Starcraft 2: Wings of Liberty

3 set 2010 di

L’arte del manierismo videoludico

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Immaginiamo il lavoro della Blizzard per la realizzazione di Starcraft 2. Un progetto durato anni tra studio e realizzazione. Li vedo gli sviluppatori a provare soluzioni nuove, a togliere e a mettere feature, a sperimentare per integrare con le novità offerte dalla rete.

Tanto è stato complesso il lavoro di raffinazione che il prodotto finito è venuto identico al primo Starcraft (1998), che a sua volta era stato definito un Warcraft 2 (1995) ambientato nello spazio. Stiamo parlando di un gameplay di oltre quindici anni fa, similissimo a quello del capostipite del genere, Dune 2 (1992), che di anni sul groppone ne ha ormai quasi venti.

Prima di continuare a scorrere il testo, andate a leggere le recensioni degli ultimi RTS usciti sul mercato. Nella maggior parte degli articoli leggerete che uno dei difetti più sottolineati è l’incapacità di innovare. Questo è in gran parte vero, ma bisogna dire che alcuni titoli capaci di apportare qualche innovazione, come ad esempio Company of Heroes e i Dawn of War, ci sono stati. Così come ci sono stati anche degli esperimenti più o meno riusciti che hanno tentato di distaccarsi dalla formula originale, modificando i rapporti tra gli elementi del gameplay (accumulo risorse – creazione truppe – combattimento) o puntando più sull’online che sull’offline (prendiamo il bello, ma purtroppo ignorato, Endwar).

Ora tanti discorsi e dibattiti su come rinnovare il genere muoiono di fronte allo smodato entusiasmo con cui è stato accolto Starcraft 2: un remake del primo capitolo reso appetibile anche per i giocatori che solitamente usano le pagine delle riviste con sopra le anteprime di qualche RTS per asciugarsi il sudore, grazie a un’accurata e massiccia campagna di marketing, culminata in voti altissimi, spesso giustificati dall’esaltazione degli elementi di contorno, più che dalle qualità del gioco vere e proprie.

StarCraft 2

Che sapore ha una minestra vecchia dodici anni?

Graficamente è migliore… ma dai? Dopo dodici anni e dopo tutti i miliardi spesi per realizzarlo, mi sarei stupito del contrario. Per il resto ci troviamo di fronte a un gioco banale nella concezione, parecchie spanne sotto quelli che sono i più recenti punti di riferimento degli RTS citati nelle righe precedenti.

Volete una descrizione del gioco? Andatevi a leggere una recensione di Starcraft e aggiornate i parametri tecnici ai tempi moderni, aggiungete qualche accessorio, togliete parecchie opzioni online (paradossale vero?), considerate che in single player potete giocare con una sola fazione in una facilotta campagna di media lunghezza e avrete un quadro complessivamente corretto del gioco.

Starcraft 2 è talmente simile al primo episodio, che Blizzard ha dovuto inventare una specie di zona franca per garantire ai neofiti la possibilità di non scontrarsi online con qualche veterano, tanto sono coscienti di quanto sia immediato per i vecchi giocatori ritrovarsi a loro agio con il sistema di gioco della loro ultima fatica. La cosa era peraltro già risultata evidente nella versione beta pubblicata nei mesi scorsi (in fondo l’online tanto esaltato è stato pensato per il mercato coreano, dove il livello degli scontri è altissimo).

In sostanza, Starcraft 2 è un bellissimo vecchio gioco, che brilla dello stile immacolato e senza anima della Blizzard e che non porta avanti il genere di un millimetro, sebbene sia criticabile unicamente per questo completo immobilismo. È perfetto, ma brilla di una perfezione superficiale che lascia indifferenti. [7]

piattaforma: pc
sviluppatore: blizzard entertainment
produttore:
blizzard entertainment
versione: italiana
provenienza: usa

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  • Prose

    È un bellissimo vecchio gioco ma non è stato concepito per essere rivoluzionario nel genere. Ormai l’RTS è stato definito e lo staccarsi porterebbe a creare un nuovo genere. Mamma Blizzard ha voluto aggiornare quello che sta diventando lo scacchi del 2010. “Squadra vincente non si cambia” si diceva una volta. In ogni caso il livello di questo gioiellino è altissimo. Poi personalmente non so a che difficoltà hai giocato la campagna (probabilmente alla facile xD), alla massima è stata finita veramente da poche persone e 29 missioni sono leggermente al di sopra di ogni altro RTS. Inoltre in lega cadetti (Zona Franca) si possono fare solo le prime partite, dopo c’è il piazzamento e un sistema che ti trova avversari con circa la tua abilità (per mantenere un 50% vinte, 50% perse), in modo da accontentare un po’ tutti. In ogni caso rimane lo strategico migliore a cui abbia giocato, curato in ogni dettaglio. Sinceramente vedo tutto tranne superficialità.
    Prose

  • Stefano Lucchi

    gran bella rece, bravo Simone