere appettibile il prodotto anche ai cinesi meno abbienti, per prevenire/circoscrivere il fenomeno della pirateria, ovvero il principale nemico del videogioco in Cina. Dopo il governo, s’intende. Governo che, almeno in linea teorica, dovrebbe starsene tranquillo considerata, oltre all’indispensabile provenienza autoctona, la marcata “cinesità” che secondo Jack Luo caratterizzerà la softeca eBox. Allegria.

Lenovo eBox

Concept-art per il Lenovo eBox: a confronto l'Atari Jaguar sembra disegnato da Van Gogh

E Microsoft? Rimane a guardare? Nah, figuriamoci: pare infatti che il colosso di Redmond stia tentando da tempo con ferocia di convincere il governo a permettere l’importazione/distribuzione di Xbox360. Vista la posta in palio, l’insistenza non stupisce: non serve essere dei veggenti per capire che chi dovesse vincere in Cina oggi, avrebbe numericamente vinto le console-war dei prossimi 200 anni a venire.

Il lancio dell’eBox è previsto in Cina per l’inizio del 2011. Benchè ritenuto da Jack Luo “non impossibile”, niente è trapelato su eventuali distribuzioni extra-cinesi. Che sfiga, eh!

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  • Lilithlun

    Sia il pad dell’eBox che l’iQue sembrano astronavi brutte uscite da qualche film degli anni 80. Quelli che passavano fino a qualche anno fa il pomeriggio…
    Che mondo brutto brutto la cina!

  • Anonimo

    LOL che controller deforme che ha l’eBox! Sbaglio o sembra avere le levette analogiche messe in diagonale e i dorsali messi l’uno accanto all’altro?