Il diritto di essere una sega
Faccio outing: da oggi reclamo il mio diritto di essere una sega ai videogiochi, e pretendo di non essere additato e deriso come un ebreo omosessuale con radici africane in uno strip club texano (ok, questa è un po’ pesa, ma volevo rendere l’idea). Tutto nasce con l’episodio estivo di RingCast, il numero 39, dove incautamente mi lamentavo con Ferruccio e Wis (con Vito no, era a Rapture – e se non capite a cosa mi riferisco fareste bene ad ascoltarvi l’episodio) di alcuni passaggi di BioShock 2, che, in breve, trovo frustranti. Ecco, ho detto la parola maledetta, quella per cui passerò alla storia. BioShock 2 mi frustra molto più del primo capitolo. Non solo, mi annoia pure, ma su questo ho già detto molto in trasmissione. Non l’avessi mai fatto, come dice il buon Tsukumo (che poi sarebbe il nostro Amano76, che inspiegabilmente da qualche anno ha cambiato nickname). Di fronte ad una levata generale di scudi mi sono dovuto praticamente difendere con un pungolo elettrico. E Gatsu sega, e Gatsu ormai sei prigioniero del tuo personaggio e Gatsu a che gioco hai giocato.
Una reazione spropositata davanti all’ammissione di trovarsi in difficoltà con un particolare gioco (… ebbasta con ‘sta storia che sono scarso a tutto: venite, venite online che vi asfalto!). A questo punto mi domando, conoscendo già la risposta, i videogiocatori sono peggiori di una setta massonica? Possibile che al minimo segno di difficoltà scattino ancora gli scherni, i ce l’hai piccolo? Che l’unico modo in cui il videogioco riesce a essere concepito dagli appassionati sia sempre e solo in ottica competitiva?
Al che, Cristiano Bonora, che su Babel ha recensito titoli importanti come Ninja Gaiden 2 e Il Gioco dell’Oca, fra il serio e il faceto, butta là un’ipotesi: “Secondo me è una questione di approccio mentale all’entertainment. Per dire, io spesso faccio fatica a seguire i film per via della riserva secondo cui, quando si guarda un film, si sta seduti e non si fa nulla. Quindi mi distraggo. Tu probabilmente hai l’inconscia predisposizione secondo cui giocare un VG è come fare il bagno con le paperelle. Si schizza in giro, si strizza la pancia alle ochette per sentire il qua qua e ogni tanto si scureggia beandosi dell’ineffabile miracolo delle bollicine. Quindi, non appena la meccanica si fa più elaborata, ti perdi i pezzi e rimani incastrato anche nei menu delle opzioni.”
Ah ah ah, direte voi, ma io non rido. Perché c’è del vero in queste parole: magari, dico magari, uno può concepire il videogioco come un momento di svago e non necessariamente di sfida, un modo per rilassarsi e non uno per mettersi alla prova – soprattutto dopo essere tornato a casa da una giornata di lavoro passata comunque davanti ad uno schermo, senza necessariamente il bisogno di altro stress o pressione sociale. Questo approccio da hippie pigro porge però l’altra guancia ad un dilemma shakespeariano, riassumibile nell’antico adagio del sì, ma senza sfida non c’è gusto.

La più bella pubblicità del mondo ci avvisa che con il Sega Game Gear potremo divertirci tenendo qualcosa in mano senza incamminarci allo stesso tempo sul sentiero della cecità.
Leggendo i commenti di altri utenti alla questione, mi è venuta un’illuminazione: perché i giochi ci consentono di impostare solo un livello di sfida generale (facile, normale, difficile) e non di intervenire direttamente su singoli aspetti del gioco che ci interessa modificare? Al di fuori di alcuni beat’em up, ad esempio, non mi vengono in mente altri casi in cui si possa decidere di dare degli handicap ad un determinato tipo di nemici che ci sta rendendo la sfida ingrata. Se io volessi avere i nemici standard a difficoltà normale, i boss tosti, ma i Big Daddy facili, perché non mi dovrebbe essere permesso, questione achievement a parte? Perché un gioco con la difficoltà che si modifica in automatico – e ce ne sono stati – dovrebbe operare senza chiedermi alcuna conferma (e se io, per esempio, volessi morire in continuazione fino a trovare la strategia giusta?) o, vedendomi in difficoltà, abbassare tutto a facile senza poi darmi la possibilità di tornare ad un livello di sfida diverso in un secondo momento?
Se è vero che dopo essere morto tre volte nello stesso punto ho già le palle tostate, è anche vero che il mondo è bello perché è vario. Ad alcuni piace il masochismo, altri senza il cazzodurismo da forum si sentirebbero vuoti dentro, quindi tagliamo la testa al toro. Più controllo per tutti? Con le elezioni alle porte, questo potrebbe essere lo slogan a fare breccia nel cuore dei videogiocatori.






















