Sono una sporca carogna
Si è fatto un gran parlare dell’obiettivo “Carogna” di Red Dead Redemption. L’obiettivo recita più o meno così: “Metti una donna incaprettata sulle rotaie e rimani a guardare mentre viene uccisa dal treno”. Che poi io ricordavo fosse una suora, evidentemente mi sbagliavo. Molti si sono scandalizzati, forse giustamente, per la presenza del tutto gratuita e inutile di un achievement simile.
Rockstar, non certo nuova a queste trovate scandalistiche, aveva dimostrato con GTA IV di aver intrapreso una strada molto più matura e politically correct nei suoi giochi. Premiare il giocatore per un gesto simile, secondo i contrari, è invece solo un modo per attirare le solite proteste sui giornali di mezzo mondo. Altri hanno trovato molto divertente l’idea di Rockstar e addirittura hanno ritenuto importante che per ottenere 1000 punti su 360, o un platino su PS3, fosse necessario abbassarsi a tanto.
Dopo tutto nessuno obbliga il giocatore a portarlo a termine, la sua rinuncia a discapito del perfect score è senza dubbio più significativa. Io, che vesto i panni del bacchettone molto spesso, sono tra quelli che crede faccia bene al videogioco stare lontano da certe polemiche. Questo, almeno, fino a quando non mi sono trovato per caso in un convento con davanti una stazione del treno.
Decido di portarmi a casa l’obiettivo, ma solo per completezza d’informazione. Mi infilo le pattine ed entro nel convento. Senza troppa fatica catturo la prima suora che mi capita a tiro ed esco con fare indifferente mentre il mondo comincia ad urlare disperato.
Non c’è ancora uno sceriffo, ma un tizio scende dal carro e comincia a spararmi. E vaffanculo, penso, che fastidio ti sto dando? La suora mi cade a terra e ne approfitto per sparare al guastafeste. Quando lo uccido, pochi secondi dopo, la suora non c’è più. Neanche fosse un’autoradio, me l’hanno inculata sotto gli occhi. Riavvio. Entro nel convento un po’ più deciso, ma la suora riesce a scapparmi. Si dirige verso le rotaie, però, il che non è male. Quando la catturo, scatta l’allarme e cominciano a spararmi pure i gabbiani. La lascio sulle rotaie e cerco di liberarmi della mandria di scassaminchia. Li uccido tutti ma, al mio ritorno, della suora non c’è traccia.

Riavvio. Entro nel convento, la faccio scappare verso fuori come prima, è la soluzione più comoda. La incapretto, poi la slego per sbaglio, poi l’accoltello per sbaglio, poi riavvio. Ripeto le operazioni preliminari e ripiazzo la suora sulle rotaie. Mi nascondo dietro un muretto con gli occhi fissi sulla stronza, stavolta non avranno la mia autoradio.
Cominciano a spararmi, però, e mi basta girare lo sguardo per un nanosecondo per perderla di nuovo. Esattamente in questo momento capisco perché l’obiettivo chiede di guardare la donna mentre viene spiaccicata. Se non la guardi, sparisce all’istante. Riavvio. Ho un nuovo piano. Entro nel convento, la faccio scappare all’aperto, ma stavolta non la catturo. Il tizio sul carro è sempre pronto a difenderla e mi conviene lasciarla scappare in un punto più isolato. Tanto finché la inseguo, con lei che urla disperata, nessuno si preoccupa.
Non monto sul cavallo, che inseguire una suora non dovrebbe essere un problema. Invece è un problema e passano 12 minuti di inseguimento forsennato prima che la stessa mi sparisca dietro una collinetta. Riavvio, ma prima bestemmio. Il piano è ottimo, però, di questo son sicuro. Ripeto il tutto, ma stavolta salgo sul cavallo. L’inseguimento è una mezza passeggiata di salute.
La incapretto lontano dal mondo, la piazzo sui binari e sono pronto a vederla morire. Oddio, un tizio quasi riesce a rovinare tutto avvicinandosi per chiedere aiuto, ma fortunatamente non la vede. La suora muore, l’obiettivo è mio.
Tutto questo per dire che mi sono divertito. Sghignazzavo mentre una suora mi scappava a 140 km/h e pure mentre le infilavo, per sbaglio, un coltello nell’anca. Non perché io sia una brutta persona, mica sono Gatsu. E se un obiettivo mi diverte, distaccandosi così tanto dalle meccaniche del gioco per giunta, è un buon obiettivo. A prescindere da quello che rappresenta, dalla suora, dalla donna e dall’incaprettamento, un obiettivo che mi fa giocare e sperimentare è uno splendido buon obiettivo.





















