Splinter Cell: ma siamo proprio Conviction?

27 apr 2010 di

L’antro atomico del Dottor Manhattan

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Parliamo di Videogiochi vi presenta il meglio de L’antro Atomico del Dr. Manhattan. Tutti gli articoli di questa serie sono stati sgraffignati dal blog personale di Alessandro Apreda. Durante il processo di cut & paste, nessuna clausola contrattuale è stata maltrattata.

Da un paio di giorni, una copia review di Splinter Cell Conviction scorazza per la redazione indisturbata. Dunque, ci sta Sam Fisher che all’inizio è a Malta e tira giù la gente dalle finestre e fa casino in un mercatino e a un tizio gli spacca la testa sui lavandini, sullo specchio, sul cesso, là dove si annidano i nemici dell’igiene. Nel mentre, sulle pareti del bagno scorrono per un qualche motivo le immagini della corazzata Potemkin. Sui muri della capitale maltese e sulle sue strade e sulle facciate dei palazzi e sulle bancarelle del mercato e un po’ dappertutto ci stanno invece le scritte che ti dicono quello che devi fare. Tipo: salta. Tipo: sali di qui. Tipo: vai così. Scritte fatte col gesso bianco. Come al Giro d’Italia [...]

Andrà detto a questo punto che Conviction è un gioco stealth quanto la Montalcini è una playmate del mese. Quella che era nata come una serie di uno stealth talmente spinto che passavi le ore vedendo del protagonista solo le lucine da albero di natale sulla schiena, spegnendo ogni luce e prendendo a sassate ogni lampione come un vampiro fotofobico, si è trasformata negli anni in una roba sempre più action, sempre più azione vandamma bellaraga. Potremmo dire che il tasso di fattore sotterfugio è diventato negli anni una variabile inversamente proporzionale al numero di capelli bianchi sulla capa di Fisher. Più questi erano resi sempre meno canuti dall’uso intensivo di colorante per uomo Grecian 5, più l’approccio silenzioso scivolava via via in secondultimo piano.

Così qui corri da una parte all’altra prendendo tutti a cartelle, che fai essenzialmente prima. C’è il flashbacco delle piccole occasioni, poi ti catturano, ti incaprettano e ti legano a una sedia per saccagnarti di mazzate, ma c’è la solita scena vive la resistance della talpa che ti aiuta a far fuori tutti e poi dice oh, Sam, rifilami qualche cazzotto per rendere il tutto più credibile. Ma siccome la talpa è una donna e Fisher un galantuomo d’altri tempi, ci rifila subito con piacere una serie di pugni, tah diretti. A lei comunque ci piace, che ci regala pure le chiavi della macchina.

Splinter Cell Convinction

Bentornato Fisher. Per andartene fuori dai coglioni segui le scritte sui muri. No, non quella Forza Saronni. Le altre.

Poi c’è quest’altro flashbacco nella guerra in Iraq e guidi uno che non sembra proprio Sam Fisher e infatti non lo è. Dopo sei in un lunapark e devi seguire come un maniaco certi tizi che sono forse dei terroristi o forse no che come al solito in questi giochi di Tom Clancy non si capisce una fava. Allora li segui in un posto buio e ci fai la festa ma senza farti vedere dalla folla di frequentatori del lunapark che se no la gente si potrebbe impressionare ed è subito gheimover. Che l’omosessualità maschile è ancora un argomento un po’ taboo, tranne che nei programmi di Barbaradurso.

Quindi ci sarebbero delle altre robe tipo Sam che si arrampica sui tubi di una centrale e fa un giro pazzesco per entrare invece di usare la porta come tutti i cristiani, ma a quel punto si è verificato il bug più cosmico dell’ultima generazione. Che la parte inferiore del corpo dell’agente speciale senza famiglia come Remì si è incastrata in uno scatolone e te ne sei andato in giro per un po’ con una scatola delle banane Chiquita al posto delle gambe e poi è scomparso lo scenario e Fisher si spostava pur senza muoversi sul cielo notturno dello sfondo con il mare in lontananza e se a quel punto qualcuno in redazione avesse intonato quella canzone che fa in tutti i luoghi in tutti i laghi in tutto il mondo l’universo l’universo l’universo ci sarebbe stata davvero benissimo, guarda.

Ma nessuno ha avuto la forza di dire niente, e si sentiva solo un silenzio assordante.

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