Red Dead Redemption

14 lug 2010 di

Il buono, il brutto…e il buono

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Sembrerebbe fin troppo facile realizzare un buon videogioco con cavalli, pistoleri e messicani da uccidere, ma i fatti dimostrano che non lo è affatto. Se prendi l’omaccione pasta e fagioli, battuta facile, sguardo cattivo e lo infili in un videogioco, infatti, non suderà virilità come nelle equivalenti pellicole cinematografiche. Rockstar non rinuncia all’eroe stereotipato, ma il suo protagonista non è il cowboy senza paura che il giocatore è costretto a controllare. L’eroe di Red Dead Redemption è la potenza sconvolgente del suo scenario, nel silenzio dei suoi deserti, nella selvaggia naturalezza della sua fauna. Più delle puttane nei saloon, delle sparatorie e dei treni, sono le cavalcate solitarie a raccontare la solitudine di una terra ingovernabile dalla legge. Se non è quello che cercate, non c’è altro da comprare.

Privato della polvere e dei topi di prateria, infatti, Red Dead Redemption non si guadagna una pagella da mostrare ai genitori. GTA4, n anni dopo, sembra funzionare a fatica in un ambiente tanto ostile e compassato. Le stesse sparatorie, pure criticate in passato, non fanno che peggiorare se collocate di forza in spazi aperti e poco angusti. La costruzione delle missioni è spesso elementare, banale, di sicuro poco ispirata. Se si esclude il meraviglioso finale, anche la trama vive più di bassi che di alti. Una continua escalation di nulla che non coinvolge, non emoziona, non appassiona. Ma è lo stesso John Marston a non sembrare mai coinvolto negli eventi. La sua è la missione di qualcun altro, nulla a che vedere con i propositi di vendetta e la rabbia di Niko Bellic. Forse proprio per questa apatia, però, il colpo di coda è ancora più doloroso e memorabile.

Red dead Redemption

Poco riuscita la modalità online. La presenza di tre lobby prepartita dovrebbe essere punita con la cornificazione dei programmatori.

Ma la polvere e i topi e i cactus e il deserto ci sono e sono parte integrante dell’esperienza di gioco. La cura spesa nel progettare ogni singolo sporco angolo di scenario è spesso spiazzante. Non è un caso che la caccia dei tesori, piccolo extra fuori programma che costringe a guardarsi intorno, è tra i momenti più alti dell’intero menu. Perché è guardandole con attenzione che scopri la bellezza di rocce uniche e rare. Si poteva spingere più l’attenzione proprio sull’esplorazione, a dire il vero, piuttosto che riempire i viaggi di missioncine tutte uguali con cavalli rubati e impiccati da salvare. Il far west di Rockstar è invece un luogo tanto interessante quanto povero di persone meritevoli d’attenzione. Quasi tutto il cast di comprimari è privo di spessore, divertente a tratti, meglio del peggio dei videogiochi ma tre gradini sotto l’universo di drammatiche realtà dell’ultimo Grand Theft Auto.

Eppure Red Dead Redemption non può deludere gli appassionati di spaghetti a cavallo. Forse è proprio la sua voglia di accontentare quel pubblico ad aver castrato in parte la sceneggiatura. Il gioco mostra il far west che abbiamo sempre immaginato, ne indovina i tempi e i silenzi, ne dipinge in parte le scene tipiche e ne cavalca le terre come nessuno era riuscito prima d’ora. Ma si sente la mancanza di un vero cattivo, probabilmente perché John Marston è un buono con pochi dubbi sulle spalle. Un personaggio positivo al 100%, senza grassi aggiunti, con solo uno sporco passato come bagaglio.

Red Dead Redemption non può prescindere dal suo finale. Senza la forza narrativa del suo epilogo, infatti, sarebbe un deciso passo indietro nel curriculum vitae di Rockstar. Ma c’è, insieme al west selvaggio dei vostri sogni, e spesso basta quello a non far desiderare altro. [8]

piattaforma: Xbox 360, PS3
sviluppatore: Rockstar San Diego
produttore: Rockstar Games
versione: pal
provenienza: usa

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