Gunpei Yokoi, il padre del Game Boy
Questo pezzo è apparso originariamente su Ring 013, nell’agosto del 2004. Lo riproponiamo perché sì.
“…e passiamo alla prossima notizia. È spirato oggi all’età di 56 anni Gunpei Yokoi, l’inventore del famoso Game Boy Nintendo. Gunpei era in auto con il collega Etsuo Kisoo, quando, a seguito di una brusca frenata, il veicolo sul quale i due si trovavano ha tamponato un camion in coda sulla statale per Kyoto. I due, scesi dall’auto per controllare i danni, sono stati falciati dalla vettura guidata da Iwao Tsushima, a bordo della quale era presente anche la moglie.Etsuo Kisoo se l’è cavata con qualche costola rotta, mentre per il celebre ingegnere non c’è stato nulla da fare. Yokoi, la cui situazione critica è precipitata durante il trasporto verso l’ospedale, è stato dichiarato clinicamente morto due ore dopo il suo arrivo. Lievi escoriazioni per i due coniugi. Cambiando argomento, scopriamo insieme i dettagli delle nuove avventure sessuali di Paola Barale…” . Ring si ricorda quel 4 ottobre 1997 in cui perfino la Rai dedicò un piccolo spazio alla notizia della morte di Gunpei Yokoi. Un uomo a cui i videogiochi devono molto, e a cui Nintendo deve anche di più. Ma chi era davvero questo giapponese smilzo e sorridente? Signore e signori, Mr. 160.000.000-di-Game-Boy-nel-mondo!
C’è da dire che Gunpei Yokoi assomigliava un po’ ad uno di quegli eroi solitari di cui nessuno si ricorda mai se non per dovere, ma senza i quali adesso saremmo da altre parti e probabilmente staremmo anche peggio. Una specie di corrispondente videoludico dell’inventore della pomata contro le emorroidi, per dire. Nato nel settembre del 1941, Yokoi crebbe a Kyoto, città che in seguito diverrà celebre in occidente per essere la sede del quartier generale Nintendo, ma che all’epoca era nota più che altro per essere la ex-capitale imperiale del Giappone e per l’enorme quantità di beni culturali che custodiva.
Kyoto ebbe anche la fortuna di scampare ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, durante i quali, se ci fossero stati, Yokoi sarebbe quasi inevitabilmente passato a miglior vita cercando di sfamarsi con tortine di terra [cit.]. Nel 1965 si laureò alla Doshinsha University in ingegneria elettronica, e fu immediatamente assunto da una compagnia del posto, una certa Nintendo. All’epoca Nintendo era famosa per le carte da gioco plastificate che produceva e per i suoi raffinati set da mah-jong [cfr. Me Nintendo, Ring#1-2]. Non sembrava certo il posto adatto per un ingegnere elettronico, ma lo stesso Gunpei rivelò successivamente nella sua autobiografia che scelse Nintendo principalmente perché si trovava vicino alla sua residenza.
Inizialmente Gunpei divenne una sorta di supervisore: si aggirava famelico fra le linee di produzione, controllando i sistemi e assicurandosi che i tempi di consegna fossero rispettati. Circa un anno dopo, trafficando per divertimento nel tempo libero, Yokoi se ne uscì con il suo primo giocattolo, Ultra Hand, una sorta di mano di plastica che poteva raccogliere degli oggetti a distanza grazie ad un “braccio” estendibile. Nintendo accettò di produrre il giocattolo e il successo fu così clamoroso (vennero venduti 1,2 milioni di pezzi) che da quel momento in poi l’azienda decise di abbandonare il mercato delle carte per dedicarsi a quello dei giocattoli.
Promosso a capo del settore RD1 di Nintendo (Reasearch and Development), per molti anni Yokoi si occupò di creare “hit ludici”, impiegando ogni volta una dose maggiore di tecnologia. Fra le sue creazioni vale la pena citare Ultra Machine, una riproduzione in piccola scala di una macchina spara palline per aspiranti giocatori di baseball e Love Tester (rilasciato nel 1969, negli anni del peace & love cosmico), una sorta di “misuratore di feeling” fra due innamorati. In sostanza la coppia si doveva tenere per mano e infilare le mani rimanenti (sempre che non fossero infilate da altre parti) all’interno del Love Tester.
L’aggeggio in realtà misurava la corrente che passava fra i due, dipendente da quanto strette (e sudate) erano le loro mani. Uno sporco stratagemma che però funzionò egregiamente (lo stesso Yokoi ammise che uno dei motivi per cui l’aveva progettato era quello di tenere per mano il maggior numero di ragazze possibili…). Venne poi il turno di Ele-conga, un tamburo funzionante a cartucce, ognuna delle quali conteneva un diverso tipo di musica, e quello di Time Shock, un gioco dove bisognava inserire dei supporti in plastica dentro i buchi giusti prima dello scadere del tempo, pena l’“esplosione” del tutto (qualcosa del genere arrivò anche in Italia, se Ring non ricorda male).
