Alan Wake

1 giu 2010 di

Svegliati Alano

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Per Stephen King dev’essere stato un colpo al cuore. Con quest’ultimo lavoro, infatti, Remedy non si limita a confezionare un banale omaggio al Re del Brivido. E’ più come se questi finlandesi dai denti bianchissimi gli fossero entrati in casa di notte per fregargli quei due-tre libri incompiuti e poi, angosciati dalla paura di una causa per plagio, l’avessero aspettato in strada per investirlo (ancora una volta) con un Dodge Caravan.

Mica per fare polemica, ma Stephen King di storie di scrittori maledetti ne ha firmate pressapoco due biblioteche. Misery, La Metà Oscura, Mucchio d’Ossa, La Storia di Lisey sono i primi che mi vengono in mente, ma solo perché sono troppo pigro per andare a rileggermi una bibliografia esplorata principalmente in gioventù, dove la tematica del romanzo incompiuto o del blocco dello scrittore tornano con una ciclicità assolutamente inquietante, case sul lago incluse.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare: il gioco si apre con una citazione di King, e a più riprese il suo nome risuona al fianco di altri mostri sacri (H.P. Lovecraft, per dirne uno, sventolato con scherno da un agente dell’FBI troppo zelante). Alan Wake, di buono, ha che è bravo a copiare.

Ambientato in una cittadina che, come Twin Peaks, potrebbe situarsi a pochi chilometri dal confine Canadese, il gioco pesca a piene mani anche dall’immaginario di David Lynch. Il livello di scrittura è piuttosto alto (sempre rispetto ai mediocri standard a cui siamo abituati), con alcune curiose cadute di stile nei dialoghi dei “taken” e, forse intenzionalmente, nel romanzo che Wake stesso non ricorda di aver scritto. Anche la rielaborazione di vari elementi pop, ambientazioni e archetipi di personaggi, è sufficientemente sofisticata per acquistare una personalità propria, qualità evidente anche nella miniserie Bright Falls che ha accompagnato l’uscita del gioco.

In un’atmosfera che ricorda vagamente Half Life 2 (più per la verosimiglianza degli edifici e della topografia generale dell’area, che per intenti politici), l’horror-thriller di Remedy si consuma fra fasi investigative diurne (molto interessanti ma quantitativamente insoddisfacenti) e angoscianti fughe notturne nei boschi, generalmente divise fra fasi survival ed altre più tranquille d’esplorazione.

Ad una analisi non superficiale, l’intera esperienza può apparire eccessivamente guidata, tanto che si ravvisano a più riprese le vestigia di quelle che forse, ad un certo punto del progetto quinquennale, erano le pareti di un sandbox molto più ampio. Il lavoro svolto per sviare l’attenzione dall’ovvio flusso di gioco sono comunque sufficienti, e con un minimo di sospensione dell’incredulità non è difficile (né particolarmente limitante) farsi trasportare dagli eventi. A questo proposito almeno un paio di capitoli (su sei) appaiono stiracchiati artificialmente nella durata a detrimento di un ritmo di gioco altrimenti ben calibrato.

alan wake

Da un punto di vista tecnico, gli effetti di luce di Alan Wake sono straordinari. Il buio non è mai stato così realistico, e la luce mai così accecante.

Il fulcro del gioco è dato dalla dicotomia luce/ombra. Allo stesso modo, il combattimento si basa sulla necessità di rimuovere l’armatura di tenebre che avvolge i taken con l’ausilio di torce, flashbang e razzi di segnalazione, prima di poterli effettivamente eliminare con armi più comuni come pistole o fucili da caccia. Potrebbe sembrare solo una variazione sul tema, ma la relativa fragilità di Wake e l’assalto spesso contemporaneo di più avversari rendono gli scontri tesi, sebbene la loro relativa abbondanza li faccia diventare, sul medio periodo, troppo prevedibili.

Dove Alan Wake brilla è nella voglia di osare con personaggi, situazioni e comparto audio. Oltre ad alcuni interessanti salti temporali che raccontano la vita di Wake e sua moglie Alice a New York in maniera interattiva (leggermente incompiuti, ma siamo in odore di DLC), sono alcune trovate del tutto inaspettate a garantire al gioco quel qualcosa in più che lo differenzia da un semplice remake moderno di Silent Hill 2.

In questo senso meritano una menzione d’onore i fratelli Anderson, ex rocker affetti da demenza senile che finiranno per avere un ruolo piuttosto rilevante negli eventi, Barry, l’editor di Wake, necessaria spalla comica a cui ricorrere dopo fasi particolarmente cariche di tensione e Cynthia Weaver, una vecchia ossessionata dalle lampadine meno rincoglionita di quel che sembra. Il miglior achievement di Wake è sicuramente questo, presentare un cast di personaggi che non includa space marine e dare un senso ad una vicenda che, come poche prima, tenga il giocatore incollato allo schermo dall’inizio alla fine.

Di totale eccellenza è il comparto audio, sia per quanto riguarda le scelte in game, in grado di generare più di un sussulto nelle agitate notti di Bright Falls, che per la scelta della colonna sonora, di altissima qualità e selezionata con un gusto finora estraneo ai videogiochi (fanno la loro comparsa, fra un episodio e l’altro, Nick Cave, Roy Orbinson e Poets of the Fall). 
Superflue invece le cut scene non interattive, di cui non si capisce bene il senso visto che in diverse altre occasioni situazioni analoghe vengono date in mano direttamente al giocatore.

Retaggio del travagliato sviluppo sono anche le brutte animazioni, in particolar modo quelle facciali, che riescono nell’arduo compito di far sembrare tutti i personaggi dei cadaveri senz’anima. 
 Alan Wake non è un gioco perfetto, ma è un gioco che nonostante gli anni sul groppone mostra il coraggio di scontrarsi con alcuni dogmi a cui ci siamo tristemente abituati. Non la somma delle sue parti, ma qualcosa in più. Remedy: Lake Cauldron reclama altri sbocchi. [8]

piattaforma: 360
sviluppatore: remedy
produttore: microsoft games studios
versione: pal
provenienza: finlandia

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  • Master

    A.Wake For President!

  • Gio

    bella recensione…una delle poche davvero valide di tutto il web.

  • http://www.facebook.com/simone.tagliaferri Simone Tagliaferri

    Quindi quel ramo del lago di como non c'entra una mazza?

  • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

    Grazie. Ricordo a chi non l'ha letto che Mucchio d'Ossa parla di uno scrittore con il blocco, a cui è morta la moglie, che si rifugia in una casa sul lago per scrivere il nuovo romanzo ^__^ Direi più di qualche somiglianza con Alan Wake…

  • http://smeraldo.tumblr.com/ Luca Smeraldo

    Ottimo articolo, mi sono quasi emozionato a leggerlo. S.King è stato per me una sorta di compagno d'adolescenza, e un videogioco che lo cita mi incuriosisce a priori.
    Che poi, specie ultimamente, molti film tratti da libri o idee di King sono effettivamente pessimi, ma in passato, opere come IT, Misery non deve morire, Cujo, L'incendiaria (…) mi hanno davvero inciso la mente.
    Ah, e scrivi dannatamente bene, cazzo (anzi, gatso), sono questi gli articoli che vorrei leggere sulle riviste specializzate in edicola!