Ma che ve lo dico a fare? – Parte 1
Purtroppo neanche il porco virus ha distrutto il genere umano (ma ha riempito i magazzini di vaccini inutili) e quindi anche questo mese vi confermiamo la scrittura di questa rubrica, utile come una cintura di castità in un film porno, ma non altrettanto stimolante dal punto di vista intellettuale. Il Nintendo DS giace inutilizzato da settimane e un po’ sono depresso. L’ho acquistato pieno di speranze e a distanza di tre anni è ormai un oggetto inutile e inerte, ammazzato dalla pirateria e dalla stupidità degli utenti, che si lamentano per la qualità dei giochi che scaricano e non comprano.
Si lamentano perché ormai vengono prodotti solo giochetti per bambine o puzzle game scemi… Mai preso in considerazione il fatto che vendano più degli altri? Il Nintendo DS è uno dei pochi casi di console i cui primi anni di vita sono stati migliori degli ultimi (l’altro caso clinico è la PSP, i cui titoli interessanti in uscita nei prossimi mesi si contano sulle dita della mano di una scorreggia).
Il suo tramonto è vicino, accelerato dal crollo nelle vendite avvenuto nel 2009 e dall’annuncio di una nuova console portatile di Nintendo che avverrà durante l’E3 2010. I videogiocatori vivono da sempre nel 1493, ovvero sono convinti che l’anno nuovo sarà migliore del vecchio, mentre è solo un anno inutile che ne segue uno in cui la rivoluzione c’è stata, ma non se n’è accorto nessuno. Collegate tutti i puntini e avrete una figura che non ha nessun significato apparente.
Saira (Niffla’s Games)
http://nifflas.ni2.se/index.php?page=Saira
Saira è un videogioco sull’esplorazione solitaria. L’autore, Nifflas, è specializzato nella creazione di mondi piccoli e affascinanti che si offrono alla contemplazione ammirata grazie alla loro essenzialità e alla capacità di evocare atmosfere pregnanti con pochi mezzi. La sua poetica riguarda la solitudine del videogiocatore, sperduto in ambienti ostili ma affascinanti, come accadeva nei suoi due capolavori freeware, i Knytt, dei quali Saira è il seguito ideale.
Dove sono finiti tutti? La protagonista è rimasta sola e deve esplorare l’universo alla ricerca del motivo della fine del genere umano. Dalla sua ha un’agilità invidiabile che le consente di spiccare balzi incredibili e di arrampicarsi sulle pareti. Qua e là sparsi per i diversi pianeti ci sono dei terminali, ognuno con un puzzle da risolvere per andare avanti. In caso si scoprano indizi, è possibile fotografarli per tenerne traccia, creando una specie di taccuino visivo.
Le ambientazioni sono piuttosto ingegnose e tendono a sfidare continuamente il giocatore, portandolo a spingere al limite il sistema di controllo per realizzare evoluzioni apparentemente impossibili. Gli stessi mini giochi dei terminali possono raggiungere livelli di difficoltà elevatissimi e sono abbastanza vari, anche se in alcuni casi finiscono per distrarre dalla fase esplorativa e spezzano troppo l’atmosfera.
Saira è indubbiamente un bel gioco, ma paga il prezzo di essere meno compiuto rispetto ai Knytt, soprattutto dal punto di vista artistico. Sono proprio le aggiunte e alcune specificazioni a renderlo meno affascinante, privandolo di quell’indeterminatezza che lo avrebbe reso grande. Dare un nome alle cose le priva del mistero che le avvicina all’essenza del divino.






