Negli anni ’70 Yokoi si dedicò agli arcade meccanici, con Wild Gunman (1974), Duck Hunt (non quello che pensate voi, ma quasi – 1977) e Battle Shark Skyhawk. Tutti questi giochi utilizzavano un sistema simile: film in 16mm erano proiettati su uno schermo, e il giocatore poteva sparare e abbattere i personaggi dei filmati con un principio simile a quello che si usa ancora oggi per i giochi di questo genere (avete presente lo schermo riflesso nello specchio e bla bla bla?).
All’inizio degli ‘80, con il neo arrivato Shigeru Miyamoto sotto la sua ala protettiva, Yokoi trasportò Nintendo nel mondo dei videogames, progettando le prime postazioni per Mario Bros. e Donkey Kong. Fu inoltre lui a occuparsi dello sviluppo dei celebri Game & Watch, e sempre lui fu l’inventore della crocetta direzionale (1983), probabilmente una delle innovazioni più importanti mai introdotte nell’industria dei videogiochi. Nel 1985 Nintendo rilasciò il fortunatissimo NES (per una storia più dettagliata, vi rimando ancora ai Me Nintendo su Ring#1-2), al cui successo Gunpei contribuì nuovamente, essendo la mente dietro Metroid e Kid Icarus. Il clamoroso successo dell’accoppiata NES + Game & Watch spinse allora Nintendo a considerare l’ipotesi di una unità portatile dotata di prestazioni superiori a quella dei Game & Watch, e Yokoi sembrò inevitabilmente l’uomo giusto a realizzarla.
Con queste premesse nacque il Game Boy, debuttando sul mercato nel 1989 e consacrando definitivamente il nome di Gunpei Yokoi nell’Olimpo dei progettisti hardware. In pochi anni il sistema portatile Nintendo conobbe svariate incarnazioni (di Yokoi fu pure la versione Pocket), e i risultati di vendita, sommando assieme tutte le sue varie versioni (Advance incluso, in cui, è bene ricordarlo, sopravvivono parti dell’originale Game Boy), ammontano a più di 160.000.000 di pezzi in tutto il mondo. Quando si parla di console, il brand Game Boy è ad oggi di gran lunga il più diffuso sulla faccia della Terra, nonostante quello PlayStation continui ad insediarne il primato. Il suo ultimo progetto per Nintendo fu il fallimentare Virtual Boy (1996), una unità “portatile” (di fatto solo nelle intenzioni) a 32bit amaramente famosa per la sua grafica in mortale rosso e tristo nero.
Oltre alla scarsa disponibilità di vere killer application, il prezzo stratosferico (200$ al lancio), scoraggiò anche i pochi supporter sfegatati, nonostante il visore del Virtual Boy consentisse lo sviluppo di giochi in “vero 3D” (nel senso che alcuni elementi sembravano uscire dallo schermo, per un principio non dissimile a quello del cinema 3D). In seguito al flop della console, Yokoi decise di abbandonare Nintendo (anche se all’epoca della separazione dichiarò che la sua dipartita non aveva nulla a che fare con i problemi commerciali incontrati dal Virtual Boy) per creare la sua compagnia, Koto Laboratories, una sorta di rifugio per creatori di software e progettisti hardware in esilio.
Nonostante avesse mantenuto stretti i rapporti con la grande N, Koto Laboratories lavorò congiuntamente a Bandai Corporation per la creazione del Game Boy-enemy-wannabe Wonderswan, il cui primo gioco si intitolava, non a caso, Gunpei.
Nel 1997 un incidente stradale pose fine alla carriera di uno degli uomini più importanti che questa industria abbia mai conosciuto.
Anneddoti Yokosi
Molte sono le storielle e le curiosità che circondano la figura di Mastro Yokoi. Vediamo le più significative.
Yokoi divenne celebre per la sua modestia. Si narra che non si prendesse mai i meriti delle sue invenzioni, minimizzando al massimo e sostenendo che “ci sarebbe potuto arrivare chiunque”. Era così umile che un giorno si offrì addirittura di fare l’autista a Hiroshi Yamauchi, ex big boss Nintendo, visto che il suo chauffeur si era dato per malato. Nella sua incarnazione più agrodolce, la sua modestia si trasformava addirittura in stolida fierezza. È infatti documentato che nell’anno in cui venne presentato il Nintendo 64 all’E3, Yokoi non si scollò mai dallo stand Virtual Boy, dove impavido tentava di dare dimostrazione della bontà dei giochi in sviluppo (ma mai giunti sul mercato) per questa sfortunata console portatile, mentre tutti gli occhi erano puntati sullo strabiliante Super Mario 64…
La leggenda vuole che l’idea per i Game & Watch sia venuta a Yokoi mentre osservava gli impiegati sul treno per Kyoto. Alcuni di loro, infatti, per passare il tempo, giocherellavano con la calcolatrice schiacciando pulsanti a caso. Così, dopo un veloce meeting con Sharp, nel 1980 videro la luce i leggendari videogiochi LCD con cui tutti siamo cresciuti….
Il 6 marzo 2003, la IGDA (con cui Ring collabora, vedi la rubrica The Ivory Tower) ha premiato lo sfortunato ingegnere per il suo “lavoro innovativo e per i prodotti sviluppati durante la sua carriera”. Yuji Naka, presentatore della serata, dichiarò per l’occasione: “Sono profondamente onorato di presentare questa premiazione, come se fossi io stesso a ricevere il premio”.





















