Ma che ve lo dico a fare? – Parte 2
Seconda parte di “Ma che ve lo dico a fare?” della rubrica 1493 di Simone Tagliaferri.
Dark Void Zero (Capcom)
http://www.darkvoidgame.com/

Naturalmente, un manoscritto. O, meglio, il codice di un videogioco mai pubblicato per il vecchio NES. Gli sviluppatori di Dark Void Zero copiano una tecnica letteraria condivisa da molti grandi autori per presentare il loro prodotto, venduto per diversi sistemi al prezzo di un paio di cappuccini con cornetto, affidandosi all’espediente della cartuccia ritrovata.
Pensato come prodotto d’appoggio a Dark Void, la versione Zero, rigorosamente presentato in un 2D stile 8 bit, ha ottenuto lo strano risultato di oscurare la fama del fratello maggiore pur essendo tecnologicamente inferiore. Potremmo metterci a cercare motivazioni nel fascino che i vecchi titoli ancora esercitano sui vecchi giocatori o il perchè Dark Void (quello 3D) faccia veramente schifo ai cammelli senza gobbe.
Personalmente ritengo importante il fattore tempo a disposizione (ma non voglio che lo prendiate come una regola; è solo un appunto personale): Dark Void Zero si finisce in un’ora, offre una sfida difficile ma abbordabile ed è rigiocabile più volte essendo un titolo nel quale conta soprattutto l’abilità. Mettiamoci anche l’effetto nostalgia del vedersi ripiombare indietro di qualche lustro e capirete perché siamo in molti a vedere di buon occhio operazioni del genere, che forse non aggiungono nulla al mondo dei videogiochi (in fondo Dark Void Zero è un platform con jetpack in cui bisogna esplorare i tre livelli che lo compongono alla ricerca di pulsanti da premere e mostri da uccidere), ma che non pretendono nulla e che, quindi, non vanno a incanalarsi nell’odioso discorso di magnificazione tecnologica che accompagna l’uscita di tutti i titoli maggiori, pur provenendo da un publisher mainstream come Capcom.
A pensarci bene a piacere è anche la dimensione ‘umana’ dell’intera produzione e la maggiore libertà realizzativa che ne consegue a livello ideale (che è anche una forma di libertà mentale per il giocatore, non stressato dalla necessità dell’evento), tanto da renderlo qualcosa di estemporaneo, anche se non originale, in un panorama stantio e asfittico come quello dei videogiochi tripla A.
Fortix (Nemesys Team Studio)
http://www.fortix-game.com/
La fonte d’ispirazione è Qix, un vecchio coin op in cui bisogna disegnare dei rettangoli riempiendo una certa percentuale dello schermo. Fortix eredita le stesse meccaniche di gioco, ma apporta qualche novità significativa.
In primo luogo non bisogna chiudere indistintamente tutta l’area dello schermo, ma solo le zone con le fortezze da conquistare. In secondo luogo l’ambientazione è fantasy, ci sono dei draghi, ci sono delle torrette che proteggono le fortezze, ci sono delle balliste che possono distruggere le torrette previa attivazione, ci sono vari effetti speciali da raccogliere circondando un’icona a forma di pentacolo e c’è un boss finale. Stupiti? Per niente? Vi capisco, ma è bello, soprattutto se lo si considera una specie di aperitivo, buono per partite veloci da pochi minuti.
Fondamentalmente è un passatempo vecchio stampo che non sconvolge ma che funziona alla grande, e tanto basta per consigliarlo. Oltretutto costa pochi sporchi euro e non compromette le facoltà amatorie… e poi si gioca con una mano sola, quindi potete continuare a masturbarvi tranquillamente con il vostro film porno preferito. Vi serve altro per non snobbarlo? Dai, quello delle pippe dovrebbe essere il movente giusto.
Siete cattolici praticanti e non vi masturbate se non in presenza di minori? Beh, pensate a quante cose potreste fare con una mano libera: salutare un piccione che si è schiantato sulla vostra finestra, dare pugni alla sorellina trentenne che sta facendo un pompino al vostro compagno di classe, oppure toccare le tette alla vostra ragazza incazzata perché sono ore che giocate. Se sentite queste esigenze battere continuamente alla porta del vostro cuore inaridito, Fortix è il gioco che fa per voi.






















