Time Waits for Nobody – 13 – Parte 1
Etrian Odyssey II: Heroes of Lagaard
Mentre il ridente popolo della terra degli otto milioni di dei riceve il terzo episodio, giunge il momento di dedicarsi a Etrian Odyssey II: Heroes of Lagaard (DS, ntsc/uc, Atlus Co.), prima che il suo sviluppatore e publisher annunci l’uscita americana della sua ultima iterazione.Cos’è cambiato dal primo episodio? Mi pare poco o niente. Rimane un dungeon crawler in prima persona come quelli di una volta, dotato di una buona grafica (vabbé dai, c’è un po’ di pop up), di una colonna sonora retrò come il buon Koshiro ci ha abituati, giocabile e longevo e pure fracassa-chitarrini. Un titolo quasi per puristi, che richiede una dose d’impegno notevole solo per portare a termine l’avventura principale. Nel caso si voglia risolvere ogni side quest e accedere ai cinque piani opzionali, la dedizione raggiunge livelli feticistici.
Peculiarità migliorata rispetto al primo episodio è la possibilità (più un obbligo, se si vuole progredire e non diventare scemi) di disegnare col pennino sul touch screen la mappa di ogni piano del dungeon mentre lo si attraversa, grazie ad un editor migliorato, così da avere dei saldi punti di riferimento. Si possono disegnare i muri e posizionare vari tipi di marker, così da sapere sempre dove sono le scale, le scorciatoie i punti dove raccogliere oggetti (ancora regolati dal ciclo giorno/notte). Indispensabile, in particolare, segnare dove si annidano i buoni vecchi F.O.E., dei mini boss in tutto e per tutto più che semplici nemici steroidati. Alcuni restano fermi al vostro passaggio, altri vi inseguono, altri ancora vi sorprendono. E’ ancora possibile combatterne più d’uno alla volta (alcune stanze sono colme di F.O.E.), e considerando che anche uno soltanto è in grado di decimarvi in pochi attimi, la difficoltà del gioco risulta molto elevata.
Ad ogni level up avremo un misero punticino assegnabile ad una delle abilità dei personaggi. Raggiunti determinati livelli se ne sbloccano altre. Non tutte le abilità sono utili e i punti a disposizione sono preziosissimi. Alla fine del gioco, molti utenti che hanno iniziato l’avventura con lo stesso roster di classi e personaggi potrebbero arrivare al termine con party diversissimi tra loro. EOIIHoL è dedicato a tutti coloro che hanno tempo e voglia d’esplorare e sperimentare, che non si tirano indietro all’ennesimo game over o alla prossima sfida, e che conquistano ogni singolo piano del gioco centimetro dopo centimetro con una perseveranza d’acciaio. Arrivare in cima è una grande soddisfazione. Tutti gli altri lo evitino come la peste. Via via, circolare.
Dragon Quest IV: Chapters of the Chosen
I soldi non crescono sugli alberi, deve essere il motto di Square Enix degli ultimi anni, e se si tratta di mungere lo si fa scegliendo più o meno con logica i titoli da sfruttare. Un remake di Final Fantasy VII pareva brutto e ci dobbiamo accontentare di Dragon Quest IV: Chapters of the Chosen (DS, ntsc/uc, ArtePiazza, Square Enix). Dopo gli ultimi episodi tornare indietro al quarto mi faceva presagire che l’avrei odiato, invece mi è discretamente piaciuto. DQIV per DS è un bel remake e brilla intenso sul portatilino. Tutto è colorato e dettagliato, curato con attenzione. Città e dungeon sono stati ricreati in un sapiente 3D spalmato su entrambi gli schermi, e la colorazione mantiene quel feeling retro-nostalgico dei tempi d’oro.
Perdonabili gli occasionali rallentamenti in certe città, dovuti alla carovana di personaggi che seguono l’Eroe. Gli sprite dei personaggi sono ben riusciti, quelli dei mostri hanno avuto un trattamento di favore. Invece di essere semplici immagini bidimensionali sono composti da più parti, sempre 2D, interconnesse tra loro in modo che fatte muovere a velocità diverse danno l’illusione di essere effettivamente in movimento, senza dover realizzare frame tra un’animazione chiave e l’altra. Ricorda molto la soluzione di Odin Sphere, ma in bassa definizione. DQIV è un gioco rimasto vecchio dentro. Si può salvare solo nelle apposite chiese dopo aver parlato con il prete ed essersi sorbiti la solita cantilena, ma non sulla mappa del mondo.
L’esplorazione è legata al completamento di numerose azioni passo per passo. Anche sapendo cosa fare e dove andare, se prima non si è parlato con la persona giusta che sblocca la catena di eventi successivi non si procede. Parlare con ogni NPC è assolutamente d’obbligo, in quanto non solo si ottengono dettagli extra sul luogo dove ci si trova ma anche su altri NPC, eventi, voci di corridoio ecc. Mancare un NPC potrebbe precludervi il proseguimento nell’avventura. Gli scontri casuali fanno il resto: sono molto frequenti (pur usando una particolare abilità di un certo personaggio per diminuirli), ma grazie al cielo fulminei nell’esecuzione. Peculiarità del gioco sono anche la presenza del ciclo giorno/notte funzionale all’avventura, e la particolare struttura della trama divisa in brevi capitoli iniziali, ognuno col/i suo/suoi protagonista/i, per poi proporre come ultimo il lungo capitolo dedicato all’Eroe di turno con la missione di salvare il mondo.
L’avventura è abbastanza longeva e piena di cose da scoprire, con pure un capitolo extra dopo la fine del gioco dove dare il meglio di sé nell’affrontare la nuova sfida. Un jrpg old school tirato molto a lucido, piuttosto accattivante e dotato pure di una piacevole colonna sonora.






















