Terra Bruciata – 1

29 mar 2010 di

Una rubrica horror sullo scrivere di videogiochi

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L’odio è un sentimento nobile: parafrasando Grunt, i confini del giornalismo videoludico dipendono solo dalla gittata delle armi a nostra disposizione. Indossando i panni che più mi si addicono (quelli di maestrina scassa palle) mi accingo quindi a inaugurare la prima rubrica al mondo che può esploderti in mano.

Terra Bruciata sarà il divertito occhio di Sauron che scruta l’apocalisse culturale che il giornalismo videoludico sta attraversando a causa del web, ma anche gli abissi da cui quel giornalismo trae la sua forza: voi, amici da casa, con le vostre manine paffutelle e piene di dita. Perché se i “professionisti” violentano muri virtuali con frasi sgrammaticate e processi logico-sintattici che non stanno in piedi, quelli dall’altra parte dello schermo sono messi pure peggio. Una piccola nota a margine: le fonti non saranno citate per ovvi motivi, ma un minimo di manualità con un motore di ricerca aiuterà certamente i più curiosi.

Terra Bruciata, l’unica rubrica che vi racconta quello che non volevate sapere sui videogiocatori.

Visto che le disgrazie lessicali affliggono noi come gli altri, aprirei questo primo appuntamento con l’analisi di un commento lasciato sulla nostra pagina Facebook in relazione al bug dell’anno bisestile che ha recentemente colpito alcuni modelli di PS3:

“IL PUNTO è KE SE L’ACCENDI COME HO FATTO IO, NN CI PUOI GIOKARE!!! e ke cazzo c fai se nn c puoi gikare?? i film me li gurdo su sky mica sulla pla3!!!ecco altri punti persi ….. già l’accendevo una volta al mese….ora propio più!!! [...] Si ma guarda il caso PROPIO OGGI KE VOLEVO ACCENDERLA!!! ke tempismo di cacca no?? la mia xbox360 diventa sempre piu la mia freferita(e nn ke c’è mai stati storia)”

Ogni persona con un minimo di rispetto per gli altri esseri umani sa bene che scrivere con le K è più o meno come pisciarsi sulle dita prima di stringere la mano a qualcuno, o baciare una ragazza dopo aver leccato un gatto morto. Il dramma di queste due frasi (ci siamo presi la libertà di unirle in un capolavoro senza tempo) è che le K al posto delle C sono effettivamente l’escamotage linguistico più riuscito dell’intero periodo. Al di là di una completa noncuranza della netiquette internettiana (scrivere in maiuscolo è roba da primi anni novanta, o da seconda elementare), spiccano cinque differenti tipi di abbreviazioni (fra cui la combo mortale “nn c”), cinque maiuscole mancate, un uso criminale di punti esclamativi, spelling sbagliati e pure la mia parola “freferita” per questo 2010 appena iniziato. Venti errori in cinque righe e non sentirli.

Passando ad altro, alcune settimane fa cercavo un parere su Fairytale Fights. La versione dimostrativa sul Live consisteva in un’ermetica rissa nel vuoto siderale, e lo svantaggio che si ha nel frequentare giocatori di vecchia data è che in questi casi non sanno aiutarti, visto che quasi nessuno di loro compra giochi brutti di proposito. Indeciso sul da farsi e con il cuore ricolmo di gioia e speranza, mi sono affidato a Google come il peggiore dei n00b. Una delle prime recensioni che mi sono capitate sottomano riportava un paio di passaggi spettacolari. Il primo:

In questo mondo delle fiabe alternativo, i cosiddetti “buoni”, sono quelli che picchiano spaccano e uccidono a badilate in faccia…non solo facendo male ma tagliuzzando letteralmente gli avversari con vari oggetti di offesa che possono essere armi bianche (asce, forconi, mazze, pezzi di legno etc) o armi da fuoco (pistole o fucili). Fairytale Fights è un platform a livelli che viene nutrito in buona sostanza anche dal genere dei classici picchiaduro a scorrimento che tanto impazzavano nelle sale giochi degli anni 80.

Prima di tutto, amico scrittore, se i buoni ti uccidono a badilate in faccia, non ti “tagliuzzano” con pistole e fucili. Al massimo, appunto, ti scavano il grugno con un badile. Dopodiché, i platform non sono pesci rossi e non si nutrono di niente, al massimo si “ispirano” a un genere che impazzaVA, perché il soggetto (scelto da te, eh, mica da me) è “genere” e non “picchiaduro a scorrimento” Alle medie, giuro, non ho mai fatto i compiti di grammatica, eppure questi concetti basilari in qualche modo non mi sono sfuggiti.

Il secondo paragrafo, non consequenziale al primo, è pure meglio:

All’inizio si parte dunque da un area protetta di nome Taleville dove sarà possibile scegliere il personaggio di cui prenderemo le sembianze e la missione da svolgere ma, andando in giro per questo villaggio, potremo anche settare il gioco nei comandi o nell’audio/video. L’idea dello schema aperto per le varie scelte non è male e non è la prima volta che mi capita di vederlo in un videogioco, qui purtroppo, benché la rappresentazione grafica è assai curata, risulta un tantino confusionario e non si sa bene che strada scegliere – questione di momenti perché prendendoci la mano tutto passa dopo una decina anche meno di minuti.

Intanto “da un’area” si scrive con l’apostrofo. Ma passi, questa cosa la sbaglio pure io, specialmente dopo un litro di vodka. Il problema vero della prima frase è che l’ho dovuta rileggere tre volte per capire il senso del “ma” e della virgola dopo lo “svolgere”, visto che non c’è contrapposizione (o intento limitativo) fra la prima e la seconda frase. Se proprio uno volesse usare una congiunzione al posto di un punto, la migliore sarebbe “e”. Io comunque consiglio che qualcuno mozzi le mani all’autore e lo butti in un fosso, come suggerito dal sempre gentile Fulgenzio (veterano di TFP e ospite di RingCast 34) nei riguardi di un critico cinematografico a suo parere particolarmente capace.

Ma non divaghiamo. Proseguendo nel pezzo si legge “idea di schema aperto”, e qui non so se intenderlo nell’accezione di “rappresentazione semplificata di qualcosa” o semplicemente come sinonimo di “livello”. Forse non è nemmeno sbagliato, a me comunque fa venire in mente le estati al mare della mia gioventù, dove rompipalle con la sigaretta in bocca ti approcciavano in sala giochi con un: “Se non sei capace lo schema te lo passo io”.

Lo zenith del paragrafo viene però raggiunto da un congiuntivo cannato e da un’espressione che Umberto Eco punirebbe con la lettura obbligatoria di libri dalle pagine avvelenate, cioè “una decina anche meno di minuti”. Basta che ti decidi, amico recensore, stai scrivendo o stai parlando?

Chiudiamo questa rubrica ribollente di fiele con una buona notizia da un altro importante settore del giornalismo italiano. Per migliorare la qualità dei propri articoli online, Repubblica.it ha da poco promosso una nuova politica che prevede la fucilazione di stagisti inetti con l’introduzione di scimmie urlatrici il cui compito sarà schiacciare tasti a caso sulla tastiera. Vittorio Zucconi ha rassicurato i lettori dichiarando che “l’obiettivo che ci siamo posti è di dimezzare gli errori di battitura”

Da Repubblica.it del 4 Marzo:

Il centrodestra insorge: “In piazza a Roma”
E Napolitano si irrita: “Che pasticco!”

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  • http://smeraldo.tumblr.com/ Luca Smeraldo

    Grande Tommy, come maestrina sei proprio cattiva!