Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate

30 giu 2010 di

Le sabbie da dimenticare?

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C’era una volta un regno lontano lontano, in cui la coerenza narrativa non aveva nessun senso. In questo luogo ameno viveva un principe che alla bisogna era in grado di raccontare storie che s’incasellavano malamente in altre, pretendendo di essere credibile.

Lui stesso ne era il protagonista ma aveva scarse capacità affabulatorie e si cambiava il carattere a ogni episodio. Oltretutto, quando ne aveva bisogno, creava prequel delle sue vicende piazzandoli in momenti improbabili (poco dopo aver distrutto il pugnale delle sabbie del tempo, ma poco prima di essere inseguito da un demone brutto e cattivo evocato dalle sabbie stesse).

No, non viveva nel regno di Hyrule, ma in una Persia che assomigliava a Las Vegas tanto era falsa e popolata da ammeregani muscolosi invece che da arabi. Lui stesso sembrava uscito più da una palestra del Bronx che da un palazzo da Le Mille e una Notte e i suoi vestiti li aveva evidentemente rubati a un personaggio di Dragon Age Origins, passato di lì a caccia di draghi.

Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate

L’ultima storia raccontata sorseggiando birra doppio malto importata dalle terre germaniche, riguardava suo fratello Malick, il preferito di suo padre, che da vero uomo di stato aveva evocato un esercito di demoni per difendere la sua città occupata dai nemici. Ovviamente i demoni, per mantenere fede alla loro denominazione sociale, si erano immediatamente smarcati dal suo controllo e si erano dati alla pazza gioia distruggendo un po’ tutto, scrivendo sui muri e preparando leggi bavaglio per impedire le comunicazioni con i regni lontani.

Solo Principe di Persia (nome e cognome), il fratello scapestrato e discotecaro, poteva fermarli… anche perché in un mare di sabbia era l’unico a sentire l’odore di una gnugna millenaria, la quale da secoli viveva in un mondo mistico a protezione del sigillo del Re Salomone, vestita solo con abiti sexy (mille anni da sola, ma sempre fashion). Che ci volete fare, i principi sono fatti così… o ballano o raccontano balle.

Per conoscere le meccaniche di gioco dell’ultimo Prince of Persia basta andarsi a cercare una recensione qualsiasi de Le Sabbie del Tempo e accennare ai tre nuovi poteri (congelare l’acqua, scattare contro i nemici mentre si è in aria e far riapparire pezzi della mappa perduti nei ricordi del tempo). Volendo si potrebbe parlare del sistema di combattimento, che si fregia di un sistema di crescita tramite l’accumulo di punti esperienza, ottenibili uccidendo i nemici, con cui sbloccare nuove mosse o potenziare quelle base.

La sostanza rimane invariata e il senso di deja-vu è costante. Non viene mai meno per tutto il gioco, anche perché i level designer si sono affidati moltissimo a quanto già visto ne Le Sabbie del Tempo. Hanno cioè creato delle macro aree collegate da corridoi pieni di trappole, che fungono anche da intervallo tra le sequenze narrative. Fortunatamente hanno abbandonato la struttura simil free-roaming dell’episodio in cell shading e hanno aumentato la difficoltà eliminando la donna cheat che ti salvava in ogni occasione. Un passo indietro che è un passo avanti.

Sfortunatamente i combattimenti sono di una facilità disarmante e sono pochi quelli che riescono a mettere in difficoltà il principe, soprattutto dopo che ha fatto il pieno di poteri (portandone un paio al quarto livello diventa una passeggiata di salute anche affrontare i semi-boss). Anche dal punto di vista coreografico sono meno interessanti del passato e somigliano più a una versione semplificata di quelli dei vari Devil May Cry e consanguinei.

Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate

Un disastro totale? Non proprio, perché in fondo il sistema di gioco è rodato e alcuni momenti platform sono interessanti e ben fatti. In fondo è stato perfezionato nel corso degli anni da numerosi titoli. Il problema è il peso specifico di questo episodio. Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate scorre senza scossoni, senza dare e pretendere nulla dal giocatore. È nato per sfruttare il traino del film e, pur non condividendone la trama, sembra volersi porre nella stessa prospettiva di fruibilità. È inconsistente, svuotato e depredato per essere lo splendido nulla che è, fatto di colpi di scena telefonati e situazioni paradigmatiche, che sembrano più voler introdurre alla serie i neofiti, piuttosto che soddisfare i veterani.

Anche la direzione artistica, solitamente molto studiata nei titoli Ubisoft, è leggermente sottotono e si è affidata a quanto già sperimentato ne Le Sabbie del Tempo e in Spirito Guerriero. Il principe poi è caratterizzato malissimo e in modo piuttosto sciocco, considerando la coerenza narrativa della serie. Essendo ambientato dopo Le Sabbie del Tempo era lecito aspettarsi un personaggio più consapevole e meno pronto alle battute stile film adolescenziale.

Alcune sono così puerili che ho quasi sperato fosse un episodio a parte, ambientato in un altro mondo (per fare un esempio, prendiamo lo stupore che manifesta per la forza di un bestione con la faccia da demone, alto dieci metri e con in mano una spada lunga come un palo della luce… che si aspettava? Che fosse forte come un orsetto del cuore?) e invece un veloce accenno a Farah non ha fatto che confermare che è lo stesso principe, probabilmente dopo una passata di chirurgia plastica e la visione continuata degli Amici di Maria de Filippi.

Insomma, sembra un titolo realizzato senza troppa convinzione e senza volere ottenere altro che un prodotto confezionato mediamente e attraente nel senso più viscido del termine. Peccato, non è certo questo l’episodio che farà dimenticare il disastro in cell shading. [6]

piattaforma: pc
sviluppatore: ubisoft
produttore:
ubisoft
versione: ita
provenienza: francia

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