Il diritto di essere una sega

6 set 2010 di

Dal Vangelo secondo Tommaso

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Faccio outing: da oggi reclamo il mio diritto di essere una sega ai videogiochi, e pretendo di non essere additato e deriso come un ebreo omosessuale con radici africane in uno strip club texano (ok, questa è un po’ pesa, ma volevo rendere l’idea). Tutto nasce con l’episodio estivo di RingCast, il numero 39, dove incautamente mi lamentavo con Ferruccio e Wis (con Vito no, era a Rapture – e se non capite a cosa mi riferisco fareste bene ad ascoltarvi l’episodio) di alcuni passaggi di BioShock 2, che, in breve, trovo frustranti. Ecco, ho detto la parola maledetta, quella per cui passerò alla storia. BioShock 2 mi frustra molto più del primo capitolo. Non solo, mi annoia pure, ma su questo ho già detto molto in trasmissione. Non l’avessi mai fatto, come dice il buon Tsukumo (che poi sarebbe il nostro Amano76, che inspiegabilmente da qualche anno ha cambiato nickname). Di fronte ad una levata generale di scudi mi sono dovuto praticamente difendere con un pungolo elettrico. E Gatsu sega, e Gatsu ormai sei prigioniero del tuo personaggio e Gatsu a che gioco hai giocato.
Una reazione spropositata davanti all’ammissione di trovarsi in difficoltà con un particolare gioco (… ebbasta con ‘sta storia che sono scarso a tutto: venite, venite online che vi asfalto!). A questo punto mi domando, conoscendo già la risposta, i videogiocatori sono peggiori di una setta massonica? Possibile che al minimo segno di difficoltà scattino ancora gli scherni, i ce l’hai piccolo? Che l’unico modo in cui il videogioco riesce a essere concepito dagli appassionati sia sempre e solo in ottica competitiva?

Al che, Cristiano Bonora, che su Babel ha recensito titoli importanti come Ninja Gaiden 2 e Il Gioco dell’Oca, fra il serio e il faceto, butta là un’ipotesi: “Secondo me è una questione di approccio mentale all’entertainment. Per dire, io spesso faccio fatica a seguire i film per via della riserva secondo cui, quando si guarda un film, si sta seduti e non si fa nulla. Quindi mi distraggo. Tu probabilmente hai l’inconscia predisposizione secondo cui giocare un VG è come fare il bagno con le paperelle. Si schizza in giro, si strizza la pancia alle ochette per sentire il qua qua e ogni tanto si scureggia beandosi dell’ineffabile miracolo delle bollicine. Quindi, non appena la meccanica si fa più elaborata, ti perdi i pezzi e rimani incastrato anche nei menu delle opzioni.”
Ah ah ah, direte voi, ma io non rido. Perché c’è del vero in queste parole: magari, dico magari, uno può concepire il videogioco come un momento di svago e non necessariamente di sfida, un modo per rilassarsi e non uno per mettersi alla prova – soprattutto dopo essere tornato a casa da una giornata di lavoro passata comunque davanti ad uno schermo, senza necessariamente il bisogno di altro stress o pressione sociale. Questo approccio da hippie pigro porge però l’altra guancia ad un dilemma shakespeariano, riassumibile nell’antico adagio del sì, ma senza sfida non c’è gusto.

manifesto sega

La più bella pubblicità del mondo ci avvisa che con il Sega Game Gear potremo divertirci tenendo qualcosa in mano senza incamminarci allo stesso tempo sul sentiero della cecità.

Leggendo i commenti di altri utenti alla questione, mi è venuta un’illuminazione: perché i giochi ci consentono di impostare solo un livello di sfida generale (facile, normale, difficile) e non di intervenire direttamente su singoli aspetti del gioco che ci interessa modificare? Al di fuori di alcuni beat’em up, ad esempio, non mi vengono in mente altri casi in cui si possa decidere di dare degli handicap ad un determinato tipo di nemici che ci sta rendendo la sfida ingrata. Se io volessi avere i nemici standard a difficoltà normale, i boss tosti, ma i Big Daddy facili, perché non mi dovrebbe essere permesso, questione achievement a parte? Perché un gioco con la difficoltà che si modifica in automatico – e ce ne sono stati – dovrebbe operare senza chiedermi alcuna conferma (e se io, per esempio, volessi morire in continuazione fino a trovare la strategia giusta?) o, vedendomi in difficoltà, abbassare tutto a facile senza poi darmi la possibilità di tornare ad un livello di sfida diverso in un secondo momento?

