Time Waits for Nobody – 14 – Parte 2
I soldi non crescono sugli alberi deve essere il motto di Square-Enix degli ultimi anni e se si tratta di mungere lo si fa scegliendo più o meno con logica i titoli da sfruttare.
Un remake di Final Fantasy VII non sembra affatto vicino quindi per il momento dobbiamo accontentarci di Dragon Quest V: The Hand of the Heavenly Bride (DS, ntsc/uc, ArtePiazza, Square-Enix). Dopo il bel quarto episodio abbiamo un quinto titolo che sprizza beltà e magggia da ogni pixel, un sapiente remake che brilla intenso come un piccolo faro nella notte dei colossal a forma di tunnel. Tutto è colorato, dettagliato, curato con attenzione. Città e dungeon sono stati ricreati in un sapiente 3D spalmato su entrambi gli schermi contemporaneamente e la colorazione mantiene quel feeling retro nostalgico dei tempi d’oro.
Gli occasionali rallentamenti in certe città dovuti alla carovana di personaggi che seguono l’Eroe sono praticamente spariti rispetto al precedente episodio. Gli sprite dei personaggi sono ben riusciti, mentre quelli dei mostri hanno avuto un trattamento di favore. Invece di essere semplici immagini bidimensionali, sono composti da più parti, sempre 2D, interconnesse tra loro. Fatte muovere a velocità diverse danno l’illusione di essere effettivamente in movimento, senza dover realizzare frame tra un’animazione chiave e l’altra.
Ricorda molto la soluzione di Odin Sphere ma in bassa definizione. DQVTHotHB è un gioco rimasto vecchio dentro. Si può salvare solo nelle apposite chiese dopo aver parlato con il prete ed essersi sorbiti la solita cantilena, ma non sulla mappa del mondo. L’esplorazione è legata al completamento di numerose azioni passo per passo. Anche sapendo cosa fare e dove andare, se prima non si è parlato con la persona giusta che sblocca la catena di eventi successivi, non si procede.
Tartassare ogni NPC è assolutamente d’obbligo, perché mancarne uno potrebbe precludere il proseguimento dell’avventura, e prestare attenzione ad ogni singolo indizio è cosa buona e giusta. Gli scontri casuali fanno il resto: sono molto frequenti, ma grazie al cielo fulminei nell’esecuzione. E’ ancora presente il ciclo giorno/notte funzionale all’avventura, dipanata lungo tre generazioni della famiglia del protagonista. L’avventura è abbastanza longeva, impegnativa e piena di cose da scoprire. Un JRPG old school tirato molto a lucido, piuttosto accattivante e dotato pure di una piacevole colonna sonora.
L’operazione mungitura continua. Dopo aver cercato di raggiungere il record di Falcom per i remake di YS I & II, inserendo Final Fantasy I & II a momenti anche negli orologi e impestando pure l’àifòn, Square Enix non ha capito di aver stracciato i coglioni e che è ora di proporre qualcosa di mai visto prima al mondo.
Quindi, vai di remake migliorato di Final Fantasy IV (DS, ntsc/uc, Matrix Software, Square Enix), piccolo sogno bagnato per chi non l’ha mai provato prima e un’ottima occasione di giocare un gran titolo per l’ennesima volta per chi vi ha già avuto a che fare nel bene (Super Famicom e Game Boy Advance) e nel male (PSOne). Oppure un simpatico incubo.
L’incubo è l’essere ancorato al passato come struttura, mentre il bagnato deriva dal nuovo comparto grafico sbrillucicante in ogni pixel ed effetto speciale, dai dungeon, castelli e città, dai mostrilli, dai costumi di ogni personaggio, fino alle magnifiche summon. Un ottimo lavoro.
Il passato, dicevamo. Gli incontri casuali sono più umani come frequenza, ma quando si abbattono sul giocatore rilasciano il loro carico di morte. La difficoltà costante, sempre elevata, obbliga ad ottenere il massimo da ognuno dei membri del party, saliti a cinque per l’occasione. Ogni membro ha ruoli ben definiti, niente job, ma è possibile assegnarvi vari “Augments”, abilità peculiari da recuperare durante l’avventura in seguito a certi avvenimenti e solo tornando in luoghi già visitati. Assegnare gli Augment giusti ai personaggi giusti bilancia meglio le carte in tavola, rese più malleabili anche grazie alla comparsa di save point nei dungeon.
C’è tanta carne al fuoco in FFIV, primo episodio a presentare una storia ben più articolata di quattro dialoghi in croce grazie al cast giocabile più numeroso mai apparso in un FF, il tutto supportato da una colonna sonora indimenticabile. Spariscono gli usi limitati delle magie, ora apprese con l’avanzare dei livelli e usate sfruttando punti magia. La superficie esplorabile si amplia man mano che si ottengono nuovi mezzi per avventurarsi nel mondo di gioco, utili anche per esplorare luoghi opzionali e dare la caccia a vari segreti.
Ogni mappa completata nei dungeon regala varie ricompense e chissà che completandole tutte non si ottenga qualcosa di davvero utile, soprattutto in vista della possibilità di riaffrontare il gioco altre due volte tenendo parte di quanto fatto e imparato nella tornata precedente. Sperimentare nuove combinazioni di Augments e strategie è abbastanza piacevole.
FFIV richiede impegno e molta dedizione e non è affatto adatto ad un’utenza giovane e dunque non smaliziata. Un remake coi contro fuochi d’artificio e un vero Final Fantasy fino all’osso, non solo tutta grafica, cut scene e tunnel.






















