Split/Second
Nel 1995 Daytona USA, Ridge Racer & Co. dominavano le sale giochi, mentre gli inglesi se ne uscivano sul mercato con cafonerie tipo Fatal Racing. 15 anni dopo, Evolution Studios, Criterion e Bizzare Creation guidano il settore arcade, mentre a Sega non riesce di meglio che clonare Motorstorm (Hummer) e Burnout (Sega Race TV). Di Namco e soci invece si sono perse le tracce.
A ribadire la superiorità britannica sul genere interviene anche Black Rock Studios, già autrice del convincente Pure. Motorstorm rimane ancora un pelino davanti grazie ad una maggiore impronta tattica, ma Split/Second è lì dietro a mettere un nuovo paletto nel genere delle corse arcade.
Tecnicamente superbo, dacché supportato da un motore mai claudicante anche quando viene giù il mondo intero, S/S è lo Scud Race del 2010, e a ben vedere anche le ambientazioni paiono da esso ispirate.

Tante le lodi ai coder inglesi, certo però che tra Blur e Split/Second le ambientazioni non sembrano spiccare molto in quanto ad originalità.
Dimenticate le prime mogie gare, S/S esplode (letteralmente) solo dopo aver sbloccato vetture con un po’ più di grinta. A quel punto, è da manuale del perfetto racing game: controllo preciso, design del tracciato fenomenale, gare sempre ficcanti. Non esistono curve prese in malo modo, ma solo diversi approcci alla guida; il giocatore può esprimere il proprio stile staccando gli avversari con una guida perfetta o giocare di derapata riempiendo i powerplay.
Quest’ultimi non sono solo l’equivalente burnout-iano del turbo, ma accumulati su tre livelli permettono di interagire con gli oggetti a bordo pista per rallentare gli avversari o per modellare interamente il tracciato. L’utilizzo del powerplay richiede un buon tatticismo: in alcune situazioni è meglio martellare l’avversario facendogli esplodere l’impossibile al suo passaggio, mentre in altre è consigliabile concentrarsi sulle deviazioni, sia per recuperare posizioni che per disorientare i rivali.
Le modalità single player sono piuttosto varie, soprattutto le due che ruotano intorno alla sfida contro l’elicottero, ma non aspettatevi qualcosa di troppo diverso dalle solite presenti nei titoli concorrenti. Metabolizzate le meccaniche di gioco, il single player è da divorare il prima possibile per sbloccare le vetture e fiondarsi velocemente sul multiplayer, dove tutte le modalità finiscono per essere anche più appaganti.
Se con il joypad le soddisfazioni sono tante, con lo sterzo in mano S/S è puro amarcord dei pomeriggi passati in sala giochi. Il supporto al volante/pedali sarebbe il migliore nella sua categoria, se non fosse per una irritante bug che, almeno nella versione PC, limita la velocità di punta rendendovi praticamente impossibili alcune delle prove da superare e ponendovi in situazioni di handicap rispetto agli avversari.
L’entusiasmo per S/S è tanto, ma rimane condizionato dalla sua natura arcade. Arcade del nuovo millennio s’intende, niente a che vedere con le meccaniche stantie di OutRun2 o Ridge Racer, ma sempre di arcade si sta parlando. Il che significa battaglie limitate nel tempo, pochi eventi, pochi tracciati da spolpare, longevità del single player limitata. Più selettivo di Burnout, che ha preferito nell’ultima incarnazione aprirsi ai gusti del pubblico, l’approccio arcade di S/S è al contempo di nuova e vecchia scuola. Gli amanti del genere lo adoreranno, altri lo troveranno limitato sul lungo periodo.
A 15 anni da Scud Race, il punto più alto mai raggiunto in sala giochi, possiamo solo rassegnarci alla fine della supremazia nipponica in favore di quella britannica, che paradossalmente ha dovuto digerire le meccaniche tipiche dei racing nipponici, poi sputarle e infine ridigerirle per dare nuova linfa al mercato. D’altronde ce ne saremmo dovuti accorgere già tanti anni fa, ai tempi dell’ingiustamente bistrattato Vanishing Point su PSX. Ed è inutile che vi dica da quale paese provenivano gli sviluppatori. [8]
Sviluppatore: Black Rock Studio
Produttore:Disney Interactive Studios
Versione: pal
Provenienza: Uk





