Se è vero che dopo essere morto tre volte nello stesso punto ho già le palle tostate, è anche vero che il mondo è bello perché è vario. Ad alcuni piace il masochismo, altri senza il cazzodurismo da forum si sentirebbero vuoti dentro, quindi tagliamo la testa al toro. Più controllo per tutti? Con le elezioni alle porte, questo potrebbe essere lo slogan a fare breccia nel cuore dei videogiocatori.  

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  • Postaperwar

    Direi che ci vorrebbero più giochi come Devil May Cry, Bayonetta, il prossimo Vanquish, insomma titoli dove, a prescindere dalla difficoltà settata all’inizio (o modificata in seguito), ci sia sì la possibilità di giocare per arrivare alla conclusione (facile e veloce piuttosto che duro e faticoso), ma anche, e questo a scelta dell’utente, la possibilità di approfondire sistemi di gioco e meccaniche che possono dare molta soddisfazione.
    Insomma, Bioshock lo puoi finire sparando come in un Call of Duty qualsiasi, ma puoi anche divertirti ad usare e combinare poteri e oggetti presenti negli stage per farne trappole o oggetti contundenti per telecinesi esplosivi.

  • Lilithlun

    Penso sia questo soprattutto il punto. Se un gioco manca di originalità e mordente, cosa che non me ne voglia a chi è piaciuto, ma il secondo capitolo di Bioshock pare mancare secondo opinione comune, il fattore difficoltà/sfida si tramuta più in noia/frustrazione…
    Credo che la soluzione migliore beh… sia fare giochi migliori =P

  • Dan

    Ma appunto, quello intendevo. Il problema non è che sei una sega ma che se il gioco non ti piace non ti va di perderci tempo. Insomma, non è che un gioco non ti piace perché è frustrante…è frustrante perché non ti piace. Io invece schifo a priori un gioco dove schiatto ogni due per tre (tipo Vanquish).

  • Anonimo

    In questo mi sembra ottima l’organizzazione di Bayonetta: puoi cambiare livello di difficoltà quando e come vuoi, ci sono checkpoint ovunque, qualsiasi cosa tu faccia o raccolga viene immediatamente salvata… è un gioco stra user friendly, e questo non gli impedisce comunque di essere impegnativo.

    Fra l’altro io proprio sul livello di difficoltà ho il dente avvelenato: i giochi che ti permettono di sceglierlo solo all’inizio, o comunque di alzarlo in uno secondo tempo (ma solo di abbassarlo) sono *assurdi*. Accorgersi, magari dopo ore, che è ormai tutto troppo facile e non poter alzare la difficoltà è insopportabile. Limitami su bonus achievement sbloccabili, se vuoi, ma non rompermi l’anima sul modo in cui voglio giocare.

  • Postaperwar

    L’idea di Gatsu di avere un menù per pasticciare con diversi parametri del gioco mi pare una grande trovata che onestamente non si capisce perché finora sia stata ignorata, sarebbe come cucirsi addosso un’esperienza su misura.
    A me piacciono molto i giochi che richiedono del manico, e se non sono bastardi me li gioco volentieri (e sì, anche per dire, “io l’ho finito!”), ma onestamente sono davvero pochi rispetto alla maggioranza dei titoli che provo.
    Per dire, tra 15 titoli tipo Mafia II che giochi per vedere come va a finire, per goderti la storia o le trovate, ogni tanto ci scappa un Wet, che dopo i primi calci in faccia ti fa scattare la molla “la metti così eh? e adesso vediamo allora!”
    Di tutto un pò insomma, ma titoli hardcore solo a piccole dosi.

