Arena – 8
Morbose chiacchiere di redazione: torbidi segreti nascosti fra le pieghe del passato, traumi infantili mai superati, preferenze videoludiche da denuncia o periferiche acquistate a prezzi vergognosi per un solo utilizzo. Ogni puntata di Arena vi proporrà una domanda pruriginosa e molte colpevoli confessioni.
Domanda del mese:
Ti sei mai piacevolmente non divertito con un videogioco?
Simone Tagliaferri:
Big Rigs. Vista la videorecensione di Gamespot in cui prese 1, decisi di provare quella mostruosità. Lo cercai originale, ma non ci fu verso di trovare un negozio disposto a vendermelo. Alcuni cercarono di convincermi che i dischi di Gigi d’Alessio erano altrettanto brutti, ma non desistetti. Alla fine ebbi la mia copia e potei provarlo. Mai riso tanto davanti a un videogioco… di macchine poi. Un’esperienza unica che ha fatto nascere il mio amore per i giochi particolarmente brutti (non quelli mediocri, proprio quelli brutti). Fuck.
Michele Zanetti:
Non solo con un videogioco, ma con tutti i titoli degli ultimi cinque o sei anni. Probabile che il momento di appendere il pad al chiodo sia più vicino di quanto pensi.
Gianluca Girelli:
Heavy Rain mi ha intrattenuto, ma non necessariamente divertito. A fine partita mi ha lasciato un senso di completezza, ma col cacchio che l’avrei rigiocato di nuovo per vedere tutti i finali. Rimasto a casa mia per non più di 48 ore, il tempo di giocarlo e scriverci una recensione semi-entusiasta.
Tommaso De Benetti:
Di recente ricordo Prince of Persia, che ho trovato un gioco talmente minimale da non avere, quasi, alcuna sostanza. Il motivo per cui l’ho concluso è da ricercarsi in un’estetica particolarmente riuscita, anche grazie ad un uso sapiente del cel shading. Ad essere del tutto sinceri mi capita spesso per i giochi Ubisoft: ci gioco più che altro perché di solito il team artistico ha le palle quadrate. Quello dei game designer, invece, è tendenzialmente composto da francesi.
Vincenzo Aversa:
Tutti i survival horror che ho giocato nella mia vita non mi hanno divertito. Li ho sempre giocati a piccole dosi, quasi con un senso di fastidio. Eppure avere paura mi garba, il mio organismo si riempie di buone sostanze dopanti, evidentemente, e la voglia di giocare certi titoli si alimenta con il terrore che sono in grado di produrre.
Federico_Res:
Probabilmente con Metal Gear Solid 3. Venticinque ore fatte da un lato di sbadigli e falangi aggrovigliate per il “discutibile” sistema di controllo, dall’altro di tremendo fascino e ammirazione. Il tutto sublimato dalle lacrime, in parte per i cali di frame rate, in parte per il finale meraviglioso.
Matteo Ferrara:
Rigiocare Modern Warfare 2 al livello di difficoltà più alto, Veterano, non mi ha divertito. Ma mi è piaciuto un sacco. Sembrerebbe un controsenso, ma la verità è che talvolta da un videogioco non cerchiamo il puro divertimento, ma la gratificazione. In sostanza, ci sono volte in cui del viaggio te ne devi fregare, perché il tuo obiettivo è la meta.
Michele Siface:
Raramente. Però un titolo me lo ricordo distintamente: Silent Hill 2. Trovavo i controlli legnosi e le ambientazioni davvero disturbanti, tanto che a volte mi dovevo fermare per il senso di inquietudine che mi lasciavano, ma nonostante tutto l’ho portato a termine. Con soddisfazione, aggiungerei.





