  • Anonimo

    Ma anche tutto il discorso della protezione delle sorelline è davvero divertente. Il contro, come detto, è che se ti impegni tanto in queste cose ora della fine sei praticamente onnipotente. Il combattimento finale (che ho comunque apprezzato per il fatto di non proporre un vero e proprio boss) l’ho trascorso seduto in un angolino, osservando le mie pedine che facevano un massacro. :D
    Sulla mancanza di momenti “wow” sono d’accordo. In parte è figlia del ritorno a Rapture, in parte secondo me di una certa pacchianeria di alcune scelte (la sorella che ti parla con attorno l’alone dell’aids, madonna). Però, anche qui, un paio di cose buone ci sono, per esempio la parte che citi tu, o anche quella immediatamente precedente col cattivo in provetta, o il modo un pochino diverso in cui viene affrontata la (comunque semplicistica, per carità) questione morale.

    Per questo son curioso di vedere cosa combineranno con X-Com: è un marchio per certi versi ancora più problematico, ma molto più lontano nel tempo e che declineranno in maniera radicalmente diversa dall’originale. Di sicuro non ci sarà quella sensazione di “questa roba l’ho già fatta due anni fa, ed era molto più figa”. :)

  • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

    Posso essere d’accordo sul sistema di base, il combattimento è sicuramente migliore che nel primo. Anche raccogliere l’adam e tutte quelle cose di contorno sono piacevoli. Secondo me manca semplicemente di momenti “wow”, ma è più colpa di Rapture che di altro, le nuove zone sono abbastanza anonime. Con l’unica eccezione della parte in cui si impersona qualcun’altro, artisticamente veramente notevole.

  • Anonimo

    Si va OT, quindi chiudo in fretta, però su Bio2, pur essendo d’accordo sui limiti artistici, non son troppo d’accordo sulla mancanza di idee. In termini di puro gameplay han fatto un tot di cose interessanti. Tutto sommato son curioso di vedere cosa combinano con X-Com.

  • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

    Non so, Vanquish mi ha preso. Guarda che io giochi difficili ne ho giocati eh ^__^ Sarà anche che Bioshock 2 in generale come gioco non mi ha esaltato, mi è parso sciatto, povero di idee e artisticamente inferiore al primo.

  • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

    Il culo mi rode, ovvio, mai negato.

  • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

    Io ai tempi del Nes avevo tipo 8 anni. Il mio problema più grande era fare 10 addizioni per il giorno dopo. Oggettivamente mi sembra una situazione con tempi e priorità diversi rispetto a quelli di un trentenne…

  • Padonba

    In parte condivido, ma non è che ci stiamo rammolendo/impigrendo? Voglio dire tutte ste pare non le avevamo col nes..

  • Dan

    Oh, Gatsu, io mi chiedo come abbia fatto a piacerti Vanquish però XD
    Oltre ai giochi in cui si muore spesso, io ormai sono diventato intollerante pure a quelli che prevedono combo di più di due tasti XD Ma non è tanto una questione di “stress” eh… Il problema è che ripetere le stesse sezioni decine di volte e dover star là a pensare che tasti premere segano di netto le gambe all’immedesimazione.

  • Lilithlun

    Articolo interessante, soprattutto perchè tocca un argomento che mi riguarda da vicino, ma tutto sommato sinceramente un po’ troppo retorico.
    Anche io faccio della schiera che cerca il gioco soprattutto per svago, per intrattenimento, e non per una disperata ricerca di sfida. Mi gioco il gioco al livello normale di default, butto li due battute del cazzo con gli altri riguardo a non giocare a “Folle ma proprio una cosa ma che te lo dico a fa” come fanno loro e finisce li.
    Capisco la frustrazione che può venire da alcuni giochi, o spesso solo da alcuni particolari nemici o enigmi che si voglia, ma il discorso che fai sarebbe applicabile a qualsiasi elemento di un videogioco che non sta bene a una o a un’altra persona. Se c’è stato bisogno di arrivare ad oggi per iniziare a sentire la necessità di un più ampio controllo sulla difficoltà dei singoli aspetti dei videogiochi, dopo oltre un trentennio di storia videoludica, vuol dire che il problema è da cercare altrove secondo me, o semplicemente ti rode semplicemente il culo e giustamente ti vengono in mente queste cose.

  • Aleparty82

    Quoto tutto quello che hai scritto Gatsu, tra l’altro anche io ho abbandonato Bioshock 2 perchè lo trovavo frustrante (mentre ho completato con soddisfazione il primo).

  • bender

    @ Luca Essendo trentenne anch’io ho vissuto quella competitività: ora però non mi interessa più (più o meno dai tempi di PS1). Voglio qualcosa di più completo, qualcosa che vada oltre il mero “giocare” (anche se potrebbe sembrare paradossale, visto che parliamo di videogiochi).

  • http://smeraldo.tumblr.com/ Luca Tenneriello (Smeraldo)

    Io non credo che il medium videoludico sia poco maturo per via della competitività. Anzi, quest’ultima è una delle basi del videogioco, specie quello con il quale gli attuali 30enni sono cresciuti. Il videogioco nasce e si evolve nella competizione (Pong, PacMan, Tetris, Street Fighter 2, Daytona USA, Counter Strike, Call of Duty…).

  • http://www.facebook.com/people/Marco-J-Slavex/1584000882 Marco J. Slavex

    Massima solidarietà a Gatsu, anch’io gioco per staccare la spina non per stressarmi ancora di più.

  • Anonimo

    Il discorso dell’approccio ha il suo perche’. A me capita di svegliarmi a meta’ partita rendendomi conto che volevo vedere come andava a finire e stavo combattendo meccanicamente. Lo stupore e’ nato proprio con Bioshock 2, quando mi sono accorto che stavo massacrando splicer e curandomi in automatico intanto che cercavo una Little Sister da adottare. Inutile dire che mi sono svegliato in una Vita Chamber.

  • bender

    Anche a me non frega praticamente nulla della sfida, eccezion fatta per alcuni titoli che mi piacciono particolarmente (soprattutto FPS tattici) e che rigioco più volte a livello massimo.
    A me del videogioco interessa l’esperienza; l’impatto visivo, quello sonoro, la capacità di coinvolgerti in una certa situazione e, se c’è (ma di solito non c’è mai), la storia.
    Il problema è che per molti videogiocatori il vg è solo fare più punti degli altri, anche per questo il medium è così poco maturo: è la mentalità reganiana da coin-up che fa da padrone.

  • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

    Nicola B. aveva lasciato un commento, per qualche motivo non appare (scazzi di Disqus immagino), lo ricopio:

    purtroppo non c’e’ molto da stupirsi del comportamento da te descritto, il fatto di essere videogiocatori non comporta anche l’appartenere ad un’altra razza..
    “noi ce l’abbiamo duro” verra’ sempre fuori, a prescindere dallo schieramento, dagli sportivi piu’ accaniti agli appassionati di uncinetto.. purtroppo e’ nella nostra natura.
    Ovviamento non vale per tutti e chissa’ che parlarne ogni tanto non giovi..
    bel tentativo insomma

  • http://SitoInternet nicola

    purtroppo non c’e’ molto da stupirsi del comportamento da te descritto, il fatto di essere videogiocatori non comporta anche l’appartenere ad un’altra razza..
    “noi ce l’abbiamo duro” verra’ sempre fuori, a prescindere dallo schieramento, dagli sportivi piu’ accaniti agli appassionati di uncinetto.. purtroppo e’ nella nostra natura.
    Ovviamento non vale per tutti e chissa’ che parlarne ogni tanto non giovi..
    bel tentativo insomma :)

  • Anonimo

    Tutto il discorso, in senso assoluto, è più che condivisibile. Nel caso specifico, però, Bioshock 2 è un gioco piuttosto facile, in cui non ho trovato punti particolarmente frustranti. Non è una questione di alzare gli scudi e darti della sega, eh, parlo in generale del gioco. Voglio dire: non sono MAI morto, mentre il primo episodio mi aveva creato ben più di qualche difficoltà. Però è forse una ulteriore questione di approccio: io l’ho giocando esplorando molto, salvando e proteggendo tutte le sorelline, raccattando un sacco di bonus e munizioni. Questo indubbiamente aiuta a rendere le cose più semplici. :)